31 Maggio Mag 2018 1544 31 maggio 2018

In Lombardia gli aborti sono in calo ma gli obiettori sono il 66%

Lo dicono gli ultimi sconvolgenti dati sull'applicazione della legge 194 raccolti in un'indagine condotta dal Pd. E solo l'8,2% degli ospedali ricorre alla Ru486.

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Nel 2017 le interruzioni di gravidanza in Lombardia sono state 13.499, 331 in meno rispetto al 2016. Ma se il dato sugli aborti è in forte calo, certo è che il numero di obiettori di coscienza rimane purtroppo ancora troppo alto: lo dicono gli ultimi dati sull'applicazione della legge 194 nella Regione, raccolti in un'indagine condotta dal Partito democratico.
«Sconfortante», spiega la consigliera regionale dem Paola Bocci, che ha presentato lo studio, «è il quadro relativo alla percentuale di ginecologi obiettori di coscienza, la cui presenza resta quasi invariata: il 66,1% nel 2017, a fronte del 68,2% del 2016». In cinque ospedali - Gallarate, Iseo, Oglio Po, Sondalo e Chiavenna - i ginecologi obiettori sono la totalità. In altre 11 strutture lombarde superano l'80% mentre solo in otto ospedali sono sotto il 50%.

TROPPO POCHI, CON UN CARICO DI LAVORO INGESTIBILE

«La carenza di medici non obiettori fa sì che i pochi che praticano l'aborto abbiano un carico di lavoro altissimo. In Lombardia devono fare tre interventi alla settimana, talvolta spostandosi fra diversi presidi, a fronte di 1,3 in Piemonte 1,2 in Veneto, questo anche per il fatto che solo il 63,9% delle strutture che hanno il reparto di ostetricia e ginecologia effettuano l'interruzione di gravidanza. In alternativa, le Ats sono costrette a ricorrere a personale esterno, cioè a medici gettonisti, che si recano negli ospedali esclusivamente per questo tipo di intervento e per i quali nel 2017 sono stati spesi 147.504 euro». Bocci ha chiesto alla Regione di attuare la 194 in tutte le sue parti: «Questo obiettivo deve essere raggiunto anche con l'assunzione di ginecologi non obiettori tramite concorso ad hoc, laddove ci sia una carenza, così come è stato fatto in Lazio dalla giunta Zingaretti».

MALE ANCHE I DATI SU PILLOLA ABORTIVA E CONSULTORI PUBBLICI

La Lombardia è inoltre tra le ultime regioni italiane per l'utilizzo della pillola abortiva Ru486, autorizzata dall'Aifa nel 2009: solo l'8,2% degli ospedali lombardi ricorrono al metodo farmacologico per l'interruzione di gravidanza, a fronte di una media nazionale del 18,2%. Fanno eccezione gli ospedali di Lodi e Mantova, dove l'impiego della Ru486 è molto alto, rispettivamente dell'83% e nel 58,2% dei casi.
Ma non finisce qui: un altro dato critico è quello del numero di consultori pubblici. «Secondo la legge», sottolinea la consigliera, «dovrebbero essere 1 ogni 20 mila abitanti ma la Lombardia è ben lontana dal rispetto dei parametri, anzi si classifica ultima in Italia con solo 0,3 strutture per abitante, ossia 1 a 60 mila». Secondo Bocci la carenza di strutture che promuovono la prevenzione è dimostrata anche dall'alto numero di donne extracomunitarie che ricorrono all'aborto, che rappresentano il 34,8% del totale delle interruzioni di gravidanza.

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