24 Luglio Lug 2018 1400 24 luglio 2018

Il movimento femminista in Perù contro la giustizia corrotta

Dopo le manifestazioni contro i femminicidi, le donne tornano in piazza. E chiedono le dimissioni di giudici, magistrati ed esponenti del governo. 

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Continuano le proteste del movimento femminista peruviano. Dopo le manifestazioni contro i femminicidi di inizio giugno per ricordare Eyvi Agreda, la 22enne bruciata viva su un autobus dopo essere stata cosparsa di benzina da Carlos Hualpa, un suo ex collega di lavoro, le donne tornano nelle piazze per denunciare la corruzione dell'intero sistema giudiziario del Paese. Chiedendo le dimissioni non solo di giudici e magistrati ma anche del governo.

UNA GIUSTIZIA CHE «ASSOLVE GLI STUPRATORI»

Le manifestanti che si sono organizzate al grido di #QueSeVayanTodos (che se ne vadano tutti) lottano contro una giustizia corrotta e maschilista che ha permesso che «i responsabili dei femminicidi non venissero condannati, che gli stupratori venissero assolti, che i maltrattatori restassero impuniti». Il collettivo femminista Collera ha organizzato un sit-in davanti al palazzo di Giustizia di Lima il 19 luglio scorso di cui sono state pubblicati video e foto sui social.

Geplaatst door Collera op Donderdag 19 juli 2018

Come ricorda Womenareeurope in questi giorni si stanno susseguendo «una dopo l'altra le dimissioni e le destituzioni dei responsabili di interi organismi che amministrano la giustizia. L'indignazione è stata immediata in tutto il Paese, questa volta con la consapevolezza diffusa che le cose non cambieranno "dall'interno", perché l'interno è marcio. È necessario lottare per imporre un cambiamento radicale».

CONTRO IL PRESIDENTE

La stessa indignazione venne suscitata le dichiarazioni del presidente del Perù Martín Vizcarra dopo la morte di Eyvi. Porgendo le condoglianze alla famiglia dell'ennesima vittima di femminicidio Vizcarra aveva commentato: «A volte la vita va così e bisogna accettarlo». Veronika Mendoza, ex candidata alla presidenza e leader del partito di sinistra Nuevo Peru su Twitter gli aveva risposto: «No, signor Martin Vizcarra, non è "così è la vita". Eyvi è stata uccisa da Carlos Hualpa ma anche dal maschilismo nello Stato e nella società».

LA PROTESTA DELLE MISS

Contro la piaga dei femminicidi a ottobre 2017 avevano fatto sentire la loro voce anche le candidate a Miss Perù. Le ragazze nel presentarsi avevano denunciato i numeri della violenza di genere. «Il mio nome è Karen Cueto e le mie misure sono: 82 femminicidi e 156 tentativi solo durante quest’ultimo anno», aveva scandito una concorrente. «Il mio nome è Melody Calderón. Le mie misure sono queste: l’81% degli aggressori delle piccole sotto i cinque anni sono persone vicine alla famiglia della vittima», l'aveva seguita un'altra. E ancora: «Il mio nome è Melina Machuca e vengo da Cajamarca. Le mie misure sono: più dell’80% delle donne della mia città soffre di aggressioni».

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