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8 Gennaio Gen 2019 0800 08 gennaio 2019

Nella trappola dell'ex (dopo un match su Tinder)

Lisa decide di uscire di nuovo, per un caffè senza secondi fini, con l'uomo che l'ha tradita. Ma l'appuntamento non andrà come previsto.

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Tinder Appuntamenti Ex

Quando sono in difficoltà inizio a parlare da sola. L’altra sera era un momento di questi. Non riuscivo a chiudere occhio all’idea che il giorno dopo avrei rivisto Matteo. Dai, Lisa. Cerca pure su Google: «Scuse per non uscire». Tanto qui nessuna ha creduto che saresti uscita di nuovo con il tuo ex. Tu per prima. In prenda all’ansia sento Ilaria, che di solito ha una parola giusta per tutto.

«Ti devo parlare. Ho l’ansia. Domani mattina ho un appuntamento per un caffè con Matteo ma non so se ci riesco. Credevo di essermi lasciata tutto alle spalle grazie a Tinder, di essere andata avanti. Invece…». «Lisa sappiamo tutte e due che ormai devi vederlo. Che vuoi fare, scappare?», mi chiede.

Mi addormento rassegnata, pensando che effetto mi farà rivedere quegli occhi azzurri e chiedendomi se la sua barba sia ricresciuta. Tutti pensieri che non dovrei avere. Il mattino successivo passo tre ore a scegliere cosa mettermi. Vi assicuro che l’idea di rivedere un ex fa scattare dentro un certo desiderio di rivalsa. Lui mi ha lasciata mesi fa per una sciacquetta su Tinder e oggi deve mangiarsi le mani, ammirando la gran figa che sono: questo è quanto. Non mi importa di essere fuori luogo. Mi presento al caffè con tacco 10 e col suo vestito preferito, quello che mi strappava tutte le volte di dosso, senza saper resistere.

Arrivo al bar, tremando sui tacchi. Sono agitata. Matteo è in ritardo. Mi siedo, prendo il cellulare e apro Tinder. Inizio a chattare con qualche match per ingannare l’attesa e distrarmi. Mi ripeto che è solo un caffè. «Weilà! Come stai?». Alzo lo sguardo e lo vedo davanti a me, mentre sorride con quell’aria indifferente tra il vago e il menefreghista. Ora Lisa, non fare la rigida. Sii easy, come lui. Non dargli a vedere che sei tesa. Ricorda che questa è la tua rivincita.

«Ehi, ciao! Bene, si! Ho fatto le ore piccole ieri, sai com’è… Il venerdì sera io mi svago!». Tiè! Prima bomba lanciata. La mia vita va avanti divinamente senza di te, cosa credi?. «Bella lì. Dove sei andata?». Da come risponde deduco di essere l’unica tra i due a essere ancora un po’ agganciata. Inizio già a pensare a una scusa per andarmene il prima possibile. Quando ecco che Matteo mi prende la mano. Il suo sguardo si fa languido, il suo tono di voce si abbassa. Non mi piace questa situazione. Fiuto pericolo. «Mi sei mancata».

Appunto. Le parole che non doveva dirmi. Vado in confusione. L’altra sua mano si appoggia sulla mia spalla. Mi sento caldissima, sono agitata. Perdo ogni forma di controllo. E infatti qualche ora dopo ci ritroviamo a casa sua che, fino a qualche mese fa, era nostra. Tutto lì mi rifà un certo effetto. Il divano su cui io e Matteo vedevamo i film horror a Natale, il tavolo delle grandi cene tra amici, il letto dove mi avrà tradito con quella sciacquetta. Che rabbia. «Vino?», propone lui. «Va bene», rispondo. Cinque bicchieri dopo siamo sul divano, accartocciati l’una sull’altro. «Dai, Lisa. So che è la cosa giusta. Facciamolo».

SOS sesso. Vorrei essere telepatica per connettermi nel pensiero con Ilaria e chiederle aiuto. Cosa faccio? E se poi ci resto nuovamente sotto? Non era questa la rivincita che mi aspettavo. Indugio un po’ ma non riesco a resistere. In fondo Matteo è sempre Matteo e sa come prendermi. Mi catapulto in uno spazio temporale che non so di preciso quale sia. Mi sembra che il tempo non scorra più o forse che stia passando troppo in fretta. Perdo la cognizione di tutto. Per qualche istante mi domando se le mie avventure su Tinder siano accadute davvero, o se sia stato frutto dell’immaginazione.

Facciamo sesso tutto il pomeriggio, senza parlare mai tra una pausa e l’altra. Forse è meglio così. Nessuno dei due sa cosa dire in questo caso. Neanche al momento di salutarci. «Vuoi che ti chiami un taxi?». «No, sarà ancora aperta la metro. Allora ciao». Lo saluto nell’imbarazzo, senza sapere dove baciarlo. Eppure quando stavamo insieme la sua bocca era scontata per me. Matteo fa un passo in avanti. Mi dà un bacio sulla guancia destra, poi uno sulla sinistra. Mi si blocca il respiro. Poi mi guarda e mi bacia per davvero. Lingua contro lingua. Tornerei dentro ma stavolta mi ripeto che devo andare e obbedisco alla parte razionale.

«Ci sentiamo», mi fa. «Certo», rispondo senza crederci. Entro in ascensore e metto il volume della musica degli auricolari al massimo per non sentire altro che suoni nella testa. Non voglio pensare a niente, non voglio rimproverarmi di nulla. Almeno fino al rientro in casa. Ma non resisto. Mi sento una sfigata. Sei una stupida, Lisa. Sei caduta nella trappola.

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