19 Luglio Lug 2018 1545 19 luglio 2018

Il rifugio per le donne senzatetto, migranti e italiane, a Torino

Il Centro interculturale Alma Mater durante il giorno accoglie le homeless e offre loro la possibilità di riprendere in mano la propria vita.

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Homeless donne: a loro l'Alma Mater di Torino offre un rifugio

Calze leopardate, berretto di lana e sorriso contagioso. Edith è un’artista messicana che dal 2014, in un seminterrato nella periferia Nord di Torino, insegna a creare collane e abiti alle donne che non hanno una casa. A chi è arrivata in Italia per trovare lavoro e a chi il lavoro lo ha perso. Migranti e italiane homeless che passano le notti nei dormitori comunali e cercano un posto sicuro dove trascorrere la giornata. «Io so cosa provano queste ragazze. Ho vissuto per strada e conosco le loro necessità», racconta Edith a LetteraDonna nella cucina dell’Alma Mater, il Centro interculturale per sole donne che dal lunedì al venerdì mette a disposizione i suoi locali. Qui si può cenare in compagnia, partecipare ai laboratori creativi, imparare l’italiano. Ma, soprattutto, ritrovare la fiducia in sé stesse e sentirsi per un attimo a casa.

Homeless: il fenomeno è in aumento fra le donne. A Torino il Centro Alma Mater ha avviato per loro il progetto 'Emergenza freddo'.

SENZATETTO, AUMENTA IL NUMERO DELLE DONNE

Dal 2015 per le homeless l’associazione Almaterra ha avviato il progetto specifico ‘Emergenza freddo’, finanziato dal Comune di Torino. «Tutto è nato dal racconto delle donne che sono passate dal centro. Abbiamo ascoltato le storie di chi veniva sbattuto fuori dal dormitorio», racconta la volontaria Viola Fornasari. Sono in media tra le 20 e le 30 donne che ogni giorno passano qui i loro pomeriggi aspettando il momento della cena. «La partecipazione è cresciuta con il passaparola», spiega Viola. Nel capoluogo piemontese nel 2018 i senzatetto sono circa 2 mila, in aumento rispetto agli anni precedenti come riporta il periodico del consiglio comunale. E già nel 2014 l’Istat aveva registrato una crescita del fenomeno su tutto il territorio nazionale. Da un lato la crisi economica, dall’altro i servizi messi a disposizione dallo Stato che non bastano. Se la maggior parte degli homeless sono ancora uomini stranieri, da qualche anno i numeri aumentano soprattutto fra le donne. Per loro non avere una casa si rivela una situazione ancora più difficile, soggette ad aggressioni e violenze.

LA STORIA DI EDITH, DAL MESSICO A TORINO

«Per una donna sola la vita in strada non è facile», confida Edith, che si è trovata senza una casa dopo essere fuggita da un matrimonio sbagliato. «Mio marito mi teneva come un soprammobile. Era geloso, non mi lasciava vivere. A un certo punto non ce l’ho fatta più. Sono uscita, era inverno e con me non avevo né soldi né bagagli. Però ero felice». Una gioia data dalla libertà di poter scoprire posti nuovi. Partita da Torino, si è spostata in Sicilia e poi a Roma, nel quartiere di Trastevere. Artista poliedrica, Edith si manteneva vendendo le sue creazioni ma dopo alcuni episodi violenti ha preferito tornare a nel capoluogo piemontese.

Il laboratorio di Edith è l'occasione per le homeless italiane e migranti di trascorrere insieme i pomeriggi.

CORSI DI FORMAZIONE GRATUITI

Quando nel 2014 fa è arrivata all’Alma Mater, Edith era in cerca di un aiuto. Da allora non è più andata via. Il Centro infatti mette a disposizione delle donne che ne hanno bisogno un consultorio legale, uno psicologico e corsi di formazione gratuiti e qui lei ha il ruolo di insegnante, confidente e curatrice. «Ognuno di noi ha un lato creativo ma modi e tempi diversi per esprimerlo. Rispettare le proprie inclinazioni e passioni è alla base del mio metodo educativo», racconta mentre prepara la merenda. Il tempo di un caffè e due chiacchiere con le sue ragazze prima di iniziare il laboratorio di gioielli e bigiotteria. Le creazioni vengono poi esposte all’interno di un ex hammam, ora trasformato nell’Alma Boutique. Una stanza ricoperta di piastrelle dove la luce che filtra tra tende di seta arancione crea un’atmosfera magica. Bracciali, borse e collane sono inoltre venduti nel mercato dedicato all’artigianato del quartiere torinese di San Salvario, ognuna con un cartellino che riporta il nome dell’autrice.

L'Alma Mater di Torino organizza laboratori di creazione gioielli. Un'occasione per le homeless di trascorrere la giornata e scoprirsi creative.

Nella stanza del seminterrato Harmony accende le casse per la musica. Giovanissima, è arrivata da poco dalla Nigeria ed è molto brava a creare abiti. Appesi alle pareti ci sono il vestito a fiori e i calzoni a vita alta che sta finendo di cucire. Sui tavoli attorno stoffe, fili colorati e contenitori di plastica pieni di perline. «Tutto materiale di riciclo», dice orgogliosa Edith. La lezione inizia mentre le più giovani ballano ondeggiando i fianchi a ritmo di reggae. Le italiane chiacchierano a voce alta, raccontano di un lavoro che va e che viene. Nell’angolo Maria, originaria del Perù, lavora invece silenziosa. Lascia per un attimo da parte la collana che sta creando quando entra Katia con un vassoio di cornetti appena sfornati. Come Edith, anche Katia è arrivata al Centro dall’Est Europa come ospite e oggi continua a venire per dare una mano in cucina. Biondissima, ha una passione per il fotoritocco: «Mi piacerebbe fare un corso per insegnare alle ragazze a usare Photoshop», confida.

Il Centro interculturale Alma Mater di Torino nasce come punto di incontro fra italiane e migranti. Un luogo dove ognuna possa mettere a frutto il proprio talento.

ALMA MATER: UN RIFUGIO SENZA GERARCHIE

Il laboratorio di Edith è solo una delle proposte dell’associazione Almaterra insieme a lezioni di cucina, informatica, sartoria e lingua italiana. Aperto nel 1993, il Centro nasce dall’incontro di un gruppo di attiviste della Casa delle Donne di Torino e alcune ragazze straniere con l’obiettivo di creare un luogo in cui italiane e migranti possano esprimere i propri talenti. Uno spazio per contrastare la discriminazione e promuovere l’autonomia femminile. Ogni settimana c’è una riunione aperta a tutte per parlare di emancipazione e parità di genere. Visioni e culture diverse si confrontano, dall’abbigliamento all’omosessualità si discute di molti aspetti. «Nel Centro non ci sono gerarchie e non ci piace parlare di ‘aiuto’, perché sa di assistenzialismo. Mentre tutte le donne sono piene di risorse e capacità proprie», spiega Viola Fornasari. Come in una famiglia, all’Alma Mater convivono più generazioni: dalle fondatrici degli Anni ’60 alle studentesse universitarie, dalle homeless di mezza età alle giovani migranti. Nel piccolo laboratorio di Edith sono passate donne di tutto il mondo: «Mi piace chiamarlo Alma Benessere perché qui ognuna può ritrovare sé stessa». Alcune si sono fermate solo per qualche giorno, altre per anni. Tutte però hanno trovato un momento di serenità grazie a Edith, che salutiamo mentre mette in ordine il materiale per la prossima lezione. Prima di uscire, bussa alla porta Beauty. Pelle scurissima e capelli ricci si apre in un sorriso mentre guarda le altre: «Ho appena trovato lavoro».

Dalla Nigeria a Torino. Molte delle donne che frequentano l'Alma Mater sono giovanissime migranti in cerca di una casa e di un lavoro.

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