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28 Dicembre Dic 2017 1900 28 dicembre 2017

Scacchi, Anna Muzychuk dice no ai mondiali in Arabia Saudita

E così facendo, rinuncia di fatto ai titoli che deteneva: «Non accetto di sentirmi un essere di seconda categoria»

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Arabia Saudita Scacchi Velo Anna Muzychuk

A volte, per vincere una partita di scacchi, è necessario sacrificare dei pezzi. Per vincere la battaglia contro le discriminazioni ai danni delle donne, Anna Muzychuk ha deciso di sacrificare se stessa: non ha voluto prendere parte ai tornei disputati in Arabia Saudita, a costo di perdere i titoli mondiali conquistati un anno prima. «Tra qualche giorno perderò i titoli mondiali, uno a uno. Solo perché ho deciso di non andare in Arabia Saudita. Di non stare alle regole altrui, di non indossare l'abaya [una sorta di velo integrale, ndr], di non essere scortata quando esco, e soprattutto di non sentirmi un essere di seconda categoria».

In a few days I am going to lose two World Champion titles - one by one. Just because I decided not to go to Saudi...

Geplaatst door Anna Muzychuk op zaterdag 23 december 2017

I PRINCIPI PRIMA DEI SOLDI

Anna Muzychuk era la campionessa mondiale femminile delle categorie rapid e blitz, due specialità scacchistiche che prevedono partite brevi della durata massima di dieci e 60 minuti. La rinuncia della campionessa, dettata evidentemente dal rifiuto di prendere parte a una manifestazione ospitata da un Paese che non rispetta i diritti delle donne, non è solo simbolica: come la stessa Muzychuk ha precisato, decidendo di non gareggiare ha rinunciato anche a un potenziale premio in denaro che da solo sarebbe ammontato alla somma di diversi premi di tornei minori. La sorella Marija, campionessa nel 2015, ha preso la stessa decisione.

SCACCHI E ISLAM

Come riportato dal Guardian, l'Arabia Saudita ha speso all'incirca un milione e mezzo di dollari per assicurarsi di ospitare il Campionato del mondo di scacchi, mentre la Fide (l'associazione che gestisce gli scacchi a livello mondiale) aveva ottenuto dal governo la possibilità per le giocatrici di indossare delle divise accollate al posto dell'abaya. A Muzychuk il compromesso non è bastato: perché al di là delle concessioni fatte alle giocatrici, e alle piccole aperture del principe Mohammed bin Salman, l'Arabia Saudita rimane un Paese dove le donne sono, di fatto, trattate alla stregua di esseri inferiori.
Appena l'anno precedente, invece, il gran muftì dell'Arabia Saudita aveva spiegato perché, secondo i precetti dell'Islam, il gioco degli scacchi doveva considerarsi proibito. Secondo una fatwa che non si sa a quando risale, infatti, gli scacchi rientrerebbero nell'ambito dei giochi d'azzardo, proibiti dal Corano in quanto causa di sprechi di tempo e denaro e di liti e inimicizie.

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