1 Marzo Mar 2018 1704 01 marzo 2018

Rebel Network ha chiesto spiegazioni alla Polizia sull'omicido di Latina

L'associazione femminista a Franco Gabrielli: «Perché non avete ritenuto credibile una donna che sapeva di essere in pericolo? Pretendiamo spiegazioni».

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Antonietta Gargiulo Strage Di Latina

Una lettera aperta al capo della polizia, Franco Gabrielli, e al comandante generale dell'Arma dei Carabinieri, Giovanni Nistri, per chiedere, dopo la strage di Latina, in cui sono morta due bambine e una donna è in condizioni critiche, «spiegazioni» su quanto accaduto e sulle sottovalutazioni che hanno preceduto il tragico epilogo.
A scriverla è la rete Rebel Network, associazione di attiviste ed attivisti di ispirazione femminista che ha stilato una serie di quesiti. «Noi cittadine e cittadini della rete Rebel Network, chiediamo spiegazioni. Pretendiamo spiegazioni», scrivono. «Perché un uomo violento, per giunta servitore dello Stato, ha quasi ucciso una donna e ammazzato due bambine in quella che come tante altre volte si definisce a posteriori una tragedia annunciata. Perché ad ogni tragedia il vostro silenzio è una vergogna per questo Paese. Formuliamo due domande, chiare come chiare sono le risposte che pretendiamo. Perché i vostri Corpi non hanno ritenuto credibile una donna che sapeva di essere in pericolo, così come sapeva che in pericolo erano le sue bambine, e a voi si era rivolta per proteggerle? Perché un servitore dello Stato nonostante fosse autore di stalking poteva continuare a girare armato?». «Ci aspettiamo onestà e una doverosa assunzione di responsabilità», si chiude la lettera. «Perché l'alternativa sono le vostre dimissioni».

L'INTERROGAZIONE DEL PD AL MINISTRO DELL'INTERNO

Si fanno le stesse domande anche i senatori del Pd Linda Lanzillotta, Francesca Puglisi e Giampiero Della Zuanna in un'interrogazione scritta al ministro dell'Interno Marco Minniti: «Perché carabinieri, magistratura e servizi sociali non hanno messo in atto le necessarie iniziative per prevenire la tragedia che si è poi verificata dando seguito all'allarme della donna?». Perché, come è emerso, Antonietta Gargiulo era già stata aggredita dal marito, sia in pubblico che a casa davanti alle figlie (che erano seguite dai servizi sociali) e la perseguitava con atti di stalking. Dopo l'aggressione sul posto di lavoro la donna, che aveva già parlato della situazione con il comandante dell'arma dei Carabinieri di Velletri, aveva presentato un esposto alla questura di Latina, esposto che non aveva avuto alcun seguito perché, affermano dall'Ufficio della questura, «non fu rappresentata nessuna situazione né di minaccia né di pericolo». La moglie di Capasso, sottolinea l'interrogazione, «avrebbe avuto 90 giorni per trasformare l'esposto in una denuncia a tutti gli effetti ma aveva paura di ritorsioni da parte del marito e inoltre temeva che se l'avessero sospeso dal servizio non avrebbe potuto contribuire al mantenimento delle figlie». E invece «il 26 gennaio del 2018 Antonietta era stata convocata nel commissariato di polizia di Cisterna di Latina per l'esposto presentato dal marito contro di lei che la accusava di tenerlo lontano dalle bambine». Se tutto questo corrisponde al vero, allora «perché i soggetti coinvolti non hanno preso le misure per prevenire la tragedia?».

Inascoltata. L’ammonimento del questore, l’allontanamento dalla casa familiare, il divieto di avvicinamento, l’arresto...

Geplaatst door Francesca Puglisi op donderdag 1 maart 2018

«AVEVA PAURA DI LUI, MA NON SI SENTIVA SOLA»

È emerso anche Luigi Capasso fu sottoposto a una visita medica e dichiarato idoneo al servizio. Secondo quanto si è appreso, quando richiese un alloggio in caserma a seguito della crisi coniugale gli venne offerto dall'Arma, come da prassi, un sostegno psicologico per superare la separazione ma lui rifiutò sostenendo di avere già il supporto del suo psicologo. Per questo fu obbligato a sottoporsi a una visita medica davanti a una commissione che gli diede otto giorni di riposo e lo dichiarò idoneo.
Il giorno dopo la strage prende la parola anche Maria Concetta Belli, avvocata di Antonietta Gargiulo: «Ci sono responsabilità che vanno cercate e trovate in questa tragedia. Se si poteva evitare non lo so, ma non credo ci fermeremo qui». «Ora è presto per dirlo, aspettiamo, rispettiamo i tempi del dolore», aggiunge, «e soprattutto attendiamo che lei sappia». La legale della donna ricorda che Antonietta, da quando aveva deciso di separarsi e da quando era stata aggredita aveva sempre tenuto a distanza l'ex marito, rifiutando categoricamente di incontrarlo. «Non si sentiva sola. Aveva paura certamente del comportamento aggressivo dell'uomo, ma adottava ogni precauzione possibile, evitando ogni comportamento o incontro che potesse metterla in pericolo. Questo però non è bastato».

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