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21 Maggio Mag 2018 1712 21 maggio 2018

Secondo Rebel Network il contratto di governo cancella anni di battaglie per i diritti delle donne

Disoccupazione femminile, concezione della maternità, prevenzione della violenza: tutte le carenze del documento stilato da Lega e Movimento 5 stelle.

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Rebel Network Contratto Governo Donne

Le donne non sono considerate nel contratto di governo. O almeno, come avevamo già sottolineato, a loro viene dedicato troppo poco spazio.
E in riferimento a troppi temi, dall'identificazione con il ruolo di madri al problema dei Centri Antiviolenza e quello della disparità di retribuzione, il documento stilato da Lega e Movimento 5 stelle sembra fare un enorme passo indietro rispetto a quelli compiuti negli ultimi anni relativamente alla parità di genere.
Le attiviste di Rebel Network, preoccupate per quanto letto nel testo, hanno scritto un comunicato stampa che ne sottolinea tutte le criticità.

DICHIARAZIONE DI REBEL NETWORK SUL CONTRATTO LEGA-5STELLE

Rebel Network esprime grande preoccupazione per quanto riportato nel contratto di governo in materia di politiche di riequilibrio tra i generi.

Le poche righe dedicate al tema sono un vero e proprio salto nel passato che cancellano anni di battaglie per i diritti e studi sul contrasto alla violenza maschile sulle donne.

Le donne vengono collocate fra gli anziani e le periferie. L'impressione è che non si conosca il linguaggio di genere e che non vi sia alcuna consapevolezza delle nuove istanze sociali volte a considerare – finalmente – uomini e donne diversi e pari.

La conciliazione famiglia-lavoro menzionata nel documento esclude gli uomini (in un Paese dove la cura della casa, dei figli e degli anziani è già in gran parte sulle spalle delle donne), ostacolando così una più moderna visione della genitorialità e della cura responsabilmente condivisa. Per esempio, non vi è nessun accenno al congedo di paternità.

Si parla di ‘premio' per la #maternità anziché di ‘contributo alle spese’, riportandoci all'insopportabile retorica da ventennio fascista del «dare figli alla Patria», della maternità come dovere sociale e non come libera scelta individuale.

Sul tema dell'affidamento dei figli, in caso di separazione, l'unica soluzione proposta è una uguale divisione del tempo da trascorrere con l'uno o l'altro genitore. Si parla di affido condiviso come se i figli fossero beni da spartire più che da crescere in un ambiente sereno.

In un Paese in cui si consuma un femminicidio ogni tre giorni (e in cui vi è un preoccupante aumento dei casi di figlicidio) la «Prevenzione» è affidata solo ai corsi di formazione per le Forze dell’ordine (attività importante, ma non sufficiente) e a singole iniziative dei Centri Antiviolenza; si legittima la teoria dell’alienazione parentale, quella che accusa le donne di denunciare prevaricazioni e abusi al solo scopo di separare padri e figli. Questa teoria, da tempo scientificamente disconosciuta a livello internazionale, non solo discredita le donne, ma mette in pericolo la loro vita e quella dei loro figli e di fatto difende gli uomini violenti.

Viene ignorata completamente la necessità prioritaria di fare prevenzione, come se subire violenza fosse per le donne un destino ineluttabile. Manca un qualsivoglia riferimento all’inserimento di programmi di educazione di genere nelle Scuole, luoghi centrali del rinnovamento della cultura nel rispetto delle diversità.

Nessuna posizione sulla preoccupante situazione della disoccupazione femminile (attualmente al 50,3%), su eventuali strumenti necessari per il superamento degli ostacoli nell’accesso alle carriere da parte delle donne, sulla disparità di retribuzioni tra uomini e donne a parità di incarico (fenomeno pandemico, nonostante in Italia vi sia il DL 198/2006 che regola la parità salariale).

Nella parte dedicata allo Sport sono completamente assenti i riferimenti alle discriminazioni che il mondo femminile subisce, a partire dall'impossibilità di accedere alla Legge sul professionismo sportivo (L.91 del 1981), di cui possono beneficiare in Italia solo quattro discipline sportive, tutte solo maschili.

In definitiva, rileviamo la mancanza di una visione femminista del presente e del futuro, intendendo con la parola femminista una visione della società come un luogo inclusivo delle differenze e che garantisca a tutte le persone pari opportunità di realizzazione e pari #diritti. In questa mancanza di inclusività, riteniamo esempio aberrante la volontà di escludere dagli asili nido i bambini non italiani.

Pur consapevoli che si tratti di una sintesi, riteniamo che questo programma metta a rischio alcuni dei fondamentali diritti acquisiti nel percorso di fuoriuscita dalla #cultura patriarcale iniziato nel secolo scorso e ripreso con slancio irrefrenabile in questi ultimi anni, in Italia e nel mondo.

Nell’auspicio che quanto scritto nel documento possa essere rivisto, chiediamo sin d’ora un incontro per confrontarci con i Ministri e le Ministre che avranno il compito di attuare le politiche su questi temi, sottolineando la necessità di una nomina di una Ministra per le #pariopportunità che abbia una storia personale e competenze vicine ai movimenti delle donne e alle loro battaglie.

DICHIARAZIONE DI REBEL NETWORK SUL #CONTRATTO LEGA-5STELLE (se condividete, vi chiediamo di sottoscriverlo commentando...

Geplaatst door Rebel Network op zondag 20 mei 2018
© RIPRODUZIONE RISERVATA

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