Femminismo

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30 Maggio Mag 2018 1947 30 maggio 2018

Nicoletta Braschi: «Non c'è bisogno di firmare Dissenso Comune per essere femministe»

Tornata sul grande schermo con Lazzaro Felice dopo 13 anni di assenza, l'attrice ha detto la sua sullo scandalo molestie e il caso Weinstein: «È una rivoluzione».

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Nicoletta Braschi Dissenso Comune Harvey Weistein

Era da ben 13 anni che non appariva sul grande schermo. Era il 2005 e il film era La Tigre e la neve, diretto da suo marito Roberto Benigni.
Dopo tanto tempo, Nicoletta Braschi, oggi 58 anni, torna al cinema con Lazzaro Felice, film firmato da Alice Rohrwacher acclamato al Festival di Cannes. Un ruolo da cattiva, di una marchesa avida e manipolatrice: un personaggio che l'attrice ha raccontato in un'intervista a Vanity Fair, dove ha parlato anche dello scandalo molestie nel mondo del cinema e di Harvey Weinstein, con cui aveva collaborato in occasione de La Vita è bella e Pinocchio.

IL CASO WEINSTEIN

Collaborazioni esclusivamente professionali, che non sono mai sfociati, nel suo caso, in altro. Ma l'attrice crede che quella iniziata a ottobre 2017 sia una rivoluzione. «Al di là del dolore enorme che ho provato, e che sempre provo leggendo le storie di donne che hanno subito violenza», ha detto a Vanity Fair, «penso che stiamo assistendo a un cambiamento straordinario. Una nuova fase della lunga rivoluzione delle donne che lascerà qualche ferito sul campo ma soprattutto avrà un'enorme ricaduta su tutti gli aspetti dei rapporti tra gli uomini e noi».

IL FEMMINISMO E DISSENSO COMUNE

Braschi, nel corso dell'intervista, ha anche affermato con convinzione di essere femminista: «Spero che non si debba più parlare di tutela della creatività femminile, che la si faccia finita con questa divisione tra cinema delle donne e degli uomini, letteratura delle donne e degli uomini... L'obiettivo del femminismo, quel femminismo in cui io credo fermamente, per me è questo». E alla domanda sul manifesto contro le molestie delle donne del cinema italiano, Dissenso Comune, la moglie di Benigni ha spiegato la ragione per la quale non ha aderito: «Non è necessario firmare documenti per essere femminista. Io sono nata femminista, sono stata in prima linea fin da quando ero ragazza, a Cesena».

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