19 Maggio Mag 2018 1832 19 maggio 2018

Gessica Notaro: «Aiutare le donne, la mia missione in questa vita»

Finalista a Ballando con le Stelle, ci ha raccontato la sua nuova passione per la danza, senza dimenticare gli obiettivi importanti. Primo fra tutti, l’impegno contro la violenza.

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Gessica Notaro Ballando Con Le Stelle (2)

Gessica Notaro si muove sicura davanti alle telecamere, nella danza ha trovato una nuova passione, tanto che da qualche settimana la danno come favorita per la finalissima di Ballando con le Stelle, in onda su Raiuno sabato 19 maggio.
Eppure lei non aveva mai avuto esperienze pregresse, il suo sogno è sempre stato la musica.
È chiaro da subito, spulciando nel suo sito alla ricerca di elementi che vadano al di là della storia pubblica di questa 28enne riminese. La musica, e le parole, sono la prima impressione che ho di lei. Le note di Gracias a la vida irrompono improvvise nella stanza. È la cover dell’omonima canzone folk cilena di Violeta Parra, registrata per la prima volta nel 1966 e fatta propria, negli anni, da tanti artisti. Il singolo di Gessica è uscito nell’agosto 2017, otto mesi dopo l’incisione. Colpa, scherzò sui social ai tempi, di un «piccolo imprevisto». Colpa di Edson Tavares, l’ex fidanzato, che la notte del 10 gennaio 2017 la aspettò sotto casa e le rovesciò una bottiglietta di acido sul viso, rubandole la bellezza e la vita di prima.
Gessica, che sognava un futuro nel mondo dello spettacolo, diventò così famosa all’improvviso, ma per ragioni completamente diverse da quelle in cui aveva sempre confidato. Era arrivata giovanissima in finale a Miss Italia, giusto dieci anni prima. Attraente, mora, capelli lunghi, qualche passerella all’attivo, schedina a Quelli che il calcio e modella a Ciao Darwin, due belle possibilità per una ragazza sconosciuta che si fa da sola, senza cognomi importanti su cui fare affidamento. Il sogno vero, però, è musicale, ed è quello che ancora adesso la anima più degli altri. Oggi, però, vuole fare anche altro. Gessica è impegnata a tempo pieno nel sociale e nella sensibilizzazione sul tema della violenza contro le donne, di cui è diventata paladina insieme a tante altre che come lei ce l’hanno fatta, pur portandone ancora le cicatrici addosso.

Credits: Assunta Servello.

DOMANDA: Manca poco ormai alla finale di Ballando con le Stelle, che sensazioni ci sono?
RISPOSTA: Sono un po’ combattuta. All’inizio è stato un percorso molto difficile per me, però una volta entrata in un’isola felice come Ballando pensare di doverne uscire fa un po’ male.

D: In molti la danno come favorita, anche dal suo punto di vista?
R:
In questi casi secondo me non si possono mai fare previsioni, è possibile tutto e il contrario di tutto. Io sicuramente me la cavo meglio in alcuni stili, mentre altri concorrenti primeggiano in balli diversi, vedremo sabato come andrà a finire!

D: Il ballo era già una disciplina che praticava?
R:
No. In realtà mi sarebbe sempre piaciuto imparare, però tra il mio lavoro con i mammiferi marini (prima dell’aggressione lavorava al delfinario di Rimini, ndr), e poi la musica, non avevo mai potuto approfondire più di tanto.

D: Qual è stata la cosa più difficile a Ballando?
R:
Imparare, e all’inizio ho fatto davvero molta fatica. Ero reduce da sette anestesie generali, l’ultimo intervento, all’occhio, l’ho fatto appena due settimane prima dell’inizio del programma. Fisicamente non è facile, ero sempre affaticata, con il fiato corto, sentivo il corpo molto pesante. Poi le cose sono migliorate, mi sono impegnata molto.

D: Come sta adesso fisicamente? Ci sono buone possibilità di salvare l’occhio sinitro?
R: Sì, per fortuna sta andando tutto bene, sono ottimista.

D: Qualche settimana fa in sala prove ha colpito molto un suo sfogo. Diceva che prima doveva dimostrare di non essere solo bella e ora di non essere solo la ragazza sfregiata con l’acido. In qualche modo per gli altri sta sempre dalla parte sbagliata?
R:
Sono cose che fanno male, un po’ dispiace, ma io sono sempre stimolata a fare, nonostante i pregiudizi della gente.

D: Pensa di esserne vittima anche adesso?
R:
Certamente, la gente a volte è strana. Ci sono tante persone che mi vogliono bene, che mi dimostrano vicinanza e affetto, altre invece non sopportano il fatto che io mi sia ripresa in questo modo, col sorriso. Non se lo aspettavano, forse credevano che sarei rimasta in un angolo a piangermi addosso, e quindi continuano ad attaccarmi.

D: Si riferisce all’attacco da parte dei legali del suo ex?
R:
Ormai è una cosa passata, non ci penso più.

D: Che momento è stato quello?
R:
Mi ha causato molto nervosismo, non pensavo di dovermi aspettare anche altro dopo tutto quello che ho passato. Cornuta e mazziata, si dice, credevo di aver subito abbastanza.

D: È vero che tante persone cercano in lei un supporto per uscire da situazioni analoghe alla sua?
R:
Sì, mi scrivono sia le donne che gli uomini.

D: Cosa le chiedono?
R:
Come muoversi, quali sono i passi da fare. Spesso denunciare non basta, la gente si sente abbandonata dalle istituzioni, da chi dovrebbe tutelarci e invece non lo fa.

D: Lei è riuscita a lasciare il suo ex, ma molte donne non riescono. Perché per alcune è così difficile dire basta?
R:
Non è facile spiegarlo a parole, e per chi non vive una situazione del genere è anche difficile capire.

D: Proviamoci.
R: È una vera e propria trappola psicologica. Loro (gli uomini violenti, ndr), ti trattano sempre male, poi arriva il giorno che ne combinano una talmente grossa che cambiano completamente, diventano le persone più buone sulla faccia della terra. Io la chiamo la sindrome della slot machine. Un giocatore sa che ogni giorno va a perdere soldi, ma sa anche che esiste il jackpot, quindi continua a giocare nella speranza che giorno dopo giorno arrivi quello giusto in cui vince tutto. Con certi uomini è la stessa cosa: «Vedi, lui è anche questo!», ti dici quando scorgi quel comportamento diverso, così resti agganciata tutto il tempo. È la stessa cosa che succede con le droghe, dipendi da quei momenti di normalità e vivi per quelli.

D: Com’era la sua situazione?
R:
Nel mio caso prima dell’aggressione con l’acido non ci sono mai stati casi di violenza fisica, su di me il mio ex non ha mai alzato una mano. Era una violenza diversa, psicologica, molto pesante, grave. E poi mi tradiva di continuo. C'erano quei momenti in cui il suo modo di essere cambiava completamente, era come un’altra persona. Diventava buono, gentile, affettuoso. Si tratta sempre di una trappola, anche quando non ci sono aggressioni fisiche.

D: Si è mai chiesta «perché proprio a me?» oppure ha preferito andare oltre?
R:
Sì, me lo sono chiesta.

D: Che risposta si è data?
R: Questa è la mia missione in questa vita, il mio scopo. Il lavoro nel sociale oggi è la mia priorità, voglio sensibilizzare il più possibile le donne sulle relazioni malate e aiutarle a uscirne, a liberarsi da queste trappole.

D: Cos’è che l’ha aiutata di più a riprendersi?
R: Tutte le persone che mi sono state vicine, tantissime, ma soprattutto la fede, sono molto credente. Senza forse non ce l’avrei fatta.

D: Domani?
R:
Ho tanti progetti, ma ancora non posso parlarne. Sicuramente però porterò avanti i miei impegni musicali, e mi piacerebbe anche continuare a ballare. Ormai ho imparato!

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