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4 Luglio Lug 2018 1829 04 luglio 2018

In Bulgaria non c'è stata ancora una piena conquista dei diritti da parte delle donne

Gli stereotipi di genere sono ancora forti nel Paese e anche sulla questione aborto e violenza domestica, la situazione non è delle migliori.

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Bulgaria Donne Diritti

Una società tipicamente patriarcale nei secoli. Un mondo a metà, diviso tra l’Oriente e l’Occidente. Di tradizione un po’ ortodossa e un po’ ottomana. Un crocevia, pieno di contraddizioni che passano anche sul corpo delle donne. Il suffragio femminile, anche se limitato, arrivò prima in Bulgaria che altrove. La prima volta nel 1937.
Si giunse al pieno diritto di voto nel 1944, quando ancora mezza Europa moriva per le ferite causate dalla seconda guerra mondiale. Con il comunismo, cambiarono diversi paradigmi sociali ma del movimento femminista, a Sofia, la capitale, nessuna traccia tangibile: solo pregiudizi e una rigida forma di educazione che distingueva i ruoli maschili da quelli femminili. A entrambi i sessi però era garantito il diritto di possedere delle proprietà. Ma, nonostante decenni di ideologia socialista sull’uguaglianza di genere, le donne in Bulgaria, negli anni, sono state più spesso impiegate in lavori meno retribuiti, rappresentando la metà dei disoccupati. A loro, soprattutto, il compito di badare alle faccende domestiche e al bilancio familiare. Eppure, nel 1970, il Paese segnò un primato mondiale, con la più alta percentuale di donne lavoratrici al mondo.

LA TOLLERANZA VERSO LA VIOLENZA DOMESTICA SUBITA DALLA DONNE BULGARE

Il paradosso bulgaro, molto comune a diverse società dell’Europa orientale, ha sempre messo in luce limiti e avanguardie. Nonostante il coinvolgimento femminile nella vita lavorativa pubblica (anche se con percentuali che oscillano nei vari decenni), esiste un’indulgenza preoccupante verso la violenza domestica, ancora molto poco punita se non, a volte, addirittura ignorata. Nonostante qualche eccezione celebre, le donne occupano posti di leadership meno frequentemente degli uomini. E il terreno dei diritti femminili è tuttora molto friabile, nonostante i passi avanti. In termini di diritto alla salute, l’aborto è legale solo se richiesto durante le prime 12 settimane di gravidanza e nelle fasi successive ma solo per ragioni sanitarie.

LE DONNE BULGARE: MADRI, MOGLI MA ANCHE LAVORATRICI

Buone madri e brave mogli. Che si prendano cura della casa e dei figli. Nel novembre 2017, l’81% della popolazione bulgara, interpellata da Eurobarometer, inquadrava così il ruolo delle proprie concittadine. Alla Bulgaria seguivano le percentuali di altri Stati, come l’Ungheria (con il 78%), la Polonia (con il 77%) e la Repubblica Ceca. Dalla parte opposta della scala la Danimarca (con il 14%) e i Paesi Bassi (con il 15%). Secondo i risultati del sondaggio di Eurobarometer 'Gender Equality 2017', complessivamente, in 15 dei 28 Paesi dell’Unione Europea, una maggioranza riteneva che il posto di una donna fosse dietro le mura domestiche. E in Bulgaria un po’ di più. Perché lì, infatti, gli interpellati risultavano ancora più inclini allo stereotipo di genere. Nello stesso sondaggio, lo Stato balcanico figurava come uno dei cinque Paesi in cui almeno un quarto delle persone intervistate trovava inaccettabile che un uomo piangesse. E l’83% riteneva che le donne fossero più propense a prendere decisioni basate sulle proprie emozioni. Nel 1996, meno del 14% dei rappresentati parlamentari post-socialisti erano donne. E, nello stesso anno, solo un consigliere comunale su cinque era una donna. Nel 2014, quasi 20 anni dopo, la percentuale si è mossa ed è arrivata al 20,4%. A partire dal 2017, in Parlamento siedono il 23,8% delle donne. Maestre, infermiere, farmaciste, commesse e operaie. Nella maggior parte dei casi è questo il ruolo al quale una donna, in Bulgaria, può ambire. Meno di frequente sono coinvolte in ruoli di management e di amministrazione.

LA (NON) PARITÀ E DI GENERE IN BULGARIA

Ma, nonostante le zavorre, in Bulgaria la segregazione di genere, nella forza lavoro, è meno pronunciata rispetto ad altri Stati. Rispetto alla media europea, per esempio, le cittadine bulgare hanno un maggior coinvolgimento in campi considerati tradizionalmente maschili, come la scienza, la matematica, l’informatica e l’ingegneria. Nel 2011, nel Paese, un terzo dei proprietari di azienda e top manager erano donne e, secondo i dati del ministero dell’economia, in quell’anno, le ragazze sotto i 30 anni costituivano circa la metà dei candidati per quelle posizioni. Nello stesso periodo, alle donne appartenevano diversi importanti incarichi pubblici. Sempre nel 2011, una delle posizioni di maggior rilievo internazionale, il segretario generale dell’Unesco, era detenuto da una donna. Nel 2013, il divario retributivo tra i sessi era del 13%, inferiore alla media dell’Unione europea (al 16,2%). Secondo alcuni dati forniti dalla World Bank, le donne nel 2014 costituivano il 46,6% della forza lavoro totale, una percentuale molto simile a quella del 1990. Nel sondaggio di Eurobarometer, del novembre 2017, più del 60% degli interpellati riteneva che l’uguaglianza tra i sessi fosse stata raggiunta in Bulgaria, sia in ambito politico che sul lavoro. E nell’82% dei casi dichiarava inammissibile che le concittadine fossero pagate meno degli uomini per lo stesso lavoro.

NO, NON C'È ANCORA STATA UNA PIENA CONQUISTA DEI DIRITTI DELLE DONNE IN BULGARIA

Nonostante le trasformazioni sociali e il fatto che, nel 2011, nel Paese, la maggior parte delle donne avesse un’istruzione universitaria, non sembra esserci stata una conquista generale in termini di diritti. Perché, spesso, dopo aver concluso il percorso di studi, le cittadine si concentrano più sulla famiglia, sui figli e sulla carriera del marito che sulla propria. Nel 2015, però, il Paese è riuscito ad abrogare l’articolo 158 del codice penale, secondo il quale un autore di diversi reati sessuali sarebbe potuto sfuggire al processo, sposando la vittima. Ma c'è di più. Nel marzo 2018, alla vigilia della giornata internazionale dedicata alle donne, il presidente Buyko Borisov annunciava che la Bulgaria non avrebbe ratificato la convenzione internazionale di Istanbul, firmata l’11 maggio 2011, contro la violenza domestica. Un rifiuto verso dei provvedimenti pensati per difendere soprattutto donne e bambini maltrattati da padri e mariti.

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