Femminicidio

Femminicidio

30 Maggio Mag 2018 1302 30 maggio 2018

Il fidanzato di Noemi Durini andrà a giudizio con il rito abbreviato

Il procedimento contro Lucio, 18 anni, in carcare con l'accusa di femminicidio, inizierà il 2 e il 3 ottobre 2018.

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Il fidanzato di Noemi Durini, Lucio, 18 anni, in carcere con l'accusa di femminicidio, sarà giudicato con il rito abbreviato. Il giudice per l'udienza preliminare del Tribunale dei minori di Lecce ha accolto la richiesta di rito abbreviato fatta degli avvocati del ragazzo e ha disposto l'inizio del procedimento per il 2 e 3 ottobre 2018. L'udienza preliminare a carico di Lucio è cominciata alle 9.30 del 30 maggio 2018. Per la prima volta, il 18 enne, detenuto nel carcere minorile di Quartuccio, in Sardegna, si è trovato faccia a faccia con i genitori di Noemi, presenti all'udienza. C'erano anche i genitori del ragazzo. Lucio, a bordo di un furgone scortato da una pattuglia della polizia carceraria, è entrato da un ingresso secondario. È accusato di omicidio volontario aggravato dalla premeditazione per «aver agito con crudeltà per motivi abietti e futili e di aver poi occultato il cadavere, scoperto solo dopo 10 giorni sotto un cumulo di pietre».

Secondo la ricostruzione dell'accusa, infatti, Nome Durini, all'epoca 16 anni, era scomparsa da casa il 3 settembre 2017, mentre il suo corpo è stato ritrovato soltanto il 13 settembre sotto un cumulo di pietre nelle campagne di Castrignano del Capo, in provincia di Lecce, vicino a Specchia, dove la ragazza viveva con la famiglia. Fu proprio lo stesso ex fidanzato, dopo ore di interrogatorio, a confessare l'omicidio e a indicare agli investigatori il luogo in cui era stato nascosto il corpo di Noemi. Secondo quanto emerse dall'autopsia, la 16enne venne prima picchiata, probabilmente a mani nude, e poi accoltellata. La procura per i Minori di Lecce ha chiuso il fascicolo ritenendolo l'unico colpevole nella vicenda, così come la Procura ordinaria che, dopo aver indagato i genitori di Lucio per favoreggiamento (si ipotizzava che avessero aiutato il ragazzo a occultare il cadavere) e un meccanico di Patù, Fausto Nicolì, uomo su cui dopo aver ritrattato la confessione il 18enne aveva addossato la responsabilità del delitto, ha proceduto con l'archiviazione delle loro posizioni.

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