Chicche e caffè

15 Dicembre Dic 2018 0800 15 dicembre 2018

Tinder e i pregiudizi sfatati

«Con tutti quegli svitati, maniaci, deviati che ci sono?». La storia di Carlotta, single milanese trentenne, che è sempre stata diffidente nei confronti delle dating app. Ma un tentativo le farà cambiare idea.

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Tinder Opinioni

Per noi donne essere single dopo i 30 anni non è facile. Da un lato diciamo di stare bene così e di non aver bisogno di alcun uomo che riempia alcun vuoto. Dall’altro quella sensazione di calore e amore a un tratto comincia a mancarci. Magari alcune delle nostre amiche iniziano a sposarsi, o postano foto di weekend felici in coppia, o vanno a convivere. E noi, single, ci chiediamo se mai (e quando) quella stessa forma di felicità potrà raggiungerci… in qualche modo.

Un mese fa ho preso un caffè con Carlotta, una mia ex compagna di Università. Era da anni che non la vedevo. «Allora, come stai?», le chiedo. «Sto come una single, innervosita, a Milano», mi risponde. Mi chiedo allora come si possa sentire una donna single di 32 anni in un una città come questa. Di certo non come una di una provincia: in fin dei conti la grande città ci offre di più, anche dal punto di vista relazionale.

«Ma dai, sei a Milano!», la sprono, «Hai un sacco di alternative qui: puoi sbizzarrirti!». Non mi sembra d’accordo. Da lì a poco mi racconta che tutte le sue amiche si stanno fidanzando. «Anche le più acide! Non so come abbiano fatto». Così, dopo qualche pettegolezzo, ritorna a parlarmi della sua situazione «di stallo», o almeno così la definisce. «Capisci che vedo sempre la stessa gente? Lo stesso gruppo di amici, gli stessi posti, le stesse dinamiche? Se qualcuno mi desse un copione da compilare con le battute da far dire a ognuno di loro, impiegherei cinque minuti a scriverlo. Vorrei qualcosa di nuovo. Sono stufa».

Alla parola «nuovo» non può che scattarmi in mente Tinder. Carlotta è single, stanca e desiderosa di conoscere altra gente. Mi sembra una buona soluzione pratica, per lei. Gliela propongo, ma la sua posizione è chiara. «Tinder? Sei pazza? Con tutti quegli svitati, maniaci, deviati che ci sono?». Inizio quasi a domandarmi come mai io non li abbia incontrati, nel periodo in cui frequentavo le dating app. «Beh ma vedi…», continuo, «Non tutti gli uomini sono in quel modo. C’è anche gente abbastanza normale… magari non del tutto normale… Ma in fondo, chi di noi davvero lo è?». Mentre provo a persuaderla, comprendo anche il suo disagio nei confronti del dating online.

In fin dei conti con le app di incontri scateniamo le nostre nevrosi, senza accorgercene. E l’altro è costretto a farci i conti. Incrociamo tante persone in pochissimo tempo e abbiamo fretta (non si sa per cosa): giudichiamo molto ma sulla base del nulla, non abbiamo voglia di impegnarci con qualcuno che ancora non conosciamo… e tra tutte le varie 'opzioni' di profili disponibili finiamo col non sapere più chi scegliere. Soprattutto noi donne: a un certo punto siamo talmente bersagliate da like maschili che perdiamo il filo e il conto dei match. Dobbiamo davvero mantenerci focalizzate per riuscire a portare avanti una frequentazione.

«Sarà!», continua Carlotta, «A me sembra che qui gli uomini vogliano solo fare sesso». La guardo mentre sorseggia il suo cappuccino. Mi sembra sicura delle sue affermazioni e decisa, quasi agguerrita: come se queste esperienze le avesse provate lei, in prima persona. La tentazione di chiederglielo è troppo forte, non resisto. «Per caso è successo anche a te?». «Cosa?». «Di prendere qualche fregatura su Tinder». Resta in silenzio, poi sbuffa e mi dice che, no, a lei non è mai successo. Non si è mai iscritta a Tinder. «Per carità! Anche se a volte sono tentata», ammette. Un’ora e due caffè dopo, la convinco a provare.

«Mi raccomando, però: resta connessa con te stessa», le dico. «Se qualcosa non ti va, non farla. Se qualcuno non ti ricerca, non disperarti. Non avere l’ansia della rincorsa, né la pretesa che la gente ti rincorra. Non devi piacere a tutti. Anche nel dating online esiste la chimica: basta trovare il tempo di fermarci a guardare meglio chi ci interessa. E magari rischiarcela un po’. Tanto, sia dal vivo sia su Tinder, all’inizio un minimo di fiducia va data». Dopo qualche raccomandazione, chiudiamo l’incontro. Mi sento un po’ come la mamma di Cappuccetto Rosso, con le sue mille raccomandazioni che fa alla figlia prima che si addentri nel bosco. Tanto so che alla fine Carlotta seguirà la sua strada, a modo suo. Fatto sta che passano tre settimane e non la sento più. Le propongo un caffè per quella dopo ma mi liquida in poche parole, dicendo che non può.

«Sono via con Ugo questo weekend». «Ugo?». «Massì, dai. Ci siamo conosciuti su Tinder. E non abbiamo ancora fatto sesso: bella lì». Massì dai? Se ripenso a cosa mi aveva di Tinder qualche settimana prima! Non la sento più così pesante e negativa come al nostro caffè. Anzi… Sorrido. Sembra quasi che Carlotta abbia lasciato temporaneamente perdere le sue convinzioni a riguardo. Proprio vero che l’esperienza insegna. Soprattutto a rimangiarci i pregiudizi.

Bella lì!

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