5 Luglio Lug 2018 1333 05 luglio 2018

La pianista Giuseppina Torre ci ha raccontato la sua storia di violenza

«Dicono tutti che bisogna denunciare, ma non che poi resti sola». Vincitrice di due statuette ai 5th Annual International Music and Entertainment Awards, ha alle spalle una storia di soprusi, ma grazie alla musica è riuscita a salvarsi.

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Giuseppina Torre Pianista Violenza

Unica artista selezionata per rappresentare l’Italia al 5th Annual International Music and Entertainment Awards il 16 giugno presso lo storico Teatro del Paramounts Arts Center di Ashland nel Kentucky, la pianista Giuseppina Torre si è aggiudicata la vittoria nelle categorie Classical artist of the year e Classical album of the year con l’album Papa Francesco - La mia idea di arte, contenente le original soundtrack, da lei stessa composte, dell’omonimo docufilm.
Originaria di Vittoria, in provincia di Ragusa, Giuseppina ha dedicato le due statuette a Papa Francesco e a tutte le donne vittime di violenza. Perché sa come si sentono, conosce bene il loro dramma: l’ha vissuto sulla sua pelle. Proprio nel periodo in cui la musica, l’amore di sempre, le ha regalato gioie e soddisfazioni inattese, il suo mondo privato si è sgretolato sotto il peso di abusi psicologici e fisici inflitti dall’ex marito. Ha resistito per circa un anno, poi è riuscita a trovare il coraggio di ribellarsi e denunciare. Ma non ha trovato sostegno e solidarietà, anzi: un muro si è alzato intorno a lei. Eppure Giuseppina non ha mollato. È stata determinata nel difendere la sua dignità e inseguire il sogno di una vita 'normale'. La musica, il figlio Emanuele, le persone a lei care sono stati fonti di coraggio. Non è ancora finita, però di certo l’orizzonte appare di gran lunga più luminoso. E mentre si avvia verso l’uscita del suo inferno personale, Giuseppina usa il pianoforte per aiutare chi condivide le stesse esperienze. Sette note, dolcissime melodie per dire che sì: farcela è possibile. Anche se, spiega, sullo Stato e sulle istituzioni non si può contare.
Il 5 luglio le aspetta un concerto presso l’Istituto Martuscelli di Napoli: come ospite il soprano Angela Gragnaniello e per la prima volta in Italia eseguirà il brano Mirabilis Mundi. Che per lei ha un significato molto, molto particolare.

DOMANDA: Hai dedicato la vittoria dei due Awards a Papa Francesco perché le sue parole non solo hanno ispirato la tua musica ma hanno anche rappresentato una tua rinascita personale.
RISPOSTA:
Esatto. Era il periodo più buio: tutta la mia vita era stata stravolta. Per quasi un anno ho subìto violenze: prima psicologiche, poi anche fisiche. Mi trovavo in un tunnel e ho dovuto decidere se lasciarmi andare o continuare a vivere. E cominciare a lottare.

D: La musica ti ha aiutato?
R: È sempre stata il mio rifugio, la mia àncora di salvezza. E sembra quasi una beffa, perché le violenze hanno raggiunto il culmine, sono aumentate proprio in concomitanza con l’uscita del mio primo cd. Avrei dovuto toccare il cielo con un dito e invece ero disperata. Al punto che stavo pensando di abbandonare il pianoforte, facevo molta fatica a suonare. Per questo motivo non ho neanche fatto la promozione del disco. Tutto era andato in frantumi.

D: Hai lasciato la casa in cui vivevi con il tuo ex marito.
R:
Sì, sono tornata dai miei e per un po’ sono rimasta lì. Senza mio figlio, col quale fino ad allora avevo vissuto in simbiosi. Mio marito stava riuscendo a tirarlo dalla sua parte. Adesso sta con me, sono riuscita a 'riconquistarlo'.

D: Nel 2016 è accaduto qualcosa di imprevedibile.
R:
Avevo esaurito le energie, ero vuota. Devo dire innanzitutto che proprio in quell’anno colei che tuttora è la mio agente, e per me cura anche le pubbliche relazioni, ha fatto di tutto per spingermi a reagire. «Non voglio che ti butti giù così, devi rimetterti in gioco, non è finita», continuava a ripetermi. Poi, a ottobre, mi ha telefonato Corrado Azzollini della Draka Distribution. Avevo già scritto le musiche di alcuni documentari di Roberto Olla e Corrado mi ha proposto, per conto della Imago Film, di comporre anche quelle per Papa Francesco – La mia idea di arte.

«Dopo un episodio di violenza sono stata ricoverata in ospedale a causa di un trauma cranico. Tornata a casa, non ho trovato più nulla. Erano spariti i miei vestiti, il mio computer. Ero economicamente sotto zero».

D: Ma nel frattempo non avevi più niente.
R:
Dopo un episodio di violenza sono stata ricoverata in ospedale a causa di un trauma cranico. Tornata a casa, non ho trovato più nulla. Erano spariti i miei vestiti, il mio computer. Ero economicamente sotto zero, eppure ho dovuto ricomprare tutto. Fra le tante cose salvate sul computer c’era anche Mirabilis Mundi, un brano che avevo cominciato a scrivere. Perso. Fortunatamente lo ricordavo a memoria, sono riuscita a ricostruirlo e terminarlo. È partito tutto da lì, poi ho composto il resto dell’album. Ma propria quella traccia è stata premiata in America. È stato come se mi fossi finalmente liberata.

D: E poi?
R:
Un passo alla volta, mi sono rimessa in piedi. Ho affittato un appartamentino per me e per mio figlio, che nel frattempo si era riavvicinato a me, ho acquistato tutti i mobili. Ogni più piccola cosa. Sai, non credo sia un caso che ci sia di mezzo il Santo Padre: mi sono anche riavvicinata a quel Dio che ormai sentivo lontanissimo.

D: Come descriveresti questo album?
R: Indubbiamente si tratta di un progetto speciale. I brani che ho composto descrivono le immagini del regista e le parole di Papa Francesco ma senza sovraccaricarle, senza inutili orpelli. Sono melodie descrittive e allo stesso tempo lineari, cristalline.

D: La battaglia legale con il tuo ex marito però continua.
R: C’è un processo penale in corso, cominciato a novembre 2017, a quasi due anni di distanza dalla mia denuncia. Per ottobre 2018 è fissata la terza udienza. Nel frattempo, però, si sono accumulate denunce su denunce, da parte mia.

«Ripetono tutti che bisogna denunciare. Non dicono, però, che una volta fatta la denuncia ti ritrovi sola».

D: Pensi che lo Stato italiano non supporti in modo adeguato le vittime di violenza?
R:
Vedi, ripetono tutti che bisogna denunciare. Non dicono, però, che una volta fatta la denuncia ti ritrovi sola. Con gli avvocati, sì, ma sostanzialmente sola. A combattere contro una giustizia che parecchie volte dà anche ragione a chi commette la violenza. Non ho avuto alcun sostegno, neanche di tipo psicologico. Quando ero ricoverata in ospedale è venuta una psicologa, ma è finita là.

D: Cosa si dovrebbe fare di concreto, secondo te?
R:
Partiamo dal momento in cui si deve sporgere denuncia: io sono andata dai carabinieri e mi sono sentita chiedere: «Signora, è sicura di voler denunciare il padre di suo figlio? Lo sa che suo figlio non potrà fare concorsi?». Quasi a voler instillare il seme del dubbio, con la chiara intenzione di farti desistere. Ho risposto che in quella situazione mio figlio doveva ringraziare per il fatto di avercela ancora, una madre. Poi pensiamo ai concorsi.

D: Hai fatto ugualmente la denuncia?
R:
No, me ne sono andata. Ero appena uscita dall’ospedale; poi ho cominciato a stare di nuovo male per via del trauma cranico, vedevo doppio, e ci sono tornata. Là è intervenuta la polizia, per ricostruire l’accaduto, e ho potuto fare la denuncia. Deve cambiare l’approccio. E dovrebbe essere modificata la macchina burocratica. Da quando fai denuncia all’inizio del processo, passa troppo tempo. E in quel tempo, lo ripeto, sei sola. Proprio nel momento in cui la persona che ti ha fatto del male, a causa della denuncia, si è ulteriormente incattivita. E potrebbe farti di tutto. Io mi sentivo un bersaglio mobile, anche se fortunatamente non mi è successo nulla. Ma quante donne vengono ammazzate proprio in questa fase, cioè nell’attesa che cominci il processo?

D: Quale potrebbe essere una soluzione?
R:
Disporre un fermo, per esempio. Andare dalla persona denunciata, sorvegliarla. Sono stata in ospedale dopo essere stata picchiata e mio figlio è rimasto da solo a casa con lui senza che nessuno andasse a controllare: ti sembra normale?

D: Sei impegnata in prima persona nella difesa dei diritti delle donne, partecipi a numerose iniziative.
R: La mia, tutto sommato, è una storia a lieto fine. Grazie alla mia infinita passione per la musica, al destino, ai tanti amici che mi sono stati vicini. Ma non va sempre così, anzi. Io metto a disposizione la mia arte, faccio concerti di beneficenza – ad esempio ho suonato per il Telefono Rosa e per Carla Caiazzo, cosparsa di benzina e data alle fiamme dal suo compagno mentre era incinta - per regalare momenti di serenità ma anche per mandare un messaggio: nonostante le mille difficoltà, uscirne è possibile. Ma bisogna volerlo veramente, mettendo in conto anche il dolore e lo sconforto più grandi. E persino quegli assurdi sensi di colpa. Non è nemmeno facile ricominciare da zero, però anche questo si può fare. Mai perdere la speranza.

D: Cosa ne pensi del movimento #MeToo? Che effetto ti hanno fatto le denunce contro Weinstein?
R:
Gli abusi, le violenze, i ricatti a sfondo sessuale esistono da sempre. Nel campo dello spettacolo e in qualsiasi altro settore: negli ospedali, nelle università, nei conservatori, nelle scuole. Ovunque ci siano persone con un potere. Lo scandalo Weinstein e la nascita del movimento #MeToo sono importanti perché testimoniano il fatto che finalmente si sta trovando il coraggio di ribellarsi a questo sistema. Bisogna però distinguere fra chi dice la verità e chi è soltanto in cerca di notorietà: se una donna denuncia dopo 10 anni, mi fa pensare. Inevitabile chiedersi perché non l’abbia fatto prima. Inevitabile chiedersi perché, dopo così tanto tempo e magari dopo aver ottenuto dei privilegi, non abbia continuato a tacere.

D: Ritieni insomma che qualcuna possa non essere del tutto sincera.
R: Penso che nonsia giusto generalizzare; non è che tutti gli uomini sono cattivi e tutte le donne sono buone. Vale per le violenze sul lavoro e per quelle domestiche. Bisogna prendere tutto con le pinze e fare le necessarie verifiche.

D: A te è mai capitato di trovarti in situazioni ambigue?
R:
Certo. Ma col tempo ho sviluppato una sorta di radar: già prima di trovarmi in una determinata situazione, riesco a evitarla. Bisogna essere abbastanza vigili da intuire cosa potrebbe succedere.

D: Qualche mese fa la Metropolitan Opera ha sospeso il direttore d’orchestra James Levine in seguito alle denunce di tre uomini, che lo hanno accusato di averli molestati sessualmente quando erano teenager.
R:
Questo conferma ciò che dicevo prima: cose simili sono sempre esistite. In ogni settore.

D: Per il 5 luglio è atteso il tuo concerto a Napoli.
R: Sì, e ne sono felice perché è la mia seconda città. Mi ha sempre accolto in un modo splendido, là ho tanti amici e in più è un luogo che è sempre stato molto caro a mio padre. Mi esibirò con il soprano Angela Gragnaniello e per la prima volta suonerò in Italia Mirabilis Mundi. Pensando a quel computer sparito, a tutto quello che è stato. E a quante cose, per fortuna, sono cambiate.

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