27 Luglio Lug 2018 1555 27 luglio 2018

Nuova Zelanda, permesso pagato per le vittime di violenza domestica

Approvata una legge che prevede dieci giorni di ferie retribuiti per permettere alle donne vittime di abusi di lasciare il partner e mettersi al sicuro. 

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Avanti anni luce rispetto a molti Paesi, mercoledì 25 luglio 2018 la Nuova Zelanda ha approvato una legge che garantisce alle vittime di violenza domestica 10 giorni di permesso pagati che, chiaramente, vanno ad aggiungersi alle ferie già previste dal contratto di lavoro. La norma, la cui è entrata in vigore è prevista per aprile 2019, ha l'obiettivo di permettere alle donne di lasciare i partner, trovare una nuova casa e mettere al sicuro se stesse e i propri figli. Ma anche di accedere a un percorso privilegiato per ottenere dei cambiamenti quali un trasferimento, una nuova email, o essere tolte dal sito dell’azienda. In realtà non si tratta del primo Paese a promuovere questo tipo di legislazione. Sono infatti datati 2004 simili provvedimenti nelle Filippine (anche se, come fa notare l'inglese The Guardian non è chiaro quanto siano conosciuti ed applicati). Leggi di questo tipo esistono anche nelle regioni canadesi del Manitoba e Ontario. In Italia è stato istituito invece un congedo pagato per le donne vittime di violenza di genere, ma con criteri di accesso più stringenti rispetto a quelli necessari in Nuova Zelanda, dove le lavoratrici non dovranno presentare prove per ottenere i 10 giorni previsti dalla norma.

JAN LOGIE E LA SUA BATTAGLIA DURATA SETTE ANNI

La battaglia che ha portato all'approvazione del provvedimento è durata sette anni. A portarla avanti l'agguerritissima ecologista Jan Logie, che, prima di entrare in politica, ha lavorato per un’associazione che fornisce aiuto a chi ha subito abusi. Inizialemente, il testo era sostenuto dal partito Nazionale, ma durante la fase finale della discussione in molti hanno ritirato il loro sostegno, spiegando che il costo per le piccole e medie imprese sarebbe stato eccessivo. Il rischio, quindi, potrebbe essere quello che una norma del genere dissuada i datori di lavoro dall’assumere persone sospettate di essere vittime di violenza domestica di cui la Nuova Zelanda registra uno dei più alti tassi nel mondo sviluppato. Ma alla fine, tra le lacrime di commozione della parlamentare dei Verdi, il disegno di legge è passato con 63 voti favorevoli e 57 contrari.

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