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3 Agosto Ago 2018 1837 03 agosto 2018

Perché il calcio femminile ha deciso di scioperare

Club e giocatrici annunciano «un'astensione dalle attività ufficiali, se non verrà rivista la posizione che ha riportato la serie A e B femminile sotto l’egida della Lega Nazionale Dilettanti».

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Calcio Femminile Sciopero

L’annuncio è arrivato il 2 agosto 2018 con una anticipazione del sito Calciodonne.it: giocatrici e club non ci stanno e hanno proclamato all’unanimità una «astensione dalle attività ufficiali, se non verrà rivista la posizione che ha riportato la serie A e B femminile sotto l’egida della Lega Nazionale Dilettanti (LND)». Proviamo a riassumere la questione. Da anni, almeno cinque direi, le richieste delle calciatrici affinché i campionati di vertice fossero gestiti nuovamente dalla Federazione Giuoco Calcio (FIGC), si sono fatte sempre più pressanti. La voglia di un vero salto di qualità e l’eliminazione del vincolo sportivo, l’orripilante e anticostituzionale 'cartellino' ossia il diritto della società che per prima ha tesserato un'atleta di poterne disporre anche con prestiti ad altri club o vendite a titolo oneroso, erano state anche al centro di una prima minaccia di sciopero nel 2015, poi rientrata. Da allora, però, quasi nessun cambiamento, tranne un aumento di interesse dell’opinione pubblica, grazie ai risultati delle Azzurrine prima e delle Azzurre dopo, e il saggiao obbligo per le squadre professionistiche maschili di avere un settore femminile. Poi il 3 maggio un 'colpo di mano' formale del Commissario FIGC, Roberto Fabbricini, che, avvalendosi delle facoltà a lui conferite, deliberò il passaggio della A e B sotto l’égida della Federcalcio, togliendolo alla LND cui rimaneva la gestione della 'base', ossia dei campionati minori. Tutto risolto? Assolutamente no, anzi. La reazione della Lega Nazionale Dilettanti si è fatta sentire imperiosa e a colpi di carte bollate, anche perché, come ha più volte lamentato il presidente Cosimo Sibilia, la vicenda è sembrata un'intollerabile imposizione dall’alto. Il successivo accoglimento del ricorso da parte del giudice federale condanna le donne ad essere eterne dilettanti.

UN INCONTRO STORICO

A scuotere la situazione, però, ci ha pensato una riunione che, per la prima volta nella storia del calcio femminile, ha visto uniti club di serie A e B e giocatrici. Che, come dicevamo, giovedì 2 agosto si sono incontrati a Milano. C'erano tutti. Anche allenatori, allenatrici e sindacati di riferimento (AIC e AIAC). Seppur con qualche preoccupazione, il ritrovo ha prodotto una decisione pesante: il settore entra in uno sciopero a oltranza. Il motivo, chiarito in un comunicato di poche parole, parla di «ferma volontà di far crescere il calcio femminile». Cosa ritenuta evidentemente impossibile se i campionati di alto livello rimangono sotto la Lega Dilettanti. L’attesa è ora per la decisione del Collegio di Garanzia del Coni che potrebbe ripristinare la competenza della Figc. Una decisione su cui servirebbe avere risposte in fretta, vista l’imminenza della prima gara ufficiale prevista per il 25 agosto e il danno immagine che il settore sta subendo da questa contesa che pare più di potere che non di sostanza.

COSA VOGLIONO LE CALCIATRICI

Ma perché le atlete e ora anche i Club tengono tanto a questo passaggio? Chiariamo intanto che tornare alla Federcalcio non vorrebbe affatto dire un approdo delle giocatrici al professionismo. Questo problema, sollevato in solitudine da 18 anni da Assist Associazione Nazionale Atlete, va affrontato nell’ambito di una più complicata e urgente riforma della legge 91 del 1981 sul tema. Ma è innegabile che riportare l’eccellenza del calcio femminile sotto chi gestisce tutto il movimento Azzurro e i campionati apicali del calcio italiano dia migliori garanzie. La necessità di maggiori investimenti, non solo a sostegno dei club, ma anche per strategie di comunicazione e immagine per tutto il movimento, per i grandi eventi, per le top players capaci di fare da traino alle giovanissime, sono elementi fondamentali per la crescita del settore in Italia. Lo stesso si dica per la prospettiva di creare maggiori tutele (vedi rispetto dei contratti…ops...scritture private, certo), il rispetto degli standard organizzativi delle gare, il miglioramento delle strutture societarie. Tutto questo è possibile se a fare da 'ombrello' c’è un soggetto, la LND, che per sua stessa natura si occupa dello sport 'per diletto'? Secondo me, ma soprattutto secondo le atlete, no. Visto che sono loro le vere protagoniste del calcio donne e visto che la loro voce è stata troppo spesso inascoltata, non credete, uomini della politica calcistica italiana, che sia arrivato il momento di accogliere le loro richieste? Oltretutto non pensate sia il caso di risparmiarci una prova di forza nei tribunali sportivi e pensare solo al bene di una disciplina con così tante potenzialità e un Mondiale alle porte? La risposta è solo una: si.

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