31 Maggio Mag 2018 1819 31 maggio 2018

Gli algoritmi e le intelligenze artificiali rischiano di essere maschilisti?

Il pericolo di alimentare pregiudizi tramite i software è alto. La scarsa diversità nel mondo della programmazione dà spesso vita a discriminazioni sessiste e razziste.

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Leggenda vuole che il dibattito sul sesso degli angeli abbia per lungo tempo animato la vita accademica italiana. Nel parlato comune equivale a trattare di aria fritta: questioni di poco conto su cui a qualcuno piace spaccare il capello in quattro. Passando a problemi meno celesti e più tecnologici, c’è chi sta puntando l’attenzione su una tematica simile, ma decisamente più concreta e interessante: quella del sesso nell’intelligenze artificiali e negli algoritmi che le animano. Tutt’altra rilevanza rispetto alla storia dei putti, perché, se anche non ce ne rendiamo conto, la nostra vita è custodita proprio da queste presenze discrete e inesorabili. Il suggeritore di risultati su Google, per esempio, è quella con cui avrete più a che fare ogni giorno. E visto che tanta parte delle nostre esistenze è affidata al loro funzionamento e che nella maggior parte dei casi i laboratori sono pieni di quote azzurre e non rosa, sorge spontanea la domanda: le intelligenze artificiali sono maschiliste?

I NUMERI NON SONO NEUTRALI

Come ha scritto sul Guardian Ivana Bartoletti, in occasione della nascita del network Women Leading in Artificial Intelligence alla London School of Economics, c’è il rischio che questa nuova frontiera della tecnologia diventi anche una nuova frontiera della mascolinità. Il primo problema è ovviamente il difficile rapporto fra donne e materie scientifiche, fra cui la programmazione informatica: la progettazione degli algoritmi risente di una visione per forza di cose ancora parziale. Le politiche culturali e sociali che servono adesso sono quelle per avvicinare le ragazze ad ambiti a cui non pensano di poter appartenere. Perchè chi invece dietro ai computer ci è arrivato, sarà, volente o nolente, influenzato dal proprio sesso e dalla propria esperienza. Sono questioni attorno a cui si dovrebbe riflettere in termine di etica e morale e di cui aumentare la consapevolezza. Immaginatevi di avere a che fare con architetti incuranti dei bisogni di particolari fasce della popolazione (bambini, disabili, donne): sarebbe inaccettabile. Per le intelligenze artificiali deve valere lo stesso principio. Bartoletti fa notare, a tal proposito, che nel Regno Unito si stanno prendendo provvedimento a riguardo. Su spinta del governo ha preso vita il Centre for Data Ethics, un organismo chiamato a vigilare su un uso sicuro e corretto delle tecnologie data-driven.

C'È ANCHE IL RISCHIO RAZZISMO

Il pericolo di pregiudizi non riguarda solo le donnne, ma ha risvolti anche in chiave etnica. Negli anni scorsi si era discusso di software di riconoscimento facciale incapaci di rilevare i volti di persone di colore e di come alcuni risultati di Google potessero essere segno di razzismo latente nella sua programmazione. La scarsa diversità nel mondo della programmazione può essere un serio problema, soprattutto perché da un serie limitata di idee e informazioni non potranno che uscire sistemi decisionali fallati.

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