11 Luglio Lug 2018 1620 11 luglio 2018

Francesco Mazzega condannato a 30 anni per l'omicidio di Nadia Orlando

Il 31 luglio 2017 aveva ucciso la fidanzata e vagato per tutta la notte con il cadavere in auto. La sentenza pronunciata alla fine del processo con rito abbreviato.

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«Credo di aver commesso un omicidio». Si era costituito con queste parole il primo agosto 2017 Francesco Mazzega, al'epoca 35 anni, presentandosi alla caserma dei carabinieri di Palmanova (Udine) con il cadavere della sua ragazza a bordo della propria auto, con cui aveva viaggiato tutta la notte dopo averla strangolata. Lei si chiamava Nadia Orlando e aveva 21 anni.
Nemmeno due mesi dopo, il 26 settembre, l'uomo era stato rilasciato dal carcere di Pordenone e aveva fatto scalpore la notizia che gli fossero stati concessi gli arresti domiciliari in casa con i genitori. L'11 luglio 2018 è arrivata la condanna pronunciata dal gup del tribunale di Udine: 30 anni di reclusione perché accusato di aver ucciso Nadia la sera del 31 luglio 2017. Ma Mazzega rimarrà ai domiciliari finchè la sentenza non diventerà definitiva.

OMICIDIO VOLONTARIO AGGRAVATO DA FUTILI MOTIVI

La sentenza di condanna è stata pronunciata in aula dopo un paio d'ore di camera di consiglio, al termine del processo che è stato celebrato con il rito abbreviato. Il giudice ha riconosciuto Francesco Mazzega colpevole del reato che gli era stato contestato dalla Procura, l'omicidio volontario aggravato dai futili motivi. Il giudice lo ha anche dichiarato interdetto in perpetuo dai pubblici uffici e in stato di interdizione legale della pena. Lo ha condannato anche al risarcimento dei danni in favore delle parti civili costituite, da quantificare in separato giudizio, con una provvisionale di 200 mila euro ciascuno ai genitori di Nadia e 100 mila euro al fratello.
«Grazie a tutte queste persone. Hanno fatto veramente di tutto per aiutarci», ha ringraziato la mamma di Nadia, Antonella, abbracciando in aula, dopo la pronuncia della sentenza, gli investigatori della Squadra Mobile della Polizia di Udine che hanno condotto le indagini. Ad affiancare la famiglia di Nadia c'erano anche il sindaco di Dignano, Riccardo Zuccolo, e gli avvocati del Comune e dell'associazione Voce Donna Onlus di Pordenone, costituiti parte civile.

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