Femminismo

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17 Luglio Lug 2018 0900 17 luglio 2018

Emoji femministi tra parità e opportunismo

Facebook e Google hanno rivisitato le popolari 'faccine' per rispondere alle critiche. E lavarsi la coscienza. Ma in Cina sono diventate uno strumento necessario contro la censura. 

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Emoji Giornata Mondiale Femminismo

Se da ormai quattro anni il mondo intero celebra il 17 luglio la 'giornata mondiale dell'emoji', soltanto da un paio le faccine di cui nessuno può più fare a meno per comunicare si sono tinte di rosa. Difficile stabilire se battaglie del femminismo possano passare anche da un'emoticon pubblicata su Messenger o WhatsApp, certo è che il riconoscimento della parità di genere tra uomo e donna in professioni tradizionalmente declinate al maschile è stato almeno graficamente certificato dalla gran parte delle big company del web.

L'APPELLO PER LA PARITÀ DALLE COLONNE DEL NEW YORK TIMES

Non più solo spose, principesse o ballerine, ma pure poliziotte, nuotatrici e donne chirurgo. La svolta ha preso le mosse nel 2016 sulla scia di un intervento della scrittrice Amy Butcher sul New York Times. Dalle colonne del prestigioso quotidiano statunitense ci si chiedeva se l'iconografia femminile della messaggistica istantanea non fosse quanto meno arcaica e riduttiva di fronte alle professioni realmente svolte dall'universo femminile. «Dov’è la professoressa che si guadagna la sua cattedra? Dov’è l’avvocatessa?», si chiedeva Butcher. «Com'è possibile che ci sia spazio per per una Bento-box e per un gamberetto fritto mentre le donne sono ridotte a pochi ruoli incentrati sulla bellezza?» Un interrogativo che ha spinto Google a introdurre 13 nuove emoji: tra loro una cuoca, una donna in carriera, una programmatrice, una musicista e una contadina.

GOOGLE APRIPISTA PER GLI ALTRI GIGANTI DELL'HI TECH

Sulla scia di Google, anche Facebbok e Apple hanno raccolto la sfida a stretto giro. Sensibili sì alla parità di genere, ma pure al cospicuo bussiness generato dalle faccine colorate. «Circa il 10% degli invii su Messenger includono emoji», scriveva Facebook nel 2016 per giustificare il suo cambio di rotta. «Hanno cambiato il modo in cui comunichiamo, ma spesso gli utenti non trovano le emoticon che cercano, soprattutto quelle che riguardano la diversità di genere e i colori della pelle». Non solo. Le emoji al femminile costituiscono anche un modo per i colossi dell'hi tech di lavarsi la coscienza: da Apple a Google passando per Facebook, la maggior parte dei report aziendali segnalano infatti come la maggioranza dei dipendenti siano ancora uomini.

IL RUOLO DELLE EMOJI CONTRO LA CENSURA CINESE

Negli anni a seguire, le icone ideate da Kim Kardashian e scaricabili da Play Store e Apple Store hanno spaccato in due l'opinione pubblica, tra chi lodava il nobile intento di contribuire alla diffusione di slogan femministi e chi biasimava la speculazione economica che la star dello show biz avrebbe messo in atto su quegli stessi messaggi. Poche discussioni, invece, sull'importanza svolta dalle emoji per aggirare la censura del governo cinese nei confronti del movimento #MeToo. Risale alla scorsa primavera il bando contro l'hashtag dopo il proliferare di denunce che ha scoperchiato il vaso di una società radicatamente maschilista. È stato a quel punto che, ricorrendo a un escamotage, le donne cinesi hanno contiuato a a far sentire la loro voce. Come? Con una ciotola di riso e un coniglietto. Le parole 'riso' e 'coniglio' sono infatti traslitterabili con le sillabe 'mi' e 'tu'.

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