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1 Marzo Mar 2018 0900 01 marzo 2018

#MeToo tra le clochard: la storia di Alberta Williams

Ha combattuto la violenza e l'abuso di droghe quando era senza fissa dimora. Adesso vorrebbe che il movimento femminile desse voce anche alle senzatetto.

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Clochard Alberta Williams

È stata abusata a turno dai quattro fratelli di una sua amica, quando aveva solo 13 anni. Alberta Williams ha perso la verginità nel peggiore dei modi: con la violenza. La stessa che, per il mezzo secolo successivo, ha dominato la sua vita. Come il giorno di San Valentino quando, poco più che ventenne, è stata colpita alla schiena dal compagno mentre era incinta, perdendo un rene. Da piccola, sua madre se ne andò, lasciandola al padre, che fu incarcerato quando era tredicenne. Solo un anno dopo ha avuto il suo primo figlio. Anni di traumi e sofferenze che l'hanno portata a vivere per strada senza fissa dimora, dentro e fuori da rifugi o dai centri di riabilitazione. Vittima di violenza e dipendenza da droghe, Alberta testimonia al Washington Post la sua storia, fatta di cicatrici vere, come quella di un tossicodipendente che l'ha sfregiata su una guancia per rubarle il crack, o morali, quando ha venduto il suo corpo in cambio di denaro. Solo grazie ad anni di terapia, in cui ha imparato a fidarsi di nuovo degli altri, è riuscita a ripartire. L'ormai ex senzatetto è diventata volontaria in una comunità che aiuta donne in difficoltà e senza fissa dimora, perchè in loro rivede se stessa. Sta scrivendo anche un libro, probabilmente intitolato Nove vite, in cui racconta le sue dolorose esperienze, e chiede che il movimento #MeToo dia voce anche alle clochard.

DATI ALLARMANTI

D'altronde, come spiega il rapporto del Consiglio di Interagency sui senzatetto, la vita delle homeless americane è segnata dai maltrattamenti: su un campione di 434 donne, quasi i due terzi del totale ha denunciato almeno un atto di violenza durante il periodo senza alloggio e il 72% del complessivo ha vissuto in queste condizioni per almeno un anno. Per oltre il 31%, la violenza è stata la conseguenza diretta dell'instabilità abitativa, mentre il 29% ha praticato 'sesso di sopravvivenza', ovvero ha avuto rapporti in cambio di cibo, denaro, alcol o droghe; di questi, ben il 28% ha affermato di essere stato minacciato o costretto.

L'ITALIA È ANCORA UN PASSO INDIETRO

Esistono molti casi come quello di Alberta anche nel nostro Paese, ma non c'è traccia di report o analisi: secondo la commissione delle Nazioni Unite per i diritti umani, tra le 25 città con il maggior numero di persone senza fissa dimora, Roma è al 16esimo posto, con 7 mila casi su 17 mila totali in Italia. Secondo i dati Istat del 2016, le donne rappresentano il 14,3% dei clochard sul nostro territorio, ma vivono più spesso da sole. Una situazione che le espone ad una maggiore insicurezza rispetto ai maschi, con rischi concreti di subire violenze o di doversi prostituire. Inoltre, a livello continentale il problema è un altro, come sottolinea Feantsa, la Federazione europea delle organizzazioni nazionali che lavorano con persone senza dimora: i servizi rispondono allo stereotipo della persona senzatetto di sesso maschile. Per cercare di colmare la mancanza femminile nei programmi di supporto e nelle statistiche, è nata WHEN (Women’s Homeless in Europe Network), una Rete europea di supporto delle donne senza un alloggio fisso fondata da Paula Mayockin nel 2012, in risposta alla mancanza di ricerca e attenzione politica alle questioni di genere tra i senzatetto.

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