18 Ottobre Ott 2018 1454 18 ottobre 2018

Le cose da sapere sull'anoressia sessuale

Dal rifiuto del contatto fisico alla paura dei rapporti intimi. Per quanto la letteratura medica non fornisca informazioni a riguardo, il disturbo esiste. E riguarda soprattutto le donne.

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Anoressia sessuale

Secondo un recente studio condotto dalla professoressa Charmaine Borg del Department of Clinical Psychology and Experimental Psychopathology dell’Università di Groningen, l’anoressia sessuale è una patologia molto più diffusa di quanto si possa credere. «Più del 30% degli intervistati ha fatto esperienza nella propria vita di momenti di avversione al sesso», ha spiegato la professoressa Borg, «Tra questi circa il 4% mostrava i sintomi corrispondenti ai criteri diagnostici per il disturbo». E a esserne maggiormente colpite sembra proprio siano le donne, come dimostrato dallo studio americano Preside che, a partire dall’esito di una serie di colloqui, ha fornito un quadro puntuale e dettagliato della situazione: su un campione di oltre 30mila intervistate, il 43% ha dichiarato di riconoscersi in una situazione di scarso desiderio e il 22% ha riportato forme di stress personale correlate al sesso.

CHE COS’È L’ANORESSIA SESSUALE E QUALI SONO I SUOI SINTOMI

Coniata nel 1975 dal sessuologo statunitense Patrick Carnes, l’espressione anoressia sessuale indica una patologia che porta a un rifiuto più o meno completo delle attività sessuali. Se chi soffre di anoressia nervosa incanala ansia e avversione sul cibo, chi è affetto da questo disturbo evita qualsiasi tipo di contatto fisico o emotivo con l’altro, che è portato a vedere come il nemico. E a nascondere la sua reale condizione, sviluppando una serie di argomentazioni per eludere qualsiasi tipo di situazione di disagio e trovare una momentaneo e illusorio sollievo alle proprie angosce emotive. All’anoressico sessuale, infatti, non manca semplicemente il desiderio di fare l’amore (come avviene, ad esempio, nel disturbo sessuale ipoattivo) ma anche qualsiasi tipo di fantasia erotica o di stimolo fisico legato alla sfera della sessualità. E, nel momento in cui cede alle avance del partner, non trae nessuna soddisfazione dal rapporto.

QUALI SONO LE CAUSE DEL DISTURBO

Secondo la psicologa Emma Ribas dell’Institut d’Estudis de la Sexualitat i la Parella di Barcellona, tra le cause più frequenti figurano, ad esempio, la carenza di autostima o la presenza di relazioni conflittuali nella coppia che, con il tempo, potrebbero aver generato una forma radicata di disinteresse verso le attività sessuali. Ma non solo: il problema, infatti, potrebbe avere anche radici più profonde, come l’aver subìto, in passato, una violenza fisica che ha causato un trauma psicologico indelebile. Da non sottovalutare neppure il ruolo eventualmente giocato da un’educazione fin troppo restrittiva e ansiogena (spesso pesantemente influenzata da fattori religiosi), che potrebbe aver causato un’ostilità immotivata nei confronti del sesso, visto come attività potenzialmente rischiosa piuttosto che come naturale canale di scambio di affettività e calore umano, oltre che strumento utile ai fini della riproduzione.

UNA CLASSIFICAZIONE PROBLEMATICA

La scarsa documentazione sulla patologia deriva anche dai problemi sorti, negli anni, rispetto alla sua classificazione nella letteratura medica. Il DSM 5, ultima versione del Manuale Diagnostico e Statistico dell’American Psychiatric Association, non solo non riporta il termine “anoressia sessuale” ma neppure quello di “disturbo da avversione sessuale” presente, invece, nella precedente edizione del volume.

A QUALE TERAPIA RICORRERE?

Il primo passo verso il recupero è, sicuramente, prendere coscienza del disturbo. In secondo luogo, fondamentale è ricorrere alla psicoterapia. Un terapeuta esperto in tecniche cognitivo-comportamentali può, infatti, impostare un trattamento volto non solo a risolvere i problemi strettamente sessuali ma anche ad affrontare tutto quello che potrebbe aver generato l’anoressia, come la paura della vicinanza o il senso di vulnerabilità che, spesso, i pazienti avvertono. In questo modo, secondo la sessuologa Judith Viudes, «non si supera soltanto la paura della sessualità ma soprattutto quella delle relazioni interpersonali, utili ad avere una vita sociale felice e appagante». E per quanti, bloccati dalla malattia, non hanno mai avuto alcun tipo di rapporto intimo né si sono mai interessati alla cosa, potrebbero essere utili programmi incentrati sull’educazione sessuale per esorcizzare la paura e favorire il senso di agio nei rapporti con il partner.

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