27 Giugno Giu 2018 1045 27 giugno 2018

La sposa bambina Noura Hussein non sarà condannata a morte

A 13 anni era stata costretta a sposare l'uomo che la stuprava. Dopo averlo ucciso con una pugnalata, rischiava l'impiccagione. Ma una mobilitazione internazionale l'ha salvata. Dovrà comunque scontare cinque anni di carcere.

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Noura Hussein Condanna Morte Sposa Bambina

Dopo mesi di apprensione e di mobilitazioni internazionali, Noura Hussein è finalmente salva. La sposa bambina condannata a morte in Sudan per aver ucciso il marito violento, non sarà condannata a morte, ma dovrà comunque scontare una condanna a cinque anni di carcere. Lo ha fatto sapere Antonella Napoli, presidente di Italians for Darfur, organizzazione che ha raccolto un milione e 400 mila firme in calce ad un appello per salvare la giovane, che rischiava l'impiccagione. «L'avvocato Ishag Ahmed Abdulaziz», ha detto, «ci ha comunicato che l'appello per Noura Hussein è stato parzialmente accolto, con l'annullamento della condanna a morte emessa in primo grado».
A maggio 2018 un tribunale sudanese l'aveva condannata a morte per l'omicidio del marito (una pugnalata fatale), un uomo che la ragazza era stata costretta a sposare a 13 anni. Noura aveva raccontato di essere stata stuprata dal marito con la complicità del fratello e di due cugini. E quel che è assurdo è che in Sudan vive ancora oggi una legislazione assurda: è legale sposarsi a dieci anni mentre non è illegale violentare la propria moglie.

MA LA BATTAGLIA NON È FINITA

«Siamo felici che la sua vita sia salva», prosegue la presidente di Italians for Darfur, «ci siamo battuti per questo e la pressione internazionale ha pesato tantissimo sulla decisione della Corte di appello di Ondurman». I giudici hanno trasformato la pena capitale comminata nei confronti della Hussein in una condanna a cinque anni di carcere, di cui 10 mesi già scontati. Noura è in carcere dal 3 agosto del 2017. Per la sua salvezza si erano mobilitate anche tre agenzie delle Nazioni Unite e Amnesty International, che avevano scritto al presidente sudanese Omal al Bashir per chiedere la grazia. Molte anche le petizioni lanciate in tutto il mondo all'indomani della sentenza di primo grado. «Ora, dopo questo importante risultato», conclude Napoli, «attendiamo fiduciosi l'esito del ricorso alla Corte Suprema che gli avvocati del team di Noura ci hanno assicurato sarà depositato al più presto». E i legali della ragazza sono pronti a continuare la battaglia giudiziaria «fino a quando non sarà dichiarata innocente».

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