Sessismo

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4 Gennaio Gen 2018 1900 04 gennaio 2018

Silicon Valley, tra sessismo e festini per soli uomini

Nella patria dell'hi-tech vanno di moda party a base di droga e belle donne, riservati agli uomini delle aziende digital. Intanto, le donne che vogliono lavorare nel settore cercano di farsi strada contro il gender gap.

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Silicon Valley Sessismo

Un anno fa, Susan Fowler fece tremare i vertici di una delle più grandi e ricche aziende tecnologiche del mondo, Uber, denunciando l'atteggiamento sessista dei manager della società e le molestie sessuali che aveva subito dal suo capo ma che erano state ignorate dai responsabili del personale. Il post dell'ex ingegnere divenne virale. Uber si è data molto da fare nel corso dei mesi successivi per ripulire l'immagine dell'azienda dalle accuse di maschilismo e misoginia (con risultati non proprio esaltanti) ma il vaso di pandora era ormai scoperchiato e non riguardava solo il colosso dei servizi di trasporto: negli ultimi anni tutta la Silicon Valley è finita sul banco degli imputati per la cultura sessista di molti suoi imprenditori, venture capitalist, manager high-tech.

DROGA, ALCOL, DONNE E AFFARI

Emily Chang, ancorwoman di Bloomberg Tv, esperta di culture e aziende digitali, ha lavorato per due anni sul sessismo diffuso nella Valle, e ora la sua inchiesta è diventata un libro, Brotopia: Breaking Up the Boys. L'uscita è prevista a febbraio, ma ha cominciato a far discutere prima ancora di arrivare nelle librerie.
Vanity Fair America ha pubblicato un lungo estratto in cui Chang racconta come intorno al club dei maschi più ricchi e potenti della Valle si sia strutturato un giro di festini a base di droghe e alcol dove il rapporto tra i sessi sarebbe molto sbilanciato. Nessuno ovviamente è obbligato a partecipare, e le feste - che si svolgono in località esclusive come le ville sulle Pacific Heights di San Francisco o di Malibu, più o meno una volta al mese - nei circoli tech vengono raccontate quasi con orgoglio libertario: «Sono orgogliosi di come stanno rovesciando tradizioni e paradigmi nelle loro vite private proprio come fanno nel mondo della tecnologia che governano», scrive Chang.

ATTENTE AL FESTINO

Ma la dinamica racconta una realtà più complessa. Imprenditori o venture capitalist organizzano questi party esclusivi premurandosi di invitare ragazze giovani, di bell'aspetto, disponibili, di numero molto superiore a quello degli uomini, in una costruzione sociale che sembra fatta apposta per soddisfare le fantasie erotiche del maschio bianco eterosessuale. Solo divertimento? Non proprio, spiega Chang, perchè in questi incontri si parla anche di affari, e il confine tra vita privata e uso del proprio ruolo professionale è molto sfumato. Come ha spiegato alla giornalista una manager del settore: «Diciamo la verità, se esci con qualcuno potente, può aprirti le porte. È quello che vogliono le calcolatrici, ma non conoscono tutti i rischi associati. Se partecipi a queste feste, scordati di fondare un’azienda o trovare qualcuno che investe su di te. Quelle porte si chiudono. Se non partecipi, però, sei fuori. Sei comunque dannata».

ARRIVANO LE PRIME DIMISSIONI

Una delle imprenditrici sentite da Chang è Esther Crawford, che ha raccontato alla giornalista come funzionano alcune di queste feste sostenendo anche di aver subito avances indesiderate da 'capitalisti di ventura'.
Contro la Bro-culture, la cultura dei fratelli che domina nella Valle, si sono alzate molte voci negli ultimi tempi e alcuni manager e Ceo sono stati costretti anche alle dimissioni per aver molestato delle donne. È successo al co-fondatore di Uber, Travis Kalanick, che ha lasciato la società a giugno del 2017, o a Justin Caldbeck, cofondatore del fondo di investimento Binary Capital, che si è dimesso dopo le accuse di avances da parte di sei dipendenti.
Il tema si inserisce in un più ampio problema di squilibrio di genere all'interno dell'ecosistema tecnologico della Silicon Valley, fotografato da numerose indagini: il divario tra il numero delle donne dipendenti e manager nelle imprese tech e quello degli uomini. Secondo Il Financial Times, in 500 startup tecnologiche nell'area di San Francisco con meno di 100 dipendenti, solo il 23% sono donne, rispetto al 36% delle dieci aziende tech più grandi, incluso Apple, Amazon, Oracle.

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