L'EmanciMappa

4 Giugno Giu 2018 1938 04 giugno 2018

Patenti di guida alle donne in Arabia Saudita: ma la rivoluzione è appena iniziata

Le prime dieci sono state rilasciate. Viaggio in un Paese che sta cercando di modernizzarsi, ma dove c'è ancora bisogno di un tutore maschile per prendere decisioni.

  • ...
Arabia Saudita Donne Patente Guida

Per la prima volta nella storia dell'Arabia Saudita dieci donne hanno ottenuto la patente di guida. La prima l'ha ricevuta una donna vestita di nero. A consegnargliela un ufficiale del governo il 4 giugno, che con un sorriso le ha fatto le sue congratulazioni. Il video della consegna è finito su Twitter e, in poche ore, è diventato virale. Sono serviti mesi di preparazioni e battaglie iniziate negli anni Novanta, ma l'Arabia Saudita, dal 24 giugno 2018, permetterà alle sue cittadine di guidare. Perché nel settembre 2017, per volontà del principe ereditario Mohammed bin Salman, il regno wahabita è stato l'ultimo Paese del mondo a legalizzare la guida per le donne. Il 31 maggio 2018, la principessa Haifa Bint Abdullah è finita sulla copertina di Vogue Arabia, al volante di una decappottabile rossa nel deserto di Gedda.
La sua immagine, con un abito bianco, un paio di guanti neri di pelle, dei sandali con il tacco e una folta ciocca di capelli al vento, ha innescato una bufera di polemiche. Un'operazione di modernizzazione di facciata, riuscita a metà. Uno sfregio per gli attivisti che da decenni si battono per i diritti delle proprie concittadine. E che proprio qualche giorno prima, il 15 maggio, sono stati arrestati. Tra loro anche Loujain-al-Hathlou, volto diventato simbolo di questa lotta che, in diversi fotomontaggi, ha preso il posto della faccia della principessa. Lei, come tanti, chiedeva la fine del sistema oppressivo, che impone alle donne l'autorizzazione di un familiare maschile per compiere ogni gesto.

La principessa dell’Arabia Saudita al volante di una decappottabile nel deserto: Vogue Arabia celebra così la fine del...

Geplaatst door LetteraDonna op vrijdag 1 juni 2018

GUIDARE DANNEGGIA LE OVAIE?

Centinaia di attiviste come lei, per ottenere questo diritto, hanno fatto periodi di carcere, subendo vessazioni e discriminazioni. Vietato guidare. Perché «potrebbe danneggiare le ovaie» e perché «lasciare libere le donne di muoversi in città, potrebbe distruggere le basi della moralità e della famiglia». Dogmi e giudizi indiscutibili che, per anni, hanno influenzato la vita delle donne, proibendo loro di utilizzare l'automobile in autonomia. Un veto soffocato dal lusso dell'autista, per le più benestanti. Una semplice proibizione per le cittadine delle fasce più povere.
L'ingerenza sulla vita delle donne saudite arrivava, direttamente, dagli ulema, parola che, in arabo, indica i saggi e i sapienti. E che, in realtà, rappresenta una sorta di «casta» religiosa maschile ultraconservatrice. Che nel Paese arabo più grande dell'Asia Occidentale, è entrata in ogni aspetto della vita femminile. E che in pochi hanno contestato.

UNA LOTTA LUNGA E FATICOSA

L'idea di guidare per emanciparsi, nel Paese, iniziò però a diffondersi negli Anni '90. Women To Drive fu il primissimo movimento sociale delle saudite per conquistarsi il diritto di muoversi su un'auto in piena indipendenza. Le conseguenze furono prevedibili. Molte di loro finirono in carcere e ad altre fu confiscato il passaporto. Nel 2007, Wajeha al-Huwaider lanciò una petizione per chiedere al re Abd Allah il diritto di guidare. Ma nulla cambiò davvero. Le più coraggiose continuarono la loro lotta. Si fecero notare al volante per le strade, con il rischio di essere incarcerate o sottoposte a pene esemplari. Nel 2011, con le Primavere arabe, spinte dall'entusiasmo che quelle proteste di piazza avevano portato nelle strade, centinaia di cittadine saudite ricominciarono la loro protesta, intensificando la campagna di guida. Con adesivi, volantini e campagne in Rete.

IN FONDO ALLA CLASSIFICA MONDIALE PER IL GENDER GAP

«Una ragazza non possiede che il suo velo e la sua tomba»: in un antico proverbio saudita, per anni, è stato scritto il destino di milioni di cittadine. Che rappresentano, a oggi, il 13% della forza lavoro nativa e il 51% degli iscritti alle università, in un Paese dove il 65% della popolazione ha meno di 35 anni. Nel 2011 le laureate erano maggiori rispetto ai colleghi maschi.
Ma il Global Gender Gap del World Economic Forum, che esamina le discriminazioni tra uomini e donne nel mondo e le analizza in categorie, nel 2016, ha classificato il Paese al 141° posto su 144 Stati. E nel 2017 l'ha inserito tra i dieci Stati che chiudono la lista, insieme a Giordania, Marocco, Libano, Iran, Mali, Ciad, Pakistan e Yemen.

UN GUARDIANO PER OGNI DONNA

Nel World Report 2018 di Human Rights Watch si legge che, oggi, nonostante i tentativi di modernizzazione dello Stato, ancora «molte barriere formali e informali» si mettono in mezzo tra le donne e la società. Soprattutto quando le cittadine devono prendere decisioni che le riguardano. Un sistema discriminatorio inossidabile, perfettamente costruito negli anni, in cui le donne adulte devono ottenere il permesso di un wali, un tutore maschio, per qualsiasi aspetto della propria vita. Un ruolo di guardiani, di solito affidato a padri, fratelli, figli maschi, mariti e, in qualche caso, agli zii (mahram). Serve il loro permesso per viaggiare all'estero, avere il passaporto, sposarsi, divorziare, aprire un conto in banca o essere scarcerate. A discrezione dei funzionari, potrebbe essere richiesto di fornire il consenso del tutore anche sul lavoro o su tutte le decisioni che riguardano l'assistenza sanitaria, soprattutto in materia sessuale.
Nel 2012 il governo saudita aveva implementato una nuova politica per rafforzare le restrizioni di viaggio alle cittadine: gli uomini ricevevano un sms sul loro cellulare ogni volta che una donna, sotto la loro custodia, lasciava il Paese, anche se in compagnia del proprio «guardiano». Fino al 2011 alle donne era proibito votare in qualsiasi tipo di elezione o essere elette in qualche ufficio politico. Il re Abdullah ha permesso il voto femminile solo nelle elezioni locali del 2015

UNA RIVOLUZIONE APPENA INIZIATA

A distanza di qualche anno, anche se alcuni passi in avanti sono stati fatti, per le cittadine saudite sole è ancora molto complicato affittare un appartamento o sbrigare faccende legali. Nel 2017, re Salman ha decretato un accesso più libero alle donne per i servizi governativi legati all'Educazione e alla Sanità, senza il bisogno del consenso del proprio tutore. A luglio dello stesso anno, il ministero dell'Istruzione ha annunciato l'avvio di un programma di Educazione fisica per le proprie studentesse. Ma, per ora, nessuna scuola pubblica sembra disporre di impianti sportivi adeguati a queste nuove pratiche. Da quest'anno, le donne hanno la possibilità di fondare da sole imprese vitali per Vision 2030, il piano di rilancio del regno e di entrare in alcuni programmi militari, che le escludano però dal combattimento. Ma la rivoluzione femminile saudita zoppica ancora.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Correlati

Potresti esserti perso