Chicche e caffè

28 Aprile Apr 2019 0830 28 aprile 2019

Come riconoscere e curare la sindrome da crocerossina

Quando in una coppia uno dei due diventa soccorritore dell'altro viene meno al rapporto d’amore più importante: quello con se stesso. Riflessioni e consigli sul problema. 

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Come Curare La Sindrome Da Crocerossina

Quando si ama qualcuno viene naturale prendersi cura di lui. In una relazione equilibrata entrambi i partner lo sanno fare. Si ricambiano attenzioni e gesti d’affetto e vivono di questo nutrirsi a vicenda. Nulla è vissuto come un peso. Nessuno è responsabile dell’altro. Tutto fa parte del gioco, o meglio del rapporto. Non ci sono vittima e soccorritore: piuttosto due compagni che si prendono per mano e in questa unione, passo dopo passo, evolvono nel rapporto. Altre volte, invece, questo equilibrio tra le parti manca fin dall’inizio. Capita quando uno dei due innamorati si elegge a crocerossina, o crocerossino di turno. Allora l’altro diventa in automatico quello da salvare e il benessere dello scambio equo si perde. Come nel caso di Angela. «Mi ci è voluto tempo, tanto tempo e tanta sofferenza, prima di capire di stare esagerando nel mettermi da parte». La conosco dai tempi del primo tirocinio dopo l’Università. Lei ha sempre avuto la tendenza ad attrarre uomini che abusassero della sua pazienza e di questo suo spirito da soccorritrice. D’altronde era l’unico modo che aveva per far sì che il copione vittima-soccorritore funzionasse. Perché Angela di quel copione, in fondo, ne aveva bisogno e ora se ne rende conto.

«A volte uno dei due innamorati si elegge a crocerossin* di turno. Allora l’altro diventa in automatico quello da salvare e il benessere dello scambio equo si perde».

«Il bello sai qual è? Finché stavo dentro la relazione, non percepivo i miei bisogni. Per questo non mi lamentavo del fatto che l’altro non se ne prendesse cura! Non li vedevo proprio, mi capisci?», mi chiede. «Ti capisco Angela. Credo che in ognuna di noi alberghi un po’ l’animo della crocerossina. Non ce n’è: noi donne siamo più predisposte al sacrificio. Certo è che non dobbiamo dimenticare di amarci. Allora sì che stare in un rapporto può diventare un problema…». Quando non riconosciamo le nostre necessità all’interno di una storia veniamo meno al rapporto d’amore più importante: quello con noi stesse. Purtroppo nessuno può amarci al nostro posto. Nessuno può elargirci un amore doppio. Perché in una relazione equa ciascuno fa la sua parte ed è giusto così. «La mia ultima storia è stata esemplare. Una vera maestra di vita. Lo giustificavo in continuazione, senza rendermene conto. Quando non riuscivo a trovare una motivazione valida ai suoi comportamenti, mi sentivo in colpa e finivo con l’accusarmi. Io!», continua Angela mentre apre il menù dei dolci. «Non riuscivi ad accusare l’altro, a mettere in dubbio il fatto che ti amasse», le dico. «No, affatto. Per me era indiscutibile pensare che lui sbagliasse. Nella mia testa ero io ad aver fatto qualcosa di male e a meritarmi certi atteggiamenti». Angela mi racconta che il suo ex nell’ultimo periodo rincasava tardi e non si prendeva affatto cura di lei. Era scontroso e a tratti assente. Per questo lei aveva iniziato a convincersi di essere la causa dell’allontanamento. «Non dormivo la notte, mi domandavo cosa avessi fatto per infastidirlo». Questo episodio era soltanto uno dei tanti. Per esempio, puntualmente andavano in vacanza soltanto dove e quando diceva lui. «Ma a me non pesava! L’importante era vederlo felice», mi dice. «Ma Angela, tu hai sempre schifato gli insetti e odiato la montagna», le ricordo io. «Si, ma per lui me la facevo piacere». Il punto era che lui non si faceva mai piacere il mare, che invece era la meta estiva preferita da Angela. Naturalmente lei aveva accantonato anche questo bisogno. Neanche glielo aveva mai chiesto.

«Quando non riconosciamo i nostri bisogni all’interno di una relazione veniamo meno al rapporto d’amore più importante: quello con noi stesse».

Angela è un chiaro esempio di donna con sindrome da crocerossina: totalmente dedita ai bisogni dell’altro, al punto da annullare i suoi. Convinta purtroppo di dover soltanto dare in amore, senza ricevere. «La verità, Lucrezia, è che mi non sentivo pronta per essere amata. È stato dura riconoscerlo. Ci sto ancora facendo i conti. Oggi so qual è il problema, posso riconoscerlo ed evitarlo». La guardo e penso a cosa abbia passato, dato che mi parla ancora dell’amore come fosse un premio. L’amore non si merita: si riceve e si dà, punto. L’idea di essere inadatte all’amore rende l’amore inadatto per noi, perché significa che non siamo pronte ad accoglierlo e ad amarci. «Angela, oggi puoi amarti come desideri essere amata». Lei mi sorride, le scende una lacrime e ci abbracciamo. «So che posso darmi il mio amore, legittimarmi. Ora ne sono cosciente. Chissà che non arrivi davvero qualcuno con cui poter condividere i reciproci bisogni ed essere felici alla pari». Chissà! Senza dubbio, nel mio cuore, glielo auguro. Dentro di sé Angela ha una grande potenzialità e tante risorse. Nel momento in cui inizierà a riconoscere di cosa ha bisogno, si renderà anche conto di cosa è capace di fare e smetterà di sentirsi sbagliata. «Oggi so che quella crocerossina che vive in me ha tanto bisogno del mio amore. Comincio col darne a lei». Mi sembra un buon presupposto. Ci salutiamo, fiduciose del cambiamento in atto.

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