4 Luglio Lug 2018 1959 04 luglio 2018

Nove anni di violenza, tenore di vita alto: sconto di pena per l'ex marito di Grazia Biondi

Le assurde motivazioni della sentenza argomentano una pena di soli 10 mesi rispetto ai tre anni chiesti dal pubblico ministero. Come se portare la moglie in vacanza fosse un'attenuante.

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La storia di Grazia Biondi è una storia di violenza sulle donne. Di botte, umiliazioni e aggressioni violentissime. Nove anni di vessazioni, iniziate nel 2002 e finite nel 2011, quando questa donna salernitana trovò la forza di denunciare l'ex marito, il carnefice che la picchiava, la insultava chiamandola «puttana», e ha persino tentato di strangolarla.
«Inizialmente pensi che accettare tutto sia la soluzione migliore per superare i problemi e le ingiustizie, praticamente un adattarsi per non soccombere. Pensi che possa essere la soluzione giusta per sopravvivere ad un’esistenza ingiusta che premia i disonesti e i malvagi, ma poi ho capito che se ti abitui ad un’ingiustizia diventi ingiusto anche tu. Ed io non ci sto», aveva raccontato al quotidiano La Città di Salerno.

PENA RIDOTTA DA TRE ANNI A 10 MESI

Per sette anni Grazia Biondi ha lottato contro la prescrizione per far sì che nei confronti dell’ex marito si arrivasse almeno a una condanna in primo grado. Ma quando di quella sentenza - arrivata al termine di un processo lungo e difficile, iniziato dopo due anni di rinvii - ha letto le motivazioni, che argomentano una pena di soli 10 mesi rispetto ai tre anni chiesti dal pubblico ministero, non poteva crederci. «È incensurato, le condotte appaiono causate anche da una forte incompatibilità caratteriale con la parte offesa che ha finito per scatenare l’indole violenta comunque latente nell’imputato, e il tenore di vita che i testi della difesa hanno delineato (viaggi, crociere e vacanze), le continue riconciliazioni tra i due (di cui ha dato atto anche la signora Biondi) hanno tuttavia reso la condizione di afflizione della parte offesa meno drammatica», si legge.

SE TI PICCHIA MA TI PORTA IN CROCIERA NON È POI COSÌ GRAVE

Motivazioni che fanno gelare il sangue. Il primo inquietante messaggio che trapela è che, ancora una volta, la colpa è della vittima che scatena la violenza del carnefice. Il secondo è quello che considera un'attenuante il tenore di vita di una donna picchiata e maltrattata. Tuo marito ti mena e ha cercato di strangolarti? Sì, però almeno fai la bella vita e puoi permetterti di andare in vacanza.
Motivazioni allucinanti - anticipate da La Città di Salerno - che giustamente stanno diventando un caso politico. Come scrive Il Fatto Quotidiano, l'esponente salernitano di Forza Italia Gaetano Amatruda ha sollecitato l'intervento del Consiglio Superiore della Magistratura.

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