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26 Febbraio Feb 2018 1940 26 febbraio 2018

Monica Lewinsky racconta il Sexgate negli anni di #MeToo

L'ex stagista della Casa Bianca ha scritto un editoriale su Vanity Fair Usa per commentare (ancora) lo scandalo ma anche per fare una riflessione sul nuovo movimento.

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Monica Lewinsky Me Too

Era il 1998 quando scoppiava il Sexgate, ovvero lo scandalo politico-sessuale che coinvolse l'allora presidente degli Stati Uniti Bill Clinton e l'allora stagista alla Casa Bianca Monica Lewinsky. Il punto era il tradimento extraconiugale dell'ex Capo di Stato che portò all'impeachment, ovvero alla sfiducia da parte del Congresso americano, per aver mentito sulla relazione. Sono passati 20 anni e, in occasione dell'anniversario, è tornata a parlare (o meglio, a scrivere) la diretta interessata con un editoriale su Vanity Fair Usa. La Lewinsky ha ricordato e raccontato di nuovo quei momenti, affrontando lo scandalo per una seconda volta perché, come dice la Lewinsky in un passaggio dell'articolo: «Non puoi scappare da chi sei o da come sei stato plasmato dalle tue esperienze. Invece, devi integrare il passato e il presente». Proprio per questo, l'ex stagista, ha voluto fare una riflessione sul Sexgate, alla luce della nascita e della crescita del movimento Me Too, il punto di riferimento delle donne che hanno subito molestie e violenze sessuali.

IL SOSTEGNO POSTUMO DI ME TOO

Monica Lewinsky non vuole assolutamente indorare la pillola: ha ammesso le sue colpe ed è consapevole degli errori commessi. Nell'editoriale, però, ha precisato che per una ragazza di 22 anni è stato comunque un momento difficile da affrontare. Certo, aveva il supporto della famiglia e degli amici ma in certi momenti si è sentita molto sola. In un recente scambio di messaggi con una donna che fa parte di Me Too (che è rimasta anonima), si è sentita dire «Mi dispiace tanto che tu fossi sola». Una sorta di riconoscimento postumo che la stessa Lewinsky definisce «profondo», tanto che, quando ha ricevuto il messaggio, è scoppiata a piangere.

IL SEXGATE OGGI

La storia non si fa né con i 'se', né con i 'ma'. Ma proviamo comunque a cambiare il contesto del Sexgate e proviamo ad ambientarlo nel 2018. Nel suo editoriale, la Lewinsky spiega che la situazione sarebbe stata più semplice perché, all'epoca, fu molto criticata sul Web e questo rese la sua vita invivibile fuori dalle mura domestiche. Certo, oggi ci sono i social network (che lei definisce i «figliastri» della Rete) che hanno amplificato fenomeni negativi come il bullismo e lo stalking ma che hanno anche dato l'occasione alle donne in difficoltà di unirsi in un grande movimento per lottare non singolarmente ma come collettivo contro le molestie sessuali e le violenze. «Praticamente chiunque può condividere la sua storia di #MeToo e essere immediatamente accolto in una tribù», scrive nell'editoriale.

L'ABUSO SESSUALE E L'ABUSO DI POTERE

Nonostante Monica Lewinsky abbia speso delle bellissime parole nei confronti di Me Too, rimane una grande domanda: il Sexgate può rientrare nella lotto del movimento? Ovvero: la ex stagista ha subito molestie sessuoli o violenze sessuali? Non proprio. Anzi, sembra che il rapporto, allora, sia stato consensuale. Proprio per questo motivo, molte persone glielo hanno fatto notare. Ma lei ha risposto così: «C'è qualcuno che pensa che le mie esperienze alla Casa Bianca non abbiano un posto in questo movimento, poiché quello che è stato tra Bill Clinton e me non è stato un attacco sessuale, anche se, ora, riconosciamo che si trattava di un grave abuso di potere».

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