30 Maggio Mag 2019 1800 30 maggio 2019

Quando i sex toys diventano oggetti di design contro i tabù

Abbiamo incontrato le fondatrici del brand Silvia Picari che combatte i pregiudizi sull'autoerotismo e sdogana una sessualità libera dagli stereotipi con creazioni in legno di cui non vergognarsi. 

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Sex Toys Legno Silvia Picari Torino

«Il più lungo si chiama Rocco e non c’è bisogno di spiegare perché», dice divertita Silvia Picari, architetto di 33 anni, mentre mi mostra una delle sue creazioni. L’omonimo dell’attore porno Siffredi è un sex toy di legno colorato, ricco di sfere e anelli pensati per aumentare il piacere della penetrazione. Accanto a lui, appoggiati sul tavolo ci sono Eva, arricchita con piume vanitose, Andrea e Samantha. Avere un nome proprio non è l’unica particolarità di quelli che a prima vista sembrano oggetti di design, o giocattoli per i bambini. Certo, la forma è un po’ ambigua, ma sono i colori vivaci a colpire prima di tutto. «Dev'essere qualcosa da esporre in libreria, non da nascondere in fondo a un cassetto», spiega Lilia Labellarte, 31 anni e art director, che insieme alla 32enne marketing manager Federica Signoriello si occupa della comunicazione del progetto. Mentre raccontano a LetteraDonna di come hanno iniziato e di quanti pregiudizi bisogna ancora abbattere (maggio è un buon momento per iniziare visto che è il mese dedicato all'autoerotismo), alcuni ragazzi seduti poco lontano osservano incuriositi. Non hanno capito cosa siano quegli oggetti ma presto le loro espressioni saranno di totale stupore. In questa chiacchierata, infatti, non si usano timidi giri di parole.

ESTETICI E FUNZIONALI, PER INIZIARE DAGLI OCCHI

È stata Silvia a iniziare il progetto tanto che il brand si chiama appunto Silvia Picari. Originaria del Lazio, dopo la laurea e un periodo passato davanti al computer in uno studio di architettura, ha deciso che quella vita non faceva per lei. Voleva realizzare qualcosa di artigianale con le proprie mani e al tempo stesso colmare una lacuna nel mondo del design. Da lì l'idea dei sex toys che realizza in un laboratorio di falegnameria di Torino: «Ho studiato tutto quello che offriva il mercato e ho approfondito l'argomento consultando delle sessuologhe», racconta. E siccome il piacere inizia dagli occhi, l’estetica è, insieme alla funzionalità, fondamentale. «In questo ho deciso di andare da un’altra parte», aggiunge. Niente peni finti dai colori fluorescenti: a ispirare i suoi lavori è Ettore Sottsass, architetto ma anche designer e fotografo (suoi i modelli delle macchine da scrivere Olivetti diventati iconici). Ed è stata la cura per la forma a convincere Lilia, conosciuta a una serata con amici, a farsi coinvolgere nel progetto a cui si è presto unita Federica. «Ci siamo innamorate subito del prodotto, anche se dal punto di vista del marketing era un azzardo», confessa quest’ultima.

NIENTE SEX TOYS IN VENDITA SUI SOCIAL

Vendere oggetti del genere, soprattutto in Italia, non è facile. «Quest’anno eravamo al Salone del Mobile di Milano e i clienti erano soprattutto del Nord Europa. Lì c’è una cultura molto più aperta della nostra», dice Lilia che parla anche delle difficoltà incontrate sui social network: «Facebook e Instagram non ci permettono di mettere i tag-prodotti né di aprire il negozio online sui loro canali». Il motivo: oggetti non adatti ai minorenni. Se le foto provocanti sono accettate, quindi, i dildo restano un tabù. E poi c’è la concorrenza, fatta soprattutto di silicone, dai prezzi molto più bassi: «Il costo medio di un sex toy sul mercato è di 30 euro, ma sono oggetti fatti in serie e non sempre i materiali sono certificati», dice Federica. Quelli di Silvia invece sono interamente realizzati a mano e le vernici sono rigorosamente atossiche. Il costo si aggira sui 150 euro.

PARLARE DI SESSO DEV'ESSERE NORMALE

Alle difficoltà e ai pregiudizi che ancora resistono nella nostra società, le ragazze hanno deciso di rispondere con una campagna pubblicitaria che punta sull’ironia per divertire e far riflettere. Perché non bisogna vergognarsi a parlare di sesso: lo facciamo tutti, ognuno a modo suo, e affrontare il discorso con una risata è il modo migliore per abbattere pregiudizi e discriminazioni. Mi raccontano dell’appoggio offerto dai loro partner (uno di loro si è prestato come modello), ma anche delle telefonate di lavoro fatte in metropolitana e degli sguardi stupiti della gente. Silvia mi parla di come, davanti ai suoi oggetti, le espressioni delle persone cambiano: prima restano colpite dalla bellezza poi, quando capiscono di cosa si tratta, qualcuno si imbarazza e si allontana. La maggior parte, però, resta piacevolmente sopresa: «Pensa: "Ah, allora un sex toys non è necessariamente un oggetto per pervertiti!”», racconta «ed è a quel punto che inizia il cambiamento su un’idea stereotipata del sesso».

NIENTE BATTAGLIE DI GENERE, QUESTO RIGUARDA TUTTI

«Le rivoluzioni richiedono tempo», continua Silvia, «e l’azione più forte che si possa fare è portare in giro l’esempio di un racconto diverso della sessualità». Consapevoli che sull'argomento la strada da fare è ancora lunga, hanno scelto di contribuire con gli strumenti che conoscono meglio - artigianato, design e comunicazione - ma l'etichetta di femministe la sentono stretta. Allo scontro dicono di preferire l'ironia per arrivare a tutti, donne e uomini. Gli oggetti sono pensati per entrambi i sessi cercando di soddisfare ogni gusto e quasi tutti sono double: le due estremità sono modellate diversamente per dare sensazioni differenti.

LOVE TOYS: OLTRE AL SESSO C’È DI PIÙ

Il sesso è il punto di partenza, ma Rocco e gli altri non sono tipi da una notte e via. «Noi preferiamo chiamarli love toys», puntualizza Federica, per dire che sono sì oggetti nati per fare l’amore, ma anche di cui innamorarsi. Il desiderio di Silvia era creare «un prodotto che avesse qualcosa da raccontare», spiega. Per questo la scelta del legno, visto come un materiale vivo, caldo, che cambia colore con il tempo e le cui venature rendono ogni pezzo unico. Non ha voluto neanche vibratori elettrici: le vibrazioni potrebbero danneggiare le terminazioni nervose e «devi essere tu a dare il ritmo, rimanendo il protagonista della ricerca del piacere», aggiunge.

LA PAURA DEL LEGNO

Ma non c’è il pericolo delle schegge? «Ce lo chiedono in tanti. Eppure tutti in cucina usiamo i cucchiai di legno, che spesso non sono nemmeno in legno trattato, e nessuno ci pensa», ribatte Federica. All'obiezione sull’eccessiva durezza Silvia risponde sorridendo: «Ma se la ricerchiamo!». La soddisfazione dei clienti, donne e uomini fra i 25 e i 35 anni di tutti gli orientamenti sessuali, dicono che c'è, perché molti dopo aver provato un love toy chiedono di sperimentare con altri . Molti li usano in coppia, qualcuno invece per volersi bene in un momento di solitudine. Non ci sono regole, puntualizza Lilia. La filosofia del progetto è riassunta nel motto: «Non importa con chi vai ma con chi vieni».

SOGNANDO NEW YORK

Mentre i ragazzi del tavolo a fianco si danno di gomito (hanno infine capito a cosa servono quegli oggetti di legno), le ragazze mi parlano della paura, tipicamente maschile, del confronto. Le creazioni di Silvia, un po’ astratte e dallo stile giocoso, intimoriscono meno di un pene finto e l’estetica in questo senso aiuta a dare sicurezza nell’esplorare la sessualità. «Meriterebbero di essere esposte al MoMA di New York», esclama Lilia orgogliosa. Nel frattempo, la start up punta a crescere. Prima di salutarle chiedo loro chi ha scelto i nomi dei sex toys: «Ci siamo trovate un pomeriggio ed è stato abbastanza facile: ognuna di noi ne ha proposto qualcuno e siamo state subito d’accordo». Niente riferimenti a ex o a occasioni mancate, chiariscono. Meglio pensare al futuro, o a Rocco.

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