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8 Agosto Ago 2018 1856 08 agosto 2018

Emanciparsi dal velo con lo smartphone: la protesta delle iraniane

Video col telefonino per denunciare gli abusi della polizia che vigila sui costumi islamici. La contestazione viaggia sui social col l'hashtag #MyCameraIsMyWeapon.

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Iran Protesta Velo Smartphone

Le donne iraniane e lo smartphone come arma di protesta e liberazione. #MyCameraIsMyWeapon (la mia videocamera è la mia arma) è l’hashtag lanciato sui social lo scorso da Masih Alinejad, fondatrice della campagna #WhiteWednesdays (mercoledì bianchi) in cui si invitano le utenti a filmare tutti momenti della vita quotidiana in cui vengono molestate o fermate perché non portano il velo.

GLI ABUSI DELLA POLIZIA CHE PRESERVA I COSTUMI

In Iran, infatti, vigila una polizia che preserva i costumi e con la promessa di mantenere l’ordine pubblico provvede può arrivare ad arrestare le donne che perché danzano, perché i capelli escono dal velo o perché sono uscite di casa senza un uomo. E l'obiettivo della campagna è denunciarne questi abusi.

«La sola preoccupazione del governo», spiega la didascalia di uno dei video, «sembra essere quella del velo delle donne nonostante la crisi economica del Paese. La gente scende in piazza per avere migliori condizioni di vita e lo stato investe nella polizia che controlla costumi e moralità».

In uno dei primi video pubblicati una donna viene definita «animale» dalla polizia perché aveva il velo sistemato male. Nel video viene anche tenuta stretta e gettata a terra da un poliziotto. Ci sono video girati nei bus, sulle auto, in luoghi pubblici.

DAL CARCERE ALL'ESILIO A LONDRA: LA BATTAGLIA DI MASIH ALINEJAD

Masih Alinejad vive in esilio a Londra dopo essere stata in carcere in Iran. Aveva «troppi capelli e troppa voce per una donna secondo le autorità iraniane», ora combatte la sua battaglia social in particolare contro l’obbligo del velo, la prima lotta per la libertà delle iraniane.

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