8 Marzo Mar 2018 1753 08 marzo 2018

Le linee guida del Miur per l'uso del genere nel linguaggio amministrativo

Il Ministero dell'Istruzione dà le prime direttive per evitare che nei documenti ufficiali la grammatica discrimini le donne.

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Grammatica Genere Inclusivo

Non è solo Laura Boldrini a battersi per le desinenze femminili e una corretta rappresentazione linguistica dei generi maschile e femminile. Dalla Francia al Ministero dell'Istruzione infatti, sono molte le iniziative che bollono in pentola per adottare un linguaggio e una grammatica inclusivi e non discriminatori nei confronti delle donne.

L'INCLUSIONE PARTE DALL'ALTO

Partiamo da casa nostra. Il Miur ha varato delle Linee Guida per l'uso del genere nel linguaggio amministrativo. In altri termini, se è una donna a svolgere una determinata professione, quella professione va declinata al femminile: si tratti di architette, chirurghe, sindache o caporedattrici. Questione di grammatica, secondo la ministra Fedeli. Quando invece si parla di uomini e donne in contemporanea, bisogna scindere i due generi: gli alunni e le alunne possono quindi diventare gli/le alunni/e. Per evitare appesantimenti eccessivi, invece, si invita a utilizzare termini neutri o collettivi, come 'persona', 'individuo', 'soggetto' e 'personale dipendente', 'corpo docente', 'magistratura'. Un altro escamotage è utilizzare la forma passiva, che oscura i soggetti e quindi i generi.

È L'USO CHE CONTA

Grattacapi analoghi in quel d'Oltralpe, dove si ragiona sulla natura di auteure, autrice, écrivaine: tanti modi per dire la stessa cosa, ma ognuno dei quali diverso dall'altro, con una sfumatura diversa. Come riporta Le Figaro, Il dibattito tra linguisti e attiviste è serrato: si studiano le etimologie, gli impliciti, i casi e le eccezioni. Una risposta univoca ancora non c'è, ma gli esperti francesi sono sicuri di una cosa: che qualora una determinata espressione entri definitivamente nell'uso comune, non c'è grammatica che tenga.

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