6 Giugno Giu 2018 1336 06 giugno 2018

La protesta femminista cilena contro le molestie sessuali

Dal 17 aprile 2018, le attiviste hanno occupato 18 università in tutto il Paese. E il 6 giugno è in programma uno sciopero nazionale e una marcia.

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Difficile dire se la protesta femminista cilena, iniziata ad aprile 2018, sia una conseguenza diretta di #MeToo. Secondo i media sudamericani, infatti, si tratta della manifestazione più grande e importante dopo quella degli Anni '70. Uno dei temi che potrebbe fare pensare che il movimento americano (diventato poi mondiale) c'entri poco con il Cile è il contesto: le 'agitazioni' sono la conseguenza di più casi di molestie sessuali in ambienti accademici e, al momento, riguardano esclusivamente il Paese, senza una vera e propria vocazione internazionalista. Il 14 aprile l'Universidad Austral, nel Sud dello Stato, è stata occupata. Stessa sorte è toccata all'Universidad Catolica di Santiago del Cile il 25 maggio e, poi, ad altri 16 atenei. In alcuni casi, le attività accademiche sono state sospese. In seguito a questi episodi, il 6 giugno è stato indetto uno sciopero generale e una marcia.

LA GENESI DELLA PROTESTA FEMMINISTA IN CILE

Il primo caso è stato quello della Univesidad Austral, dove il rettore ha deciso di cambiare la funzione di un accademico della Facoltà di Scienze come risposta a un'accusa di molestie sessuali da parte di una funzionaria dell’istituzione. Inizialmente, un'indagine interna dell’Ispezione del Lavoro aveva classificato il fatto come «molestia sessuale grave» e «molestia ambientale» e aveva raccomandato l’allontanamento. La comunità educativa, a quel punto, si è organizzata per fare pressione sul rettore, che ha dovuto fare marcia indietro e destituire l’accademico. Il secondo episodio, invece, è stata la denuncia di una studentessa al quinto anno della Facoltà di Diritto della Università di Cile che ha accusato il prestigioso professore Carlos Carmona (del quale era anche assistente), ex presidente del Tribunale Costituzionale del Paese, per abusi sessuali. Le indagini dai tempi infiniti e l'assenza di misure protettive nei confronti della studentessa hanno provocato la mobilitazione delle sue compagne. Da questi due episodi è partita una mobilitazione di massa in tutti gli atenei cileni per chiedere riforme strutturali e l’approvazione di protocolli interni per sradicare il maschilismo dall’educazione universitaria, con sanzioni per molestie e abusi sessuali, e assistenza psicologica per le vittime.

LE REAZIONI DELLE UNIVERSITÀ ALLA PROTESTA FEMMINISTA IN CILE

C'è da dire che qualche rettore ha accolto le richieste degli attivisti, mostrandosi aperto al dialogo. Il punto principale, però, non è la risoluzione parziale del problema: tutto il Paese, secondo i manifestanti, deve cambiare atteggiamento. «Vogliamo che ci sia un coordinamento a livello nazionale», ha detto Valentina Gatica, presidente della Federazione studentesca dell’Univesità Austral. E ha continuato: «Perché nella nostra università abbiamo ottenuto ciò che volevamo, ma le nostre compagne no. Continuiamo ad essere in mobilitazione appoggiando la causa a livello nazionale».

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