Femminicidio

Femminicidio

6 Giugno Giu 2018 1805 06 giugno 2018

Femminicidio di Rosanna Belvisi, confermati 18 anni al marito

Una pena «lieve», contestata da un gruppo di donne fuori dal tribunale. La figlia critica la sentenza: «Ne meritava 30. Ho paura che in pochi anni torni in libertà».

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Femminicidio Rosanna Belvisi

Aveva ucciso la moglie con 29 coltellate. Aveva confessato e fatto ritrovare l'arma e i suoi abiti sporchi di sangue gettati in un cestino e aveva spiegato nell'interrogatorio che tra lui e la moglie c'erano «forti tensioni» dovute ai tradimenti di lui.
La Corte d'Assise d'Appello di Milano il 6 giugno ha confermato la condanna a 18 anni di carcere per Luigi Messina, l'ex guardia giurata di 53 anni, disoccupato e con precedenti penali che nel gennaio del 2017 uccise Rosanna Belvisi. Una pena troppo lieve, a detta di tante: fuori dal Tribunale, decine di donne hanno dato vita a un presidio di solidarietà nei confronti della vittima e della figlia, che era presente in aula. «Siamo tutti Rosanna»,c'era scritto sui loro cartelli.
In primo grado il pm aveva contestato anche l'aggravante della crudeltà per le 29 coltellate inferte, ma il gup Livio Cristofano l'ha esclusa e la Procura, poi, non ha fatto ricorso e dunque nel processo del 6 giugno la pena avrebbe solo potuto scendere se la Corte avesse concesso le attenuanti generiche. La difesa le aveva chieste per la «confessione e per il comportamento positivo dell'imputato che aveva dato un contributo fattivo alle indagini», mentre il pg ha ribadito il suo no alle attenuanti, così come il legale Musicco, per la parte civile, il quale ha chiarito che «l'omicida ha già avuto un premio, non può averne un altro».

LA FIGLIA VALENTINA: «MERITAVA 30 ANNI»

Dopo la conferma della condanna, la figlia della coppia, Valentina, 25 anni, ha spiegato di essere «contenta» ma ha precisato che comunque «18 anni sono pochi e spero davvero che non esca prima». Ha raccontato anche di aver incontrato il giorno precedente al processo il padre nel carcere di Pavia «dopo 18 mesi, mi ha detto che lui si è pentito, ma se si fosse davvero pentito si sarebbe dovuto alzare oggi e dire che rinunciava all'appello almeno». Valentina ha spiegato di aver paura che il processo di secondo grado «si concluderà con un altro sconto di pena e che nell’arco di pochi anni lui possa tornare in libertà. Ci saranno giudici diversi rispetto al primo grado, spero che abbiano una visione opposta a quella del gup anche se ormai ho poca fiducia nella giustizia». Per lei, suo padre meritava almeno 30 anni di reclusione: «Per mia madre non è stato fatto abbastanza».

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