25 Luglio Lug 2018 1843 25 luglio 2018

La femen Oksana Shachko è l'ennesima vittima dell'odio in rete

La notizia della morte dell'attivista ucraina è stata accolta da una serie di commenti sessisti su Facebook e Twitter. Gli autori? Sia uomini che donne. 

  • ...
Femen Oksana Shachko Facebook Twitter

Viso d’angelo, temperamento da ribelle, anima priva di pace: Oksana Shachko, fondatrice del movimento Femen insieme a Oleksandra Shevchenko e Anna Hutsol, è stata trovata morta il 23 luglio 2018 nel suo appartamento parigino. Il suicidio è l’ipotesi più accreditata, anche se il dubbio che piuttosto sia stata ammazzata da chissà quale 'potente' percorre le infinite strade del web. Già il web. Che appena diffusa la notizia s’è trasformato in una sorta di gigantesco tribunale dell’Inquisizione. Oksana, novella strega che merita di marcire all’inferno. Ora. Le campagne d'odio condotte online non sono una novità (basti pensare a quelle subite da Laura Boldrini). Anzi, possiamo ormai collocarle fra i mali di questa nostra iper tecnologica società. In fondo basta poco: ti metti là, davanti al tuo pc, oppure prendi il cellulare e voilà, in pochi attimi e nella massima sicurezza vomiti tutto il rancore possibile. Ciò che spiazza, nel caso della 31enne ucraina, è la mancanza di una solida motivazione che giustifichi tanta ferocia da parte degli italiani.

LA LOTTA CONTRO IL PATRIARCATO

Il movimento Femen è nato nell’aprile del 2008 con un obiettivo ben preciso: ottenere una «completa vittoria sul patriarcato». Ergo, lottare e protestare contro il sessismo, le discriminazioni sociali, il turismo sessuale, la prostituzione. Oksana stessa – che per un periodo è stata in convento dipingendo icone sacre, salvo poi scoprire che la sua vocazione non era abbastanza solida - ha raccontato di essere stata mossa dalla rabbia e dal disgusto per la pessima reputazione delle donne ucraine in tutto il mondo. Quel seno scoperto che poi è diventato il segno distintivo delle Femen, insieme alla coroncina di fiori, deriva da un voluto paradosso: l’esibizione del corpo nudo femminile, cioè, mira a dimostrare che le donne non sono carne da macello o meri oggetti/soggetti sessuali. Il movimento non ha impiegato molto a diffondersi in altri Paesi e raggiungere grande notorietà.
Anche in Italia c’è, ma non riesce ad acquistare forza. Le attiviste non sono così attiviste, anzi si ha la sensazione che vogliano quasi passare inosservate; ogni tanto emergono per poi tornare nell’ombra e nel silenzio, magari cambiare idea o comunque passare allo status di 'ex Femen'. Le contestazioni a Silvio Berlusconi hanno visto infatti protagoniste due ragazze straniere: tempo fa Oksana, appunto, e lo scorso marzo la francese Melodie Mousavi Nameghi. Tutto sommato non è difficile comprendere questa scarsa convinzione. Quali spiegazioni potrebbe dare una Femen, qui da noi, al fidanzato, al padre, al marito, al fratello che se la ritrova in tv o in una piazza con le 'tette di fuori'? Praticamente inconcepibile. E fin qua ci siamo. Ma solo fin qua.

Oksana Shachko.

Tornando a Oksana, ha condotto proteste a volte estreme, ha contestato pure il presidente russo Vladimir Putin e la Chiesa. Le forze dell’ordine l’hanno fermata decine di volte, è stata in carcere, è stata interrogata dai servizi segreti ucraini che sono arrivati persino a simulare la sua esecuzione (e quella di altre “compagne”) in mezzo ai boschi.
Nel 2013 ha lasciato l’organizzazione e chiesto asilo politico in Francia. Viveva nella Capitale, dedicandosi principalmente alla pittura ma anche concedendosi la leggerezza della mondanità. Non era raro vederla a eventi e in compagnia di vip parigini. Sembrava essersi placata, insomma. E invece qualcosa la stava divorando da un pezzo; pare che negli ultimi anni avesse tentato già due volte di togliersi la vita.

ATTACCHI SESSISTI (ANCHE) DALLE DONNE

A fronte di tutto questo, la domanda è: perché prendersela così tanto con lei? Cosa vi ha fatto? Abbiamo cercato risposte fra i commenti lasciati sui social, finendo per imbatterci in esternazioni da brivido. Che, manco a dirlo, portano principalmente firme di internauti uomini. Qualche esempio è doveroso: «Meno male questa deficiente se lo semo levata dalle palle, pure i vermi la schiferanno», «Una in meno», «Satana rivuole indietro tutto, anche la vita», «Finalmente una buona notizia», «Ha fatto il suo dovere, così non darà più fastidio a nessuno». Altri commenti non possiamo riportarli per ragioni intuibili. Poi non manca chi ritiene opportuno fare dell’ironia: «Se non è morta con le tette di fuori, non si è suicidata! », «Ha stato Putin», «Insegna agli angeli il Gender», «Una figa in meno». E le donne? Cosa ne pensano? Molte si scagliano contro questi commenti o comunque mostrano un dispiacere che percepiamo autentico. Una minoranza, però, si unisce al coro dei detrattori: «Per vivere dipingeva icone ortodosse trasformando in modo blasfemo i personaggi sacri in atteggiamenti sessuali. L'ho sempre detto che c'era lo zampino di Satana... », scrive un’utente. Un’altra è sicura che Oksana fosse «una drogata», un’altra la etichetta come «un’esaltata». Un’altra ancora ci fa sapere che «contrariamente a Marchionne, di questa non me ne sbatte proprio una beatissima…».

Oksana non stava bene, questo è evidente. Ma la pietà umana, la carità (cristiana e non), l’empatia, la comprensione dovrebbero essere naturali dinanzi a simili vicende. E invece no. Il limite viene spostato sempre pericolosamente più avanti. «You are all fake», «Siete tutti falsi», ha scritto Oksana su un bigliettino ritrovato nel suo appartamento, poco distante dal corpo ormai immobile per sempre. Ma si sbaglia. Tutto questo odio è vero, fin troppo vero.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Correlati

Potresti esserti perso