8 Marzo Mar 2018 1850 08 marzo 2018

Seven Women: Fran Drescher racconta lo stupro del 1985

Dal 1993 al 1999 è stata protagonista de La Tata. Nel documentario di Yvonne Sciò, oltre che della sua carriera, l'attrice parla anche della violenza subita, e di come essere un'ispirazione per altre donne. 

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Sette donne per sette storie diverse, diverse epoche e diverse tematiche, unite però dalla voglia di celebrare la forza e la determinazione femminile. Il documentario Seven Women di Yvonne Sciò, in programma per la serata di giovedì 8 marzo su Sky Arte HD, intende fare questo, raccontando la vita di stiliste, giornaliste, modelle e attrici. C'è un po' di Italia, con Rosita Missoni e l'artista Alba Clemente, e anche tanto spettacolo, con la costumista Patricia Field (Il Diavolo veste Prada) e Fran Drescher, protagonista della serie tv cult degli Anni '90 La Tata. Nel documentario di Sciò, la Drescher torna su due esperienze che l'hanno molto segnata, e di cui però non esita a parlare: lo stupro avvenuto nel 1985 e il cancro all'utero con cui ha dovuto lottare per due anni. Nell'affrontare la sua storia, sia la regista sia l'attrice hanno voluto porre l'accento non sull'abuso subito, ma su quello che si è in grado di fare dopo. Come ha dichiarato Sciò alla presentazione di Seven Women: «Il film è antecedente al fenomeno #MeToo, e comunque credo che non esista solo la violenza da raccontare. In un momento storico come questo serve ascoltare storie di donne che hanno preso la vita di petto affermando la propria identità»

LO STUPRO E LA CARRIERA

Lo stupro, come raccontò nel suo libro Enter Whining circa dieci anni dopo, avvenne durante una rapina subita dall'attrice e dal suo ex marito Peter Marc Jacobson. Due uomini, che si introdussero in casa loro nel corso di una cena fra amici, aggredirono Jacobson e violentarono Drescher e una loro invitata. Ricordando i fatti di quella sera, il produttore ha dichiarato in un'intervista a Studio 10: «L'unica cosa era cercare di sopravvivere, cerchi di arrivare alla fine rimanendo vivo. La polizia ci disse 'Qualsiasi cosa abbiate fatto, avete fatto bene, perché siete sopravvissuti'»

RACCONTARE PER ISPIRARE

In alcune interviste precedenti al documentario di Sciò, Fran Drescher ha spiegato che la sua decisione di parlare apertamente dello stupro diversi anni dopo l'accaduto le ha permesso di non essere rappresentata come una vittima inerme, di non essere solo compatita dall'opinione pubblica. Voleva uscire dal solito schema con cui si parla delle donne e degli uomini coinvolti in una violenza sessuale, ed essere d'aiuto per chi si fosse trovato nella sua stessa situazione. Sempre a Studio 10: «Non ho scritto il libro finché non sono diventata famosa, circa 10 anni più tardi. Ho pensato, se la gente può vedere il percorso che ho fatto dal mio punto più basso a quello più alto, forse potrò ispirare altre persone che sono state aggredite ad andare oltre». Dopo il fatto, l'obiettivo di Drescher è stato «trasformare il dolore in un obiettivo».

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