25 Settembre Set 2019 1730 25 settembre 2019

Igiene intima, mai profumate abbastanza: così il wellness ci opprime

La nuova frontiera del beauty è suggerire come sovra-profumare la vagina oltre ogni evidenza scientifica. Storia di una nuova e vecchia inadeguatezza di genere. I consigli della ginecologa Canitano contro il marketing ossessivo.

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Lavande intime a base di aceto comune e acqua, spray con essenza di margherite, deodoranti alla brezza marina e infine bagni di vapore bollente. Lo shopping online suggerisce prodotti e trattamenti che hanno lo scopo di sovra-igienizzare e sovra-profumare la vagina. Poi ci si mettono anche siti popolari di bellezza e wellness come Goop e Poosh a indicare le pratiche più idonee per trasformare il punto principale della riproduzione e del piacere in un bosco fiorito a primavera. Così, se dovessimo giudicare il rapporto con il proprio corpo dal numero di inviti volti a deodorare e depurare, si finirebbe con il sentirsi sempre sporche, inadeguate e a disagio. Eppure questa pressione non trova un corrispettivo nelle raccomandazioni dei medici o nella conformazione della vulva. Anzi. Il marketing aggressivo è figlio dell’insicurezza soffiata nelle orecchie più che di una vera e propria esigenza sanitaria.

UN PERICOLOSO STANDARD?

In America la percentuale di chi utilizza il vaginal douching, lavaggio casalingo delle parti interne con aceto o bicarbonato e che può causare infiammazioni pelviche, riguarda tra il 20 e il 40% delle donne dai 15 ai 44 anni. Dietro l’ossessione per neutralizzare gli odori ci sono precisi giudizi negativi su se stesse. La vergogna e la paura di essere indecorose nella propria natura, il tabù del ciclo mestruale connesso alla sensazione di sporcizia, il terrore di essere rimaste incinte o di aver contratto una malattia sessualmente trasmissibile. Dall’altra parte c’è l’idea che prodotti leggermente acidi o dalle profumazioni intense possano neutralizzare quanto si immagina ci sia di indesiderato e di minaccioso nel proprio corpo. «Come se ci si mettesse a deodorare l’Amazzonia», ha commentato con noi la ginecologa Elisabetta Canitano dell’associazione Vita di donna. I genitali femminili sono un ecosistema che si auto-pulisce da solo. Una normale gestione dell’igiene fa in modo che si abbia un odore specifico. Questa caratteristica ha uno scopo per il desiderio e l’attrazione del partner. Pulendo oltre la media non diminuiscono le infezioni. Quando si decide di disinfettare lo si fa in presenza di un’evidenza scientifica e non di una pressione sociale di questo tipo».

LA PSEUDOSCIENZA ONLINE E LA DOTTORESSA JENNIFER GUNTER

La rete può essere un formidabile mezzo di comunicazione e di informazione, ma spesso può rappresentare anche un luogo dove nozioni e consigli fuorvianti sulla salute si diffondono velocemente. Un tempo c’erano le ricette della nonna; oggi quell’eredità di saperi imperfetti e resi necessari in passato dall’esistenza di argomenti proibiti, viene trasmessa e rinforzata da siti milionari che avrebbero tutti i mezzi economici e sociali per trasmettere informazioni valide dal punto di vista sanitario. Chi combatte con determinazione i falsi miti è la dottoressa Jennifer Gunter. Molto popolare negli Stati Uniti e su i social, non a caso è stata apostrofata come ‘la ginecologa permanente di Twitter’, è una delle voci impegnate a contrastare leggende che danno vita a veri e propri fenomeni di disinformazione di massa. In passato ha fortemente osteggiato la scelta di Goop di iniziare una partnership con il dottor Kelly Brogan, un negazionista dell’Aids, e ha sfatato punto per punto diversi articoli di Teen Vogue dedicati alla ‘summer vagina’: una beauty routine superflua e pericolosa. Inoltre è appena uscito il suo The Vagina Bible, un saggio di debunking su tutta la pseudoscienza che coinvolge l’igiene vulvovaginale.

UN RITORNO AGLI ANNI 20 E ALLA 'BUONA MOGLIE'

Gli esperti ritengono l’ossessione per la profumazione come controproducente quando non totalmente sessista a livello sociale. In realtà l’idea che gli organi femminili debbano essere purificati non è un concetto di questi ultimi anni. All’inizio del Novecento lo spray per la pulizia delle superfici e disinfettante per i germi Lysol era pubblicizzato come sapone femminile. Alcuni manifesti dell’epoca, si trovano in rete raccontati da diversi collettivi femministi, raffigurano donne terrorizzate e sconvolte, rifiutate dal marito perché non attente a curare abbastanza il proprio canale vaginale e per questo persino colpevoli di averlo spinto verso il legame con un’altra donna. «Troppe lavande uccidono il lactobacillo che trasforma il glicosio in acido lattico e che è il padre di ogni protezione vaginale, ci ricorda invece la dottoressa Canitano. L’odore terribile, al contrario, è legato al fatto di non lavarsi per niente».

UN PROBLEMA (ANCHE) DI SESSISMO?

Voler cambiare i connotati della vagina va ben al di là dell’educazione verso un’igiene corretta e un lavaggio con saponi delicati. Ma il malessere per i propri odori sembra però essere tornato di moda nonostante il genere maschile sia sempre meno interessato da questa valanga di igienismo. «Se ci pensiamo bene», continua la Canitano, «la pressione riguarda solo le donne. I deodoranti per il pene o non esistono o sono poco commercializzati. Quindi siamo di fronte anche a un problema di sessismo. In passato abbiamo vissuto, come medici e ginecologi, una forte pressione da parte di una casa farmaceutica per prescrivere ovuli al bergamotto una settimana prima dell’interruzione di gravidanza. Non aveva nessun senso e ci siamo rifiutati». Eppure c’è la sensazione che certe missive all’indirizzo delle donne siano davvero molto potenti.

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