29 Maggio Mag 2018 1950 29 maggio 2018

Quali sono i pro e i contro di social media e smartphone?

Il punto di vista di due studiose italiane sugli effetti, negativi e positivi, delle nuove tecnologie e dei nuovi mezzi di comunicazione.

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Nuove Tecnologie Pro Contro

Social media, smartphone, tablet. Mezzi che utilizziamo tutti i giorni, dalla mattina alla sera, per restare in contatto con amici, parenti e mondo del lavoro. E che hanno radicalmente influenzato una discussione, quella sui legami tra corpi e tecnologie, che esisteva da tempo. Ribaltando assunti che sembravano consolidati, e che invece devono essere ripensati da capo, come hanno fatto le autrici di Smagliature digitali: l'obiettivo del testo è «smascherare i dispositivi di potere e i loro complicati intrecci», come ci raccontano due delle autrici, Carlotta Cossutta e Arianna Mainardi. Perché le tecnologie hanno dei pro e dei contro, e a questi ultimi non si può certo rimediare rinnegando l'innovazione. «La tecnologia non è né giusta né sbagliata. La questione non è disintossicarsi ma abitare con consapevolezza il mondo digitale», spiega Arianna. Mentre per Carlotta la fuga è impossibile, a meno che «non si decida di vivere totalmente isolati. Il corpo è straordinario, consente sia a forme di controllo che di apertura. Con poco possiamo far sì che i bombardamenti non diventino schiaccianti». E allora cerchiamo di capire quali sono le due facce di questa complessa medaglia.

I PRO

Una voce per le minoranze

Ad esempio, è innegabile che la tecnologia abbia aiutato i movimenti femministi. Senza social, non sarebbe mai esistito #MeToo. Arianna e Carlotta sono d'accordo: la potenza di questi strumenti è innegabile. Per Carlotta, «bisogna ringraziare le tecnologie per la dimensione di questa esperienza. Se avessimo dovuto aspettare i tempi dell’analogico non sarebbe stato possibile». La Cossutta rimarca il concetto, pensando ovviamente al caso Weinstein: «Testimonia una forza delle donne che hanno avuto la forza di prendere parola pubblicamente. Questo ha decretato anche le critiche contro chi ha denunciato, soprattutto in Italia. Ma pensare che storie come queste succedevano anche prima e rimanevano in silenzio è assurdo».

Un difensore della diversità

Tutti noi frequentiamo spazi comuni e di condivisione, come i social network. È proprio qui che nascono i modelli di perfezione che a volte ci sembrano irraggiungibili. Per Arianna non si può essere solo critici: «I social sono una delle risorse di costruzione personale e delle relazioni con gli altri. Non parlerei di influenza perché siamo noi che li utilizziamo. Abbiamo in mano strumenti che ci consentono di formare nuovi modelli meno normativi della femminilità». Anche Carlotta interviene dicendo che tutto questo «Apre a nuovi giochi di cambiamento, come l’esplosione delle modelle curvy che senza i social non avrebbero avuto lo stesso successo. Tuttavia questi luoghi sono pubblici, paragonabili alla strada. Lì dove si possono subire pressioni, commenti maschili non richiesti. Il contesto è molto simile».

I CONTRO

Comandano le big

Le autrici stesse del libro ammettono che il lavoro svolto non sarebbe riuscito senza le opportunità digitali. E allora perché criticare gli strumenti del settore? Interviene Carlotta: «Ciò che è sbagliato è la struttura dei rapporti di potere che danno vita alle tecnologie. Facebook, Instagram, Skype, Twitter, possiamo usarli in tantissimi modi ma questo non toglie che i rapporti economici non siano controllati da noi. Più in generale, tutto questo è sviluppato in laboratorio, un luogo non neutro». Secondo Arianna è giusto anche dare al digitale una lettura diversa: «Bisogna avere gli strumenti per guardare tutto da un’altra prospettiva, costruendo contronarrazioni».

Il megafono del body shaming

I canoni di bellezza che siamo costretti a vedere ogni giorno non smettono di incuriosire gli utenti. Prima arrivavano solo dalla televisione, adesso dappertutto. Ma in rete non si vedono solo impeccabilità, ma anche offese senza limiti. La tendenza abbastanza pericolosa, il body shaming, è parecchio diffusa. Lo scopo è prendere di mira le forme femminili. La Mainardi sostiene che «la rete supporta la diffusione, ma sarebbe giusto ristrutturare il concetto della violazione sulla parità di genere». Della stessa opinione anche la Cossutta, che parla di «chiara violenza femminile. Riguarda categorie di tutte le età e spesso sono colpite le persone LGBT».

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