10 Luglio Lug 2018 1630 10 luglio 2018

Assessore ed ex condannato per stalking: scoppia il caso Andrea Buscemi

New entry nella giunta di Pisa, non si dimette. Ma la petizione per chiedere le sue dimissioni supera le 20 mila firme. Perché un maltrattante non può avere un ruolo nelle istituzioni.

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Andrea Buscemi Assessore Pisa Stalking

Questa è una storia che se fosse accaduta in Spagna, forse avrebbe già causato manifestazioni in piazza con decine di migliaia di persone. Ma per una volta non è detto non succeda anche da noi. A protestare per la nomina dell’assessore Andrea Buscemi al Comune di Pisa, infatti, finora sono state oltre 20 mila persone, su una petizione lanciata su Change.org.

L’assessore Buscemi, regista e attore teatrale, viene nominato alla Cultura dal neo Sindaco pisano Michele Conti in quota Lega. Nel suo passato un’ombra pesante: è un condannato per stalking. La condanna e gli atti del processo non lasciano dubbi sul fatto che gli episodi siano stati di indiscutibile gravità. Così come non vi è alcun dubbio che Buscemi non ritenga vi sia alcuna ragione per non considerare superata la vicenda e quindi strumentali gli attacchi alla sua fresca nomina.

Non solo dello stesso avviso le operatrici della Casa della Donna, l’associazione che per prima ha sostenuto la petizione online su Change.org, che chiede al sindaco di revocare la nomina di Buscemi e che ricorda come nella sentenza di condanna siano «descritti i fatti che hanno portato il giudice alla condanna: violenze fisiche, pedinamenti, continue telefonate, ricatti, pressioni, minacce e violenze fisiche alle vittime e ai testimoni. L’abbondanza delle prove testimoniali e documentali rendono conto delle gravi violenze agite verso le sue ex compagne, protratte per oltre 15 anni, e rilevano chiaramente la condotta aggressiva e manipolatrice del soggetto».

La questione ci ha messo un attimo a diventare anche scontro politico. Secondo il gruppo consiliare pisano del Pd composto dai consiglieri Biondi, Di Gaddo, Picchi, Pizzanelli, Scognamiglio, Serfogli e Trapani del tutto inopportuna è stata persino la scelta di averlo come consigliere. Durissimo il loro intervento: «Buscemi non dovrebbe fare neppure il Consigliere. Non è accettabile che all’interno di un'istituzione siano presenti persone che hanno subito un processo per reati persecutori (con condanna al risarcimento danni in sede civile alla vittima) anche se intervenuta la prescrizione del reato, a maggior ragione se questi reati riguardano la violenza sulle donne».

La vicenda in effetti lascia pochi dubbi. Il processo aveva avuto inizio nel 2013 e dopo una assoluzione francamente poco comprensibile (il dispositivo della sentenza diceva che la vittima non era stata ritenuta credibile perché per esempio, rispondeva alle telefonate di Buscemi e lo incontrava) si era arrivati all’Appello nel 2017, quando il reato di stalking era prescritto.

Il pubblico ministero, però, lasciò una traccia indelebile nelle motivazioni dell’impianto accusatorio ritenendo il caso come «un manuale del ciclo della violenza» e richiedendo, in secondo grado, la condanna a un anno di reclusione. Il tutto, come dicevamo, si è poi concluso con una condanna al risarcimento danni in sede civile alla vittima.

Il primo inferno politico del Sindaco Monti diventa inevitabile, ma il tema dell’«opportunità» sulla scelta del nome di Buscemi non sembra sfiorarlo. Monti non reagisce all’ondata di attenzione e di dissenso che Pisa sta mostrando e tira dritto. Il tutto mentre la petizione di Elisa Vanni mira a raccogliere non solo consensi tra uomini e donne come già sta accadendo spontaneamente, ma anche da realtà nazionali pronte a dare battaglia.

La questione è davvero brutta, ammettiamolo. Senza nulla togliere al concetto che chiunque abbia diritto a superare i propri errori estinguendo il proprio conto con la Giustizia, ci si chiede legittimamente come possa un uomo dal passato di 'maltrattante' avere la giusta sensibilità e la giusta condizione politica per essere, ad esempio, un interlocutore delle associazioni che si occupano di violenza maschile sulle donne. E forse, ancora di più, come possa ritenersi in grado di rappresentare la Cultura della sua città. La vicenda, pur chiusa, ha dei tratti davvero inquietanti e banalmente mi chiedo: perché in questo Paese una riflessione politica di puro buon senso non arriva prima di scatenare l’ennesima protesta della società civile? Può essere davvero la cultura il luogo dove un uomo con un trascorso con un reato così odioso può dare alla sua città il contributo che certamente ha in animo di dare? Una cosa è certa: la petizione continua a raccogliere firme e la protesta non accenna a diminuire. Non sarà facile per il sindaco continuare a far finta di nulla.

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