21 Febbraio Feb 2018 1843 21 febbraio 2018

Nilufar Addati e gli insulti sui social: quando la violenza viene dalle donne

La tronista di Uomini e Donne ha scritto una lettera ai suoi haters rivelando che la maggior parte è di sesso femminile. E il suo caso è tutt'altro che isolato.

  • ...
Nilufar Tronista

«Non ho pianto solo per me, ho pianto anche per le donne, per le figlie, per le mamme e per le nonne che hanno scritto queste cose». A raccontarlo, in lacrime con lo smartphone tra le mani è Nilufar Addati, la giovanissima tronista di Uomini e Donne, il programma pomeridiano di Maria De Filippi. Vittima di violenza sui social, la ragazza è stata insultata da utenti che l'hanno accusata di essere troppo giovane, mentalmente instabile e perfino di sedersi in modo inopportuno sul trono rosso più ambito della tv: la giovane non ce l'ha più fatta e ha deciso di scrivere una lettera agli haters sul web. Di madre iraniana e padre napoletano, la ragazza dal viso acqua e sapone e i tratti leggermente orientali di soli 19 anni è stata definita «la persona più cattiva che abbiano mai visto, ridicola, livorosa, pettegola, falsa e impicciona». Parola di 'leoni da tastiera'. Pardon, leonesse.
Perché a destare scalpore è proprio il fatto che la maggior parte dei commenti cattivi e feroci siano stati scritti da donne. «Mi hanno detto che sono volgare, inopportuna, lurida e grassa. Sei una psicopatica di me**a, curati e vergogna di come sei’, dovrebbero farlo anche i tuoi genitori. Alcuni mi scrivono che mi sono montata la testa e che sono una complessata» - prosegue scossa dai singhiozzi.

❤️❤️❤️

Geplaatst door Uomini e Donne op dinsdag 20 februari 2018

«Internet ha legittimato una legione di imbecilli» avrebbe commentato il buon Umberto Eco. Insomma, una piaga sociale che sta lentamente prendendo il soppravvento. Solo cattiveria e molta frustrazione? Insomma, i social sono un palcoscenico in cui ci si sente legittimati a dire ognuno la propria opinione, poco importa se non richiesta. Come rivelato da uno studio del 2016 di Demos, spesso ad attaccare le donne sono altre donne. Che poi il termine 'spesso' non è nemmeno così corretto visto che parliamo di più del 50% dei casi presi in esame. Non sorprende quindi la storia di Nilufar. Non sarà la prima nè (purtroppo) l'ultima.

FRANCESCA BARRA COME NILUFAR

«Troie come queste vanno arse vive» e «che Dio punisca te e poi i tuoi figli» sono solo alcuni dei commenti apparsi sui profili social di Francesca Barra, giornalista e conduttrice tv romana. La sua 'colpa'? Avere una relazione con Claudio Santamaria che l’ha portata a separasi dal marito per vivere la sua storia d’amore con l’attore. La reazione di Francesca però non si è fatta attendere: «Smettete di usare i social come fossero un vomitatoio di livori repressi» ha commentato, denunciando chi l’ha insultata. Un'esperienza che l'ha spinta a scrivere un libro, Prova a dirmelo guardandomi negli occhi.

SPORTIVITÀ, QUESTA SCONOSCIUTA

La cattiveria 2.0 non ha risparmiato neanche le pallavoliste oristanesi della Gymland che, dopo aver vinto una partita contro Serramanna, non hanno risparmiato sprezzanti commenti contro le avversarie: «Imitando le cagne di Serramanna che piangono perché hanno perso.» A capo un hashtag: #zoccole sotto a uno scatto su Instagram che ritraeva alcune avversarie dispiaciute per la sconfitta.

IL CASO ASIA ARGENTO

Per non parlare poi di Asia Argento, sottoposta alla gogna mediatica dopo aver denunciato le molestie subite per anni dal produttore hollywoodiano Harvey Weinstein. «Stuprata nel senso che ci è andata a letto svariate volte senza ottenere una parte decente?», «fai schifo», «sei un insulto per tutte le donne» sono solo alcuni dei feroci commenti che hanno invaso Facebook e Twitter. Nessuna indignazione a fronte delle dichiarazioni, ma tutti d’accordo sul fatto che l’attrice abbia approfittato del grande potere e della forte influenza del produttore. E che, alla fine, «se l'è pure cercata.»

LEONESSE INCOERENTI

Come dicevamo, il fil rouge che collega questi casi è che molti commenti sono firmati da donne. Donne che magari condividono post contro la violenza, il bullismo e i pregiudizi. Le stesse con il volto dipinto con i colori della pace che si indignano. E attenzione: l’età, l’estrazione sociale e la cultura di queste 'leonesse da tastiera' non possono essere una giustificazione. Al massimo, una variabile. E che non si parli di ironia. Anche perchè si sa, dove finisce l'ironia inizia la cattiveria.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Correlati

Potresti esserti perso