11 Luglio Lug 2018 1120 11 luglio 2018

Assist a Giovanni Malagò: «Sulle Pari Opportunità passiamo dalle parole ai fatti?»

La risposta di Luisa Rizzitelli al numero uno del Coni su LetteraDonna: «Collaboriamo a un progetto concreto. Passi alla storia come il presidente che ha iniziato a superare i problemi delle donne nello sport».

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Giovanni Malagò

Lo ammetto, Giovanni Malagò in versione femminista è stata una vera emozione.
No, non è ironia: ci abbiamo messo una cinquantina di anni (e dalla sua elezione ben cinque), per far sì che un presidente CONI dicesse quello che Assist dice da dal 2000: si, le atlete italiane, di fatto subiscono una discriminazione inaccettabile. La parola discriminazione «è un po' forte», ha detto lui intervistato il 7 luglio da LetteraDonna, per poi ammettere che di questo, invece, si tratta. E non può essere diversamente visto che alla Legge 91 del 1981 sul professionismo sportivo le donne non posso accedervi, in barba a ogni diritto costituzionale. A decidere chi può usufruire di questa legge lo decidono ancora Federazioni e CONI e in questo momento le discipline prescelte sono 4 e tutte solo maschili (calcio, basket A1, ciclismo, golf). Tutto questo, nel 2018, è semplicemente assurdo e Malagò lo sa. La vera novità e che ora lo dice e lo dice forte e chiaro.

Il contenuto dell’articolo ci mostra un presidente inedito direi, capace di ammettere con forza quello che finora si diceva un po’ sottovoce: la legge 91 è un istituto vecchio, incapace di rappresentare e normare diritti e doveri dello sport moderno, crea una grave sperequazione con le donne, serve una riforma quadro che non tocchi solo la 91.

Anche su questo è un grande piacere vedere che dopo anni e anni di solitudine (e grasse risate di nostri numerosi detrattori), l’Associazione Nazionale Atlete si ritrova come alleato in questa battaglia il numero uno dello sport italiano. Ma mi tocca chiarire subito due cose. La spinta a così tanta sensibilità, mi spiace dirlo, ma non è mai arrivata dai dirigenti italiani prima d’ora. E forse ora arriva perché il CIO, in maniera potente come poche volte, sta imponendo il tema.

Il Comitato Olimpico Internazionale con un recente documento approvato dalla sua potentissima Commissione Esecutiva, nel mese di gennaio 2018, ha infatti dato un segnale chiaro e vincolante ai Comitati Olimpici Nazionali: la parità di genere non è più un’opzione, ma un dovere e un obiettivo imprescindibile di chiunque voglia far parte della grande famiglia olimpica. Lo ricordava qualche mese fa a Predazzo una delle dirigenti più apprezzate del Comitato Olimpico Nazionale, Rosanna Ciuffetti, diventata di recente la prima donna a dirigere la Scuola dello Sport del CONI. Un incarico importante il suo, forse il primo segnale concreto del CONI su un cambio di rotta sul tema, visto che la formazione è un punto cruciale della questione e che sono ancora pochissime le donne dei quadri dirigenziali dello sport italiano (politico, tecnico, associativo, manageriale).

La seconda cosa che tengo a dire è che molte cose si possono già fare, senza invocare lo Stato, come fa il presidente Malagò. A novembre 2017 ci siamo molto rammaricate come Associazione Atlete Assist di aver assistito alla due giorni degli «Stati Generali dello Sport». In oltre 50 interventi nemmeno uno portava un’analisi, uno studio, delle proposte sul tema 'Pari opportunità'. In quell’occasione fu solo proprio il delegato CIO. ospite d’onore dell’evento, nella sua relazione introduttiva, a ricordare con forza il ruolo che le donne debbono avere nello sport mondiale e italiano.

Ma se questa può essere stata solo una «dimenticanza» degli organizzatori, di certo ora si può rimediare. Proprio per sostenere il 'nuovo corso' che Malagò pare pronto a inaugurare, mi permetto di segnalare alcune cose che il CONI e le Federazioni potrebbero fare subito, senza aspettare nessuno. Si potrebbe iniziare da una bella operazione di equità delle borse di studio tra atleti e atlete delle stesse Nazionali, ossia quella cifra che viene riconosciuta agli Azzurri e alle Azzurre per prendere parte agli impegni delle squadre che rappresentano l’Italia. Stessa cosa per i premi di tutte le discipline e di tutte le competizioni che possano vantare il 'loghino' CONI a fianco. In primis le competizioni internazionali e nazionali: Campionati Italiani, Europei, Mondiali. Vogliamo avere la certezza di avere stessi premi per uomini e donne. Non è una richiesta, è un dovere dettato dalla Costituzione.

Si possono inoltre introdurre i gender budgeting nei bilanci federali ossia vorremmo sapere quanto spendono le Federazioni in investimenti ed organizzazione per i settori maschili e femminili. Si dovrebbe, come suggeriva Linda Laura Sabbadini qualche tempo fa su La Stampa, avere un monitoraggio con dati 'di genere', attualmente assenti nelle ricerche che fotografano lo sport italiano nel dettaglio.

Ancora qualche altra cosa, si può fare, se c’è la famosa 'volontà politica': serve garantire ovunque, a parità di merito e competenze, la presenza di donne. E dire «le donne non ci sono» ormai suona come alibi improponibile e un decisamente vecchio. Se le donne non ci sono e perché non esistono le condizioni perché la partecipazione delle donne ci sia. Per evitare questo, serve si lavori e si offrano elementi culturali, politici, organizzativi perché le donne non vengano «espulse» dal sistema.

Le buone pratiche potrebbero già partire. Qualcuno forse ricorderà che il CONI ha approvato ad aprile l’obbligo delle quote di genere nei consigli federali (i cda delle Federazioni Sportive), ma in molti meno sanno che serviranno quattro anni per le prossime composizioni dei consigli. Perché allora non iniziamo dagli Staff delle Nazionali seniores e giovanili, dove a parte rare eccezioni le donne sono praticamente mosche bianche? Perché non si struttura un’azione nazionale volta a garantire che le dirigenti di domani nei Comitati Periferici CONI e delle Federazioni abbiano una strada davvero paritaria, magari imponendo percorsi di formazione mirati, corsi per abbattere gli stereotipi, vigilare perché le condizioni di partecipazione non siano proibitive?

Potrei chiudere qui, ma un’ultima cosa non posso non proporla al Presidente Malagò. Avremmo voluto condividerla con la Commissione Atleti CONI, la cui presidente è Raffaella Masciadri, stella del basket femminile, ma stiamo aspettando da tre mesi una risposta alla nostra richiesta di essere auditi come Assist. La anticipiamo quindi qui: caro Presidente Malagò, facciamo un bel Tavolo Istituzionale serio ed operativo. Di quelli come piacciono a noi di Assist: poche parole, molto studio e molti fatti. Lo Istituiamo presso il CONI e al tavolo chiediamo vi sia il Dipartimento Pari Opportunità e un delegato del Sottosegretario con Delega allo Sport, Giorgetti. Parta da qui, dimostrando con un progetto concreto che le pari opportunità non sono solo un tema da campagna elettorale come fanno tanti nostri politici. Presidente, in Italia le donne vincono tutto e fanno grande lo Sport Italiano. Dopo 18 anni di battaglie forse non avremo raggiunto una infinità di risultati, ma oggi, grazie al lavoro della nostra associazione (lo dice Google, non lo dico io…) tutta l’opinione pubblica sa che lo sport italiano ha un problema da risolvere con i diritti delle donne. Passi alla storia come il presidente che ha davvero iniziato a superarli. O le donne, mi creda, li supereranno da sole e con tanti uomini al loro fianco.

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