29 Maggio Mag 2018 1530 29 maggio 2018

Come posso fare per denunciare una pubblicità sessista?

L'Italia è il regno degli spot che oggettificano le donne. Fermarli si può: tutto comincia da una segnalazione all'Istituto di autodisciplina pubblicitaria.

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Donne nude e inscatolate «in offerta speciale, ideali per pubblicità, televisione, sfilate». Una procace modella inquadrata di spalle, con una succinta minigonna, affiancata allo slogan «L'ospitalità in penisola sorrentina». Una fiera del riso pubblicizzata con l'illustrazione di una contadina sensuale, e di fianco il messaggio «Tu la conosci la Jolanda?». Per non parlare del fruttivendolo che espone il cartello «Che due meloni!», stampato su due seni in bikini. L'Italia è il regno delle pubblicità sessiste, dove ai creativi è richiesto il minimo sforzo: basta usare il corpo femminile e qualche logoro doppio senso. Opporsi e denunciare tutto questo, però, in certi casi si può.

UNA PREMESSA

La Legge Per Tutti ha provato a fare un po' di chiarezza sull'iter da seguire. Punto primo: non c'è una legge contro le pubblicità sessiste. Tutto è demandato al buon senso e al codice di autoregolamentazione redatto dall'Istituto di autodisciplina pubblicitaria (Iap). Questa organizzazione prevede l'esistenza di un Giurì, che verifica, valuta e, se ritiene, può far ritirare le campagne considerate offensive, non solo quelle sessiste, ma anche quelle ingannevoli. Queste ultime, in particolare, sono quelle che esigono più impegno e risorse dal Giurì stesso, lasciandogli meno spazio per occuparsi delle pubblicità sessiste. Detto questo, è bene sottolineare che il Giurì ha un potere molto esteso che non si ferma alla propaganda televisiva, ma che arriva anche alla cartellonistica.

COME SI FA

Per denunciare una pubblicità sessista, bisogna contattare dunque lo Iap (i contatti li trovate sul sito). Le segnalazioni devono essere inviate in forma scritta, e possono essere mandate da chiunque. È necessario segnalare con precisione di quale pubblicità si tratti, e spiegare con chiarezza perché la si ritiene sessista. A quel punto il Presidente del Giurì nomina un relatore che si fa carico dell'istanza presentata, studia il caso e valuta se è il caso di contattare l'azienda responsabile, che ha la facoltà di difendersi e far valere le proprie ragioni. Alla fine, il Gran Giurì dà lettura della sentenza, spiegando se e perché la pubblicità incriminata è sessista oppure no. Una curiosità: a ricorrere a pubblicità sessiste sono soprattutto le aziende più piccole, mentre quelle più grandi, per motivi d'immagine, sono solitamente più attente a non scivolarvi.

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