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5 Novembre Nov 2018 1800 05 novembre 2018

Quando il match su Tinder è con tuo 'simile'

Sulle dating app cerchiamo qualcuno affine a noi. Ma non è detto che «matchi» anche con le nostre aspettative. Anzi, non succede quasi mai.

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Match Tinder Affinita

Dicono che l’esperienza renda saggi e che abbia sempre qualcosa da insegnarci. Con Tinder sto imparando ogni volta qualcosa di nuovo, a mio discapito. Mi domando se anche gli altri abbiano qualcosa da apprendere o se sia soltanto io quella che merita il ripasso della lezione. Anche perché, ormai, il messaggio mi è chiaro: trovare l’uomo giusto qui è una questione probabilistica ed è rarissimo. Non solo: semmai per qualche strana combinazione stellare io e lui faremo match, dovremo stare attenti a cosa dire e fare l’uno nei confronti dell’altra, nei primi tempi. Sarà comunque faticoso e ci vorranno pazienza e delicatezza per conciliare le diversità.

L’amore è una fatica. Quasi quasi farei prima a selezionarne uno «tranquillo», che caratterialmente combaci con me, senza troppe pretese di sconvolgermi il cuore. Una sorta di simil-partner. «Lisa ma che dici? Hai rinunciato a trovare l’amore? Già a 30 anni?». Ilaria non l’ha presa bene. Ma a un certo punto bisogna anche sganciarsi dalle amiche, se si vogliono sperimentare nuove teorie. «Ilaria, fidati. Se scegliamo qualcuno con i nostri stessi gusti, interessi e principi non potrà che funzionare. Il problema è che siamo state attratte da gente che con noi non c’azzeccava nulla. Invece così risolveremo tutto, trovando il nostro alter ego al maschile!» Arrivata a 30 anni non confido nell’amore che cade dal cielo. Con Tinder abbiamo la possibilità di selezionare chi abbiamo davanti, a portata di pollice. Mi metto all’opera il pomeriggio stesso, durante una pausa caffè. Apro l’app e vedo lui. Giorgino, 31 anni, nato a Verona, vive a Milano. Facciamo match e inizio subito a indagare. Obiettivo: verificare la presenza di similarità con la sottoscritta. «Ciao! Piacere. Fumi?» (Lo so, gli sembrerò subito una fuori di testa ma sono stufa di perder tempo).

«Qualche volta, solo con gli amici. Tu?»

«Ho smesso». (Brava Lisa, così! Sii decisa.)

«Ti piacciono i gatti?»

«Preferisco i cani…».

«Perfetto, anche io». (Mi rendo conto di sembrare una HR manager, durante un colloquio.) Decido di fargli l’ultima domanda…

«Senti… hai mai tradito?» (Ecco, ora annullerà la compatibilità).

«No e non lo farei mai. Con la mia ex è finita proprio per questo. Mi ha tradito con uno su Tinder

Non ci credo. Anche lui è stato tradito, esattamente come me! Abbiamo la stessa ferita: Jung direbbe che insieme possiamo guarirci! Non resta che vederci… Fisso l’appuntamento, entusiasta. Ho gli occhi già a cuoricino, mentre fantastico un’intesa perfetta: se Giorgino sarà simile a me anche in altri aspetti, i litigi tra noi saranno praticamente minimi. Potremmo fare le vacanze in posti che esaltano entrambi e, se mai avremo dei figli, non discuteremo sui nomi da dare. «Lisa, non fantasticare troppo… Ricordati cosa è successo l’ultima volta col cinese e i ravioli. Le tue idee non sempre corrispondono alla realtà». Ilaria sa come riportarmi con i piedi per terra, soltanto che a volte manca di delicatezza.

Mi presento sul luogo dell’incontro. Davanti al PAM, supermercato di Porta Romana, Milano. Non mi andava di scegliere il posto esatto per la cena: è giusto che sia lui a farlo. Ci presentiamo. A pelle non sembra male. Provo a rompere il ghiaccio… «Poi devi spiegarmi perché Giorgino e non Giorgio…». «Devo? Io non devo nulla a nessuno». Sbaaaam! Risposta brutale e antipatica, che avrebbe anche potuto risparmiarsi. In fondo la mia voleva essere una battuta. (Ok, lo riconosco. Al suo posto, avrei reagito allo stesso pessimo modo). «Certo, certo. Infatti stavo scherzando…», preciso e sorrido per passare oltre. «Ah e pensi che io non l’abbia capito?», ribatte lui. Mamma mia come è saccente! Proprio come me. Siamo davvero simili, senza dubbi. Inizio a riformulare la mia teoria sulla quiete possibile tra persone simili. Avevo considerato soltanto i pregi (e non i difetti) nel mio quadretto.

«Non ho prenotato… Lascio scegliere te». «Ah. Aspetta allora… ». Inizia a rovistare nella tasca della giacca e tira fuori il telefono. «Vado su The Fork così vediamo i locali migliori in zona per un aperitivo». (Anche a me piace valutare tutto nei minimi dettagli. Magari non all’ultimo minuto…). Mezzora dopo siamo ancora lì, davanti al PAM. Decidiamo finalmente in che posto andare, dopo aver scrutato metà delle recensioni. Peccato che siano già le 21. «Secondo me l’aperitivo inizia a diventare difficoltoso data l’ora…», mi fa notare, «Sai non mi piace fare le cose di fretta». (Davvero? Non l’avevo notato!). «Potremmo andare a cena da qualche parte», continua. Ma al solo pensiero di passare un’altra mezzora a scegliere il ristorante mi sale l’ansia. «Hai una sigaretta?».

«Non avevi smesso?». Si zittisce, serioso. «Ce l’ho, tieni. Se non ti dispiace, poi, io andrei. Mi hai sottoposto a mille domande e sei la prima a non essere onesta». Ma come? Se è lui a farmi salire l’agitazione? Neanche mi dà la possibilità di replicare. Si volta e se ne va scocciato, mentre resto allibita a fissarlo. Con la sigaretta in mano ma senza un accendino: la metafora della mia vita. Decido di andare a bere un cocktail nel bar accanto. Giusto per fare il punto su cosa non abbia funzionato, neanche questa volta. Forse era fin troppo simile a me: soltanto io sarei capace di chiudere una conversazione così e di fare scenate plateali. Forse dovrebbe avere più pazienza il signorino, e io anche. Potrebbe essere meno radicale nelle situazioni e meno perfezionista. Tutti consigli che darei a me stessa. Ilaria aveva ragione. Non è detto che la persona simile a noi «matchi» con le nostre aspettative. Anzi, diciamo quasi mai. Soprattutto su Tinder.

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