5 Luglio Lug 2018 2028 05 luglio 2018

Il dramma dei Rohingya, nei campi nascono i figli dello stupro

Dieci mesi dopo gli orrori, nei sovraffollati centri per i rifugiati del Bangladesh, sono nati i primi bambini da madri ancora traumatizzate per le violenze subite. Le loro storie.

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Stupri Donne Rohingya Bangladesh

Negli orribili abusi subiti durante l'offensiva delle forze armate tra agosto e settembre del 2017, che hanno costretto 700mila musulmani Rohingya a fuggire in Bangladesh, gli stupri da parte dei soldati furono uno dei marchi più odiosi di quella che l'Onu definì «un esempio da manuale di pulizia etnica». Dieci mesi dopo, nei sovraffollati campi profughi dalla parte bengalese del confine, i risultati di quelle violenze iniziano a vedersi: bambini nati da madri ancora traumatizzate, a volte minorenni, per di più con la vergogna di essere emarginate dalla loro comunità.

RACCONTI DI SOFFERENZA E DOLORE

Un'inchiesta dell'Associated Press nei campi ha riportato i racconti di dieci giovani donne che hanno accettato di raccontare il loro dramma dietro garanzia dell'anonimato. Una di loro è rimasta incinta dopo uno stupro di gruppo a 13 anni. Un'altra si è chiusa nella sua capanna per la vergogna, cercando di comprimere il pancione con delle sciarpe annodate il più strettamente possibile. Un'altra ha partorito da sola riempiendosi la bocca con una sciarpa, per soffocare le grida di dolore.

UN FENOMENO DIFFICILE DA QUANTIFICARE

Solo una minoranza è disposta a rendere pubblica la sua storia: «Lo faccio perché voglio giustizia», ha detto una di esse all'Ap. Le Ong presenti nei campi segnalano che diverse donne hanno terminato la loro gravidanza con pillole che mettono a rischio la loro vita. Numeri ufficiali sul fenomeno sono difficili da compilare, vista la riluttanza di molte madri a raccontare la loro esperienza. Ma molte organizzazioni umanitarie riportano la nascita di bambini da donne ancora sotto choc, costrette a contemplare il frutto degli abusi subiti con la consapevolezza che il loro status all'interno della comunità è ora irrimediabilmente compromesso.

DISFARSI DEI FIGLI PER PAURA DELLO STIGMA

Perdere la verginità, per di più con il tabù della violenza sessuale e con un figlio mezzo sangue a carico, le rende indesiderabili agli uomini Rohingya in cerca di moglie. E per questo alcune donne vogliono disfarsi dei figli nati dagli abusi. Per tamponare la crisi, organizzazioni come Unicef e Save the Children hanno trovato alcune famiglie di Rohingya disposte ad adottare finora dieci bambini non voluti. Sono nati anch'essi apolidi, e come la grande maggioranza dei profughi nei campi probabilmente non potranno mai più tornare in Birmania.

LA BIRMANIA RESPINGE LE ACCUSE DI PULIZIA ETNICA

Le autorità birmane hanno sempre respinto le accuse di pulizia etnica, e solo alcuni soldati sono stati puniti in relazione a una specifica uccisione di massa di Rohingya finiti in una fossa comune. Le accuse di violenza sessuale sono state smentite ancora più categoricamente, anche perché tipicamente i buddisti birmani descrivono i Rohingya con aggettivi che denotano disgusto. Segnate per sempre dai traumi subiti, per le neo-madri Rohingya un riconoscimento degli abusi sofferti probabilmente non arriverà mai.

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