5 Luglio Lug 2018 1725 05 luglio 2018

Il caso dell'assessora Stefania Gasparini è stato archiviato

Le scrissero: «Piddine, fatevi stuprare dagli immigrati». Ma a nulla è servita la sua denuncia. «Se minacciare tutte le donne va bene quale sarà la prossima legittimazione?».

  • ...
Caso Stefania Gasparini Pd

La violenza sulle donne, quando è manifestata a parole, non è da condannare. Sembra proprio che dica questo la decisione del pm che ha archiviato il caso di Stefania Gasparini, assessora all'Istruzione e alle Pari opportunità del Comune di Carpi e presidente della direzione provinciale del Partito Democratico a Modena. Gasparini a settembre 2017 era stata aggredita sotto a un post sulla sua pagina Facebook, dove aveva pubblicato la foto di un manifesto di Forza Nuova, con l'immagine di una donna violentata da uno straniero. Ed era apparso il commento: «Piddine, fatevi stuprare dagli immigrati. All'inizio fa male, poi... buon divertimento!».
Parole che comprensibilmente avevano provocato una bufera di polemiche. L'assessora aveva deciso di sporgere querela per diffamazione e istigazione a delinquere contro l'autore del commento, ma a nulla è servito: il giudice per le indagini preliminari ha deciso di archiviare il procedimento, ritenendo che le offese non fossero personali, bensì generiche, configurando così una sorta di diritto di critica.

«UNA SENTENZA CHE RIGUARDA TUTTE LE DONNE, NON SOLO DEL PD»

«La mia denuncia è stata archiviata. Tra le motivazioni quella che siccome i commenti erano rivolti alla pluralità delle donne Pd il reato non sussiste.
Quindi se ci offendono e minacciano tutte le parole sono meno importanti, meno violente», ha commentato Gasparini sui suoi canali social, manifestando rabbia e frustrazione: «Ritengo che motivazioni come queste legittimino ulteriormente la violenza verbale contro le donne, nonché la violenza delle parole che in generale si trova qui sul web. Se minacciare tutte le donne va bene quale sarà la prossima legittimazione?», si chiede giustamente l'assessora, usando l'hashtag #tuttediffamate. E spiegando che la gravità delle motivazioni della sentenza non riguarda solo lei, ma ogni donna: «Lottare contro questo tipo di violenza è una battaglia culturale trasversale ai partiti, perché le parole sono sempre il primo passo della violenza e perché questa sentenza riguarda tutte le donne, non solo quelle del Pd».

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Correlati

Potresti esserti perso