29 Luglio Lug 2018 0700 29 luglio 2018

National Lipstick Day: cinque cose da sapere sulla Storia del rossetto

Truccarsi le labbra non è una cosa da poco: lo sanno gli Stati Uniti, che hanno una festa dedicata. Ma lo sapevano anche Winston Churchill, la regina Elisabetta e le sufragette di inizio secolo.

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Matt, glossy, long lasting e via discorrendo: per parlare di rossetto in modo credibile potrebbe essere utile avere di fianco un dizionario. Quando chiediamo aiuto a una commessa per scegliere quello che fa per noi siamo bombardate da mille informazioni su come applicarlo senza sbavature e rimuoverlo a fine serata, ma in verità sul trucco labbra per eccellenza ci sono moltissime altre cose da sapere. Le più interessanti, raccolte in occasione dell'americano National Lipstick Day, che ricorre ogni estate il 29 luglio.

UNA LUNGA STORIA D'AMORE

Quando si parla di donne, rossetto e, più in generale, beauty, si rischia sempre di finire in un calderone confuso di giudizi superficiali. Dedicare più di dieci minuti al make up viene spesso bollato come un atteggiamento stupido, vanitoso e figlio di una società maschilista (ne sa qualcosa Zadie Smith che si è imposta di non passare più di un quarto d'ora davanti allo specchio), ma allo stesso tempo viene anche visto come un modo per espreimere la propria personalità e unicità. Truccarsi ha assunto nelle diverse epoche diversi significati, ma dovremmo essere tutti d'accordo sul fatto che chiunque voglia farlo dovrebbe sentirsi libero di. Quella con il rossetto, in particolare, è una delle relazioni più lunghe: gli antenati dei nostri lip-gloss risalgono ai Sumeri, per la precisione al 2800 a.c.. A quel tempo, la principessa Shub-ad fu sepolta insieme ai suoi averi, fra cui una scatolina d'oro contenente una pasta fatta di polvere rossa, olio di sesamo ed essenza di rosa che si applicava con un pennello. Furono poi gli egizi a proseguire la tradizione del trucco labbra, utilizzando per le tinte i gusci dei coleotteri. I primi esperimenti di questo tipo, per quanto affascinanti, avevano anche risvolti tossici: negli impasti veniva spesso usata la biacca, che vi rimase fino ai tempi della regina Elisabetta.

IL ROSSETTO AFFARE DI STATO

Come dicevamo, in ogni epoca, ai piani alti come a quelli bassi, si è sempre discusso di quello che le donne potevano, o meno, mettere sulle proprie labbre. La storia del rossetto, seguendo quella del genere umano, ha così collezionato tutta una serie di alti e bassi. Se al tempo dei romani il trucco labbra era utilizzato come un'indicatore sociale per definire il proprio rango e classe, ed erano soliti indossarlo anche gli uomini, durante il Medioevo fu messo al bando perché espressione di lascivia e peccato. Lo riaccolse a corte e gli ridiede dignità la regina Elisabetta, che amava il contrasto fra la propria carnagione chiara e il colore vermiglio della bocca. Non dello stesso avviso, qualche secolo più tardi, la sua collega Vittoria, che invece lo dichiarò di nuovo nemico numero uno del pudore: durante il suo regno era severamente vietato sfoggiare sorrisi più vistosi del previsto. Per capire quanto il rossetto sia stato sempre oggetto di discordia, basti però pensare che George Washington, primo Presidente degli Stati Uniti era solito indossarlo, e che Winston Churchill, con buona pace della regina Vittoria, decise che fosse l'unico prodotto di bellezza a non dover essere razionato durante la Seconda Guerra Mondiale.

ELIZABETH ARDEN E LE SUFFRAGETTE

Nel 1912, mentre sfilavano per la Quinta Strada manifestando il proprio dissenso, le suffragette di New York trovarono in Elizabeth Arden un'alleata e nei suoi rossetti un orgoglioso segno di riconoscimento. La Arden, che fondò quello che sarebbe poi diventato un impero della cosmesi, aveva aperto il suo primo negozio proprio nella strada più famosa della Grande Mela. Oltre a essere un salone di bellezza, divenne anche un punto di riferimento durante le marce per i diritti delle donne: a quelle che passavano davanti alla sua porta la canadese decise di regalare il suo Everyday Lipstick, che divenne ben presto uno dei simbolo delle attiviste. In un'epoca in cui il trucco, soprattutto se visibile perché rosso scarlatto, era ancora considerato una vergogna e uno stigma sociale, sfoggiarlo per strada divenne un ulteriore atto di liberazione e indipendenza. Seguendo il percorso iniziato dalla propria fondatrice, la compagnia ha lanciato nel marzo 2018 una collaborazione con UN Women grazie a cui tutti i ricavi realizzati dalla vendita della linea Red Door Red sono stati devoluti in progetti per la parità di genere.

I ROSSETTI ICONA

Una volta sdoganato, il rossetto è diventato nei decenni un vero e proprio oggetto di culto, attorno a cui le case di moda e cosmesi hanno fatto a gara per creare l'altare più bello. Ben presto alcune linee e gradazioni di colore si sono fatte iconiche, spesso grazie a testimonial di eccellenza. Fra le prime, è sicuramente da ricordare la collaborazione fra Revlon e l'artista Tamara De Lempicka, negli Anni '30. La Lempicka, famosa proprio per le sue donne dalle labbra scarlatte e lo sguardo malinconico, fu coinvolta per creare una nuova nuance da mettere in commercio. Firmato Revlon era anche il trucco labbra di Audrey Hepburn in Colazione da Tiffany, mentre Marylin Monroe preferiva per i suoi film Guerlain e Elizabeth Arden. Altrettanto famosi sono poi Rouge Dior, Passion n. 14 di Chanel e il Russian Red di Mac, che Madonna usò per tutto il suo tour del 1985.

IL LIPSTICK INDEX

Una curiosità legata al mondo del make up come a quello dell'economia è invece il 'lipstick index', letteralmente 'indice rossetto'. Nel 2001, Leonard Lauder, presidente del colosso Estée Lauder, vide una correlazione fra le vendite di gloss e tinte per le labbre e i diversi momenti di crisi e recessione. Lauder legava l'aumento di simili acquisti ai periodi più bui di economia e finanza, come il crollo della Borsa del '29 o l'incertezza dei mercati dopo l'attacco alle Torri Gemelle. La spiegazione della sua teroia sarebbe tutta psicologica: quando non ci si può permettere di aspirare ad acquisti più consistenti (scarpe o abiti) si cerca di compensare ricorrendo più frequentemente a spese contenute e 'di piccola taglia', come quelle per rossetti e prodotti legati al mondo beauty. C'è da dire che, fra gli esperti, il 'lipstick index' ha anche diversi detrattori: non ci sarebbero infatti evidenze certe della correlazione fra i due fenomeni. Il rossetto rosso viene però ormai comunemente citato fra gli indicatori più inusuali con cui si cerca di capire la salute degli affari globali. Per chi si ostina a classificarlo come 'una cosa da donne'.

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