2 Agosto Ago 2018 0830 02 agosto 2018

Strage di Bologna, in ricordo di Maria e Angela Fresu

Quel 2 agosto 1980 mamma e figlia si trovavano nella sala d'attesa della Stazione. Furono uccise da 23 chili di tritolo con altre 83 persone. Per non dimenticarle. 

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Strage Bologna Maria Fresu

Doveva essere un gran caldo quel sabato mattina a Bologna. Maria era con la figlia Angela di appena 3 anni e le amiche Silvana e Verdiana nella sala d'aspetto della stazione dei treni. Doveva fare veramente un gran caldo. Per questo Maria si era alzata, forse per andare a comprare una bottiglietta d'acqua per la piccola. O forse solo per prendere un fiato d'aria. Magari stava sorridendo Maria, perché ancora un poco di pazienza e finalmente sarebbero partite per la vacanza sul lago di Garda. La vita per lei non era stata semplicissima. Era nata 24 anni prima a Nughedu San Nicolò, in provincia di Sassari, ma era stata costretta a lasciare la sua Sardegna per cercare lavoro, come tanti facevano e fanno ancora. Così era arrivata in Toscana, a Empoli, dove aveva trovato posto come operaia in una fabbrica di confezioni. Quel giorno però aveva il sapore della festa: ancora poco, poco davvero, e si sarebbe potuta concedere con la figlioletta e le amiche qualche giorno di sole e bagni.

L'INFERNO SCOPPIÒ ALLE 10 E 25 DEL 2 AGOSTO 1980

Alle 10 e 25 del 2 agosto 1980 Maria era lì, in piedi, accanto alle sue amiche e alla sua bimba quando scoppiò la bomba: 23 chili di tritolo nascosti in una sala d'aspetto rumorosa e piena di persone alla vigilia delle vacanze. Morirono in 85 quella maledetta mattina di caldo e afa. Altri 200 furono i feriti. Questo il bilancio di quella che il presidente della Repubblica Sandro Pertini in lacrime definì «l'impresa più criminale» che fosse avvenuta in Italia. In quell'inferno di sangue, corpi dilaniati, urla e polvere la piccola Angela - la più giovane vittima di quell'eccidio - e Verdiana morirono sul colpo. Silvana miracolosamente si salvò. «Mi ricordo tutto. Tutto», raccontò in una intervista a Repubblica la sopravvissuta. «Eravamo sedute tutte assieme. Maria no, era in piedi lì accanto. Mi ricordo il boato. Un grande boato. Ho chiamato Verdiana. Non mi ha risposto. Sono svenuta. Poi mi sono risvegliata sotto le macerie. E ho visto Verdiana e la bambina, Angela. Erano di spalle. Non si muovevano. Verdiana forse aveva provato a proteggerla con il suo corpo. Maria non c'era più. Ho strillato, ho chiamato i soccorsi. "Aiutate le mie amiche..."».

La foto di Angela Fresu, 3 anni, la più giovane vittima della strage di Bologna.

IL MISTERO DI QUEL CORPO DISINTEGRATO

Maria Fresu, questo era il suo cognome, non c'era più. Dissolta, polverizzata. Venne data addirittura per dispersa. Il suo nome però non compariva né nella lista delle vittime né in quella dei feriti. Il suo corpo è stato «disintegrato», disse il padre Salvatore intervistato dall'Unione Sarda poco dopo la strage. Quella giovane mamma era stata cancellata per sempre. Alcuni mesi dopo, a dicembre, un brandello di carne venne trovato sotto un treno diretto a Basilea, in Svizzera. Alcune perizie confermarono che apparteneva a Maria. Un lembo facciale era tutto quello che restava di lei. La versione fu poi smentita da successive inchieste giornalistiche e messa in dubbio da altri esperti.

BOLOGNA COME UNA MADRE SI STRINSE ATTORNO ALLE VITTIME

Quel sabato di sole e di caldo tutta Bologna si strinse attorno alle sue vittime. La grassa e la dotta, la città dell'Alma Mater, proprio come una madre si diede da fare, con coraggio. Rimboccandosi le maniche con gli occhi asciutti, consapevole che le lacrime e la disperazione erano un lusso che in quelle ore concitate non poteva permettersi. «La città mise da parte tutte le differenze per dare una risposta a ciò che era accaduto», ha raccontato a Lettera43.it Agide Melloni che con il suo autobus, il 37, per l'intera giornata trasportò le vittime all'obitorio, lasciando che le ambulanze raccogliessero chi aveva ancora una speranza. «Davanti a una tragedia del genere hai due possibilità: o ti tiri indietro o fai quello che puoi. E io ho fatto il mio mestiere».

«IL NOME DI MARIA CONTINUA A SCOPPIARE»

La piccola Angela oggi avrebbe l'età di chi scrive. Chissà che donna sarebbe diventata, di cosa avrebbe avuto paura, di chi si sarebbe innamorata. Di sua madre, una giovane donna coraggiosa, non è rimasto nemmemo un corpo su cui piangere. Restano però i versi che il poeta trevigiano Andrea Zanzotto le ha dedicato sei anni dopo la strage. «E il nome di Maria Fresu/continua a scoppiare/all’ora dei pranzi/in ogni casseruola/in ogni pentola/in ogni boccone/in ogni rutto – scoppiato e disseminato – in milioni di dimenticanze/di comi/bburp».

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