24 Dicembre Dic 2017 1155 24 dicembre 2017 Aggiornato il 06 luglio 2018

Le cose da sapere sul magistrato Francesco Bellomo

Al via l'udienza a carico dell'ex consigliere di Stato destituito dopo l'accusa di aver imposto alle allieve della sua scuola privata  un dress code con minigonna e tacchi a spillo. Deve rispondere di stalking e lesioni personali. La ricostruzione.

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Francesco Bellomo Magistrato Dress Code Minigonne

Ha preso il via a Piacenza l'udienza preliminare per l'ex consigliere di Stato destituito Francesco Bellomo e per il pm di Rovigo, sospeso dal ruolo, Davide Nalin: la procura piacentina ne aveva chiesto il rinvio a giudizio per stalking e lesioni personali gravi ai danni di una 32enne che partecipò alla scuola di formazione Diritto e Scienza. La giovane donna, secondo l'accusa, sarebbe stata insultata, minacciata e sottoposta a interrogatori di vario genere, anche incrociati, sulla precedente vita sessuale, con la richiesta, tra l'altro, di predisporre una tabella con indicazione di luoghi, frequenza e modalità. Bellomo era stato destituito dal Consiglio di Stato a seguito dell'accusa di aver creato un dress code molto particolare (minigonna, tacchi e trucco) per le studentesse di Diritto e Scienza, la sua scuola privata che prepara al concorso di accesso alla magistratura amministrativa. La decisione è stata presa dopo il parere espresso dall'adunanza del Consiglio di Stato, composta da oltre 70 consiglieri, favorevole al 'licenziamento'.

COSA È SUCCESSO

Dopo i casi di molestie sessuali nel mondo dello spettacolo, è stata la volta della politica, anzi alla magistratura. Secondo una denuncia alla procura di Piacenza fatta alla fine del 2016, il giudice del Consiglio di Stato Francesco Bellomo avrebbe obbligato le allieve della sua scuola privata a presentarsi ai corsi in minigonna, tacchi a spillo e trucco marcato, pretendendo anche che non fossero sposate. E la denuncia è arrivata proprio dal padre di una di queste studentesse. Così è partito un doppio procedimento: uno a livello disciplinare, l'altro a livello penale. Ma il consigliere, in una lunga lettera inviata alla Gazzetta del Mezzogiorno (pubblicata il 3 gennaio 2018), ha negato di aver obbligato le borsiste ad avere a che fare con lui: «In molte occasioni sono stato avvicinato da allieve che desideravano avere un rapporto più stretto con me, ma le relazioni sentimentali che ho avuto nella mia vita sono state quasi sempre estranee al contesto di cui si parla e, laddove maturate con persone conosciute durante la mia attività di insegnamento, sono state generate dalle ragioni proprie di questo tipo di legame, ossia da un feeling personale che non ha alcun collegamento con i contratti in questione» stipulati con le studentesse.

IL RACCONTO DI CARLA PERNICE, EX STUDENTESSA DI BELLOMO

Il 17 gennaio 2018, Carla Pernice, 31 anni, una ex studentessa di Diritto e Scienza ha voluto raccontare il clima della scuola di Bellomo e, in un'intervista a Repubblica Tv, ha spiegato come funzionava il 'sistema', sottolineando che, al momento dell'ammissione, si firmavano due contratti: uno di schiavitù e uno di spionaggio. Carla, entrata nel 2011, fu espulsa nel 2015 perché si rifiutò di collaborare con Bellomo e Davide Nalin, il suo braccio destro: cioè decise di non 'sorvegliare' una sua amica, anche lei iscritta al corso. Poi l'ex studentessa ha raccontato dell'altro contratto, quello in cui si diventava schiave sessuali del professore. Occorreva soddisfare tutte le richieste dell'ex magistrato perché, in caso contrario, avrebbe pubblicato le loro storie e le loro foto sulla rivista omonima (Diritto e Scienza), un tempo pubblica e poi successivamente criptata e accessibile solo agli studenti. Tutto ciò che Carla Pernice ha detto a Repubblica Tv, è stato già detto e scritto al Consiglio di Stato nel dicembre del 2017 tramite un esposto.

LE INDAGINI

Il problema è che la scuola di Bellomo ha tre sedi: Milano, Roma e Bari, la sua città d'origine. E così il caso è stato preso in mano anche dalla procura di Bari che l'11 dicembre 2017 ha aperto un fascicolo 'modello 45', che nel gergo della magistratura significa un dossier senza ipotesi di reato. Il 18 dicembre, però, il giudice del Consiglio di Stato è stato iscritto nel registro degli indagati per estorsione. Come riposta l'Ansa, durante le indagini, il procuratore aggiunto Roberto Rossi ha intenzione di ascoltare, come testimoni, alcuni studenti iscritti ai corsi di Diritto e Scienza e di acquisire alcuni documenti (anche di natura fiscale) della scuola. Dal punto di vista disciplinare, invece, ol Consiglio di Presidenza della Giustizia Amministrativa ha già deliberato la destituzione del consigliere Francesco Bellomo, cioè l'espulsione definitiva dai ruoli della magistratura amministrativa. La procedura prevede, per la gravità della sanzione, che debba essere acquisito il parere dell'adunanza generale, alla quale partecipano tutti i consiglieri di Stato in servizio (circa 100), già fissata per il 10 gennaio 2018. Il 20 dicembre 2017 si è runita la Commissione speciale del Consiglio di Stato, incaricata di sottoporre all'adunanza generale, la proposta di parere. L'attività della Commissione, come tutta l'attività istruttoria di natura disciplinare, è coperta da riservatezza. Nello stesso giorno si è scoperto che Bellomo e Nalin sono indagato anche per atti persecutori e lesione personale grave dalla Procura di Piacenza, dove tutto è partito.

IL DRESS CODE, LE BORSE DI STUDIO E I TEST DI VALUTAZIONE DEI PARTNER

Bellomo avrebbe introdotto un dress code per le proprie allieve: dovevano andare a lezione con la minigonna, con i tacchi a spillo e usare un trucco piuttosto pesante. Avrebbe anche preteso che non fossero sposate. Come spiega su Vanity Fair Monica Coviello, nel caso fossero state fidanzate, le avrebbe sottoposte a un test di valutazione dei partner per decidere se assegnare una borsa di studio di fascia A o B. Dove con 'A' si intende una borsa di studio di livello superiore. Sempre secondo le accuse, Bellomo avrebbe fatto firmare una contratto a una borsista, disposta a lasciare il fidanzato per ottenere la fascia più alta, «con il quale [lei] si impegnava a corrispondergli 100 mila euro se non avesse tenuto fede a questa decisione». Il 3 gennaio 2018 sulla Gazzetta del Mezzogiorno, però, Bellomo ha fatto un precisazione sul contratto: il testo è «il medesimo per gli uomini e per le donne, e un dress code è previsto per gli uni come per le altre. Il dress code trovava la sua ragion d'essere nel ruolo promozionale che il borsista svolgeva, certamente agevolato da un'immagine attraente. Esso, peraltro, non era vincolante e rappresentava una clausola marginale nel contesto del rapporto».

LE ACCUSE

Come scrive Monica Coviello su Vanity Fair, Le accuse sono costate a Bellomo e al consigliere Davide Nalin, pubblico ministero di Rovigo e suo strettissimo collaboratore, una procedura cautelare dal Consiglio superiore della magistratura. Il 27 ottobre 2017 è partita la richiesta (deliberata dal Consiglio di Presidenza della giustizia amministrativa) di destituzione, ossia la sanzione più dura fra quelle previste e praticamente mai applicata nella storia repubblicana. Ma il giudice del Consiglio di Stato non ci sta e respinge le accuse. «Quello in corso è un processo alle mie idee, si applica un giudizio morale a cose che riguardano la mia vita privata e un approccio disciplinare evidentemente non coerente, troppo moderno, per i tempi di oggi», scrive Sara Menafra sul Messaggero, riportando le dichiarazioni di Bellomo. A scatenare le indagini, penali e disciplinari, continua il magistrato, «è una ragazza con la quale ho avuto una normale relazione, una donna molto innamorata».

CHI È DAVIDE NALIN

Oltre a Bellomo, quindi, c'è una seconda persona coinvolta: Davide Nalin, 38 anni, il pm anti-violenza di Rovigo (del pool Pari Opportunità). Se il primo era il direttore scientifico di Diritto e Scienza, il secondo era il suo braccio destro. Il 18 dicembre 2017, il Csm lo ha sospeso dalle funzioni e dallo stipendio e lo ha collocato fuori ruolo. Il motivo? L'importanza che Nalin ha avuto nella vicenda (che il Corriere della Sera chiama «sexgate delle toghe»): «un po’ da 'mediatore', un po’ da postino delle minacce di Bellomo», scrive la giornalista Virginia Piccolillo.

LE DICHIARAZIONI DELLA STUDENTESSA

Sempre nell'articolo pubblicato il 12 dicembre 2017, il Corriere ha pubblicato le dichiarazioni (inviate dal Consiglio di Stato) della studentessa che ha avuto una relazione con Bellomo. «Il dottor Nalin prese a contattarmi per farmi comprendere gli errori logici che commettevo» racconta la ragazza. E continua: «Aveva assunto la veste di 'mediatore' e quando il nostro rapporto attraversava momenti critici, interveniva analizzando pacatamente le mie reazioni. Quando mi è stato detto che avrei dovuto parlare di cose intime con Nalin ho provato un forte imbarazzo». Poi entra nei dettagli. «Ricordo una volta che Bellomo si è arrabbiato perché ho indugiato a inviargli una foto mia intima. Non era la prima volta che me la chiedeva. Gliene avevo inviate già altre. Subito dopo è intervenuto Nalin chiedendomi notizie del perché non volessi rispettare i patti con il consigliere. Dopo aver saputo mi ha invitato a inviare la foto». Ma la questione non finisce qui. «Alla richiesta di Bellomo di definire i giorni in cui trascorrere insieme le ferie, ho esitato perché sapevo che per ogni impegno preso con lui era derogabile solo per cause di impossibilità assoluta. [Comincia] a contestarmi il reato di truffa» e a «spiegarmi che si trattava di un medesimo disegno criminoso».

LE DICHIARAZIONI DEL PADRE CHE HA DENUNCIATO

Dopo la denuncia di fine 2016, il padre di una delle studentesse ha commentato la vicenda: «Mia figlia sta cercando di tornare a una vita normale», ha raccontato all'Ansa l'11 dicembre 2017. E ha continuato: «Questa odissea le ha distrutto la vita. Ha ripreso a mangiare e a studiare, ma è ancora in cura dagli psicologi». L'uomo ha ripetuto che la figlia «è stata sotto ricatto per troppo tempo attraverso il contratto che, come borsista, doveva firmare per mantenere la borsa di studio». Bellomo avrebbe cercato, dopo aver appreso della denuncia, di arrivare a una conciliazione con la ragazza. Avrebbe inviato i carabinieri per convincere la famiglia a cedere. «Sono venuti più volte, chiedevano a mia figlia di firmare un atto di conciliazione. Sono venuti a maggio 2017, e poi a ottobre, ma lei era in ospedale».

LA DIFESA IN TV

Il 23 gennaio 2018, dopo un lungo silenzio, Bellomo si è difeso in tv, come ospite di Bruno Vespa a Porta a Porta, e tramite un'intervista esclusiva registrata andata in onda a Matrix. «Io non ho parlato del contratto neanche nel procedimento disciplinare per un motivo semplicissimo: che non mi è stato contestato», ha detto a proposito del 'contratto' stipulato con chi seguiva i suoi corsi di preparazione e che prevedeva varie clausole, compreso un dress-code. «Voi parlate di queste clausole? Non c'erano neanche nella incolpazione», ha dichiarato nell'intervista a Matrix, aggiungendo di avere paura dei giornalisti: «Io parlo a 200 persone, voi parlate al mondo e fate paura, siete in grado di condizionare le decisioni degli apparati, il Washington Post che si interessa del contratto, delle borse di studio...».
Parlando delle sue studentesse, invece, a Porta a Porta si è difeso sostenendo che il suo comportamento non sia stato inappropriato: «Non mi sono comportato in maniera disonorevole e i miei studenti sono quelli che passano con più frequenza il concorso da magistrato», ha spiegato a Bruno Vespa. «Vuol dire che il mio metodo di insegnamento funziona». E sul rapporto sentimentale con le corsiste,Bellomo ha risposto: «Essendo le donne la maggioranza nei miei corsi, soprattutto loro volevano aspirare alla borsa di studio e quindi a un rapporto più stretto con me. Ho avuto diverse relazioni sentimentali con alcune, ma sono state la netta minoranza rispetto alle donne avute in totale nella mia vita privata». Ma di quante di loro è stato innamorato? «Non credo di essermi mai innamorato in vita mia. Se lo fossi stato, sarei sposato».

IL RINVIO A GIUDIZIO

Il 28 marzo la procura di Piacenza ha chiesto il rinvio a giudizio per Bellomo e Nalin, con le accuse di stalking e lesioni personali. I pm Fontana e Pisante danno così seguito alle indagini per la vicenda della 32enne piacentina che si era rivolta alla magistratura, dopo un esposto del padre, per denunciare il comportamento durante la partecipazione alla scuola di formazione 'Diritto e Scienza'. Secondo i magistrati piacentini le richieste di Bellomo hanno portato la studentessa piacentina ad ammalarsi a causa di un gravissimo stato di stress e ansia. Il 6 luglio è iniziata a Piacenza l'udienza preliminare. La giovane borsista e i genitori, attraverso gli avvocati Franco Livera, Graziella Mingardi e Luigi Salice, hanno chiesto di costituirsi parte civile. I difensori dei due imputati, Vittorio Manes e Beniamino Migliucci, hanno chiesto un termine per valutare le costituzioni e così il Gup Luca Milani ha rinviato al 27 settembre. Bellomo non era presente in udienza.

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