3 Luglio Lug 2018 1520 03 luglio 2018

Stash dei Kolors finito in una rissa per aver difeso una donna

Il cantante è intervenuto quando ha visto un uomo dare uno schiaffo alla sua compagna. E a fianco della sua foto con il volto tumefatto ha scritto un post: «Nessuno dovrebbe permettersi di alzare le mani su una donna. Non restate zitti».

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Rissa Stash Kolors

«Ho pensato a lungo prima di scrivere questo post, un po' perché non avevo idea di come mettere per iscritto le emozioni e la rabbia, e un po' perché c'è sempre una piccola voce dentro di me che consiglia di non parlare. Questa volta quella voce ho deciso di metterla a tacere, perché voglio raccontarvi una storia».
Inizia così un lungo post pubblicato su Instagram dal cantante Stash dei The Colors, che ha raccontato perché si ritrova con il volto tumefatto.
Si trovava in giro con gli amici durante una serata tranquilla, interrotta dalle urla di una coppia che stava litigando. Niente di preoccupante, finché l'accesa discussione è degenerata quando l'uomo, scrive Stash, «ha deciso di mollarle uno schiaffo così forte che le ha quasi girato la testa. Io faccio quel cazzo che voglio, è stata la frase d'accompagnamento. Quello era un uomo davvero convinto di poter fare quello che voleva, anche picchiare una ragazza che sarà pesata la metà di lui».

«NON RESTATE FERMI»

A quel punto il cantante è intervenuto tra i due, ancora prima di accorgersi che quell'uomo non era solo. E racconta che come in ogni scazzottata le ha date e le ha prese. Ma il senso del suo messaggio è un altro: «Sono qui per dire a tutti che zitti e fermi non bisogna mai rimanerci. Quando vedete un'ingiustizia, quando vedete che qualcuno ha bisogno della vostra gentilezza e qualcun altro merita la vostra violenza, agite. Aiutate, aiutatevi. Nessuno dovrebbe permettersi di alzare le mani su una donna e pensare di averne il diritto, che non gli succederà niente». Il post si conclude senza mezzi termini con un messaggio chiaro e forte indirizzato al violento di turno: «Caro stronzo, tu sai chi sei. E ora con un po' di fortuna saprai anche chi sono io. Le donne non si toccano, magari ora l'hai capito con l'unico linguaggio che i pezzi di merda sanno parlare».

Ho pensato a lungo prima di scrivere questo post, un po' perché non avevo idea di come mettere per iscritto le emozioni e la rabbia, e un po' perché c'è sempre una piccola voce dentro di me che consiglia di non parlare, di lasciar perdere. Questa volta quella voce ho deciso di metterla a tacere, perché voglio raccontarvi una storia. Ero a con gli amici a fare un giro, avete presente le sere estive in cui si ride, si scherza e si pensa solo all'allegria di quei momenti? Tutto questo è stato interrotto dalle urla di un ragazzo e una ragazza, stavano litigando. All'inizio niente di strano, quante volte assistiamo a scene del genere? Ma quello che sembrava un normalissimo litigio di punto in bianco è degenerato quando lui, avrà avuto una trentina d'anni, ha deciso di mollarle uno schiaffo così forte che le ha quasi girato la testa. "Io faccio quel cazzo che voglio", è stata la frase d'accompagnamento. Non so se sia stata quella sberla o il senso di sicurezza nella voce a darmi più la nausea. Quello era un uomo davvero convinto di poter fare quello che voleva, anche picchiare una ragazza che sarà pesata la metà di lui. È successo tutto incredibilmente in fretta nella mia testa, e sono intervenuto ancora prima di rendermi conto che quell'ometto non fosse solo. Come in ogni scazzottata le ho date e le ho prese, e non ho nemmeno idea di dove siano finiti lui o i suoi amici. Ma io sono qui per dire a tutti che zitti e fermi non bisogna mai rimanerci. Quando vedete un'ingiustizia, quando vedete che qualcuno ha bisogno della vostra gentilezza e qualcun altro merita la vostra violenza, agite. Aiutate, aiutatevi. Nessuno dovrebbe permettersi di alzare le mani su una donna e pensare di averne il diritto, che non gli succederà niente. Quindi, caro stronzo, tu sai chi sei. E ora con un po' di fortuna saprai anche chi sono io. Le donne non si toccano, magari ora l'hai capito con l'unico linguaggio che i pezzi di merda sanno parlare.
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