13 Settembre Set 2019 1911 13 settembre 2019

Cosa accadrebbe se gli uomini potessero 'sentirsi' donne?

Strumenti come i Simulatori di gravidanza e la Menstruation Machine potrebbero rivelarsi una chiave per una migliore comprensione tra i generi. Oltre a essere una rivincita contro l’insensibilità maschile. Ce lo spiega un esperto.

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Simulatore Di Parto Per Uomini Menstruation Machine

I dolori del ciclo, la gravidanza, il parto, l'allattamento… Se gli uomini provassero le sensazioni suscitate dal corpo femminile capirebbero meglio le donne, ne avrebbero più rispetto e saprebbero come affrontare i momenti di vulnerabilità delle loro compagne, oltre a essere più responsabili nelle relazioni di coppia. Con le biotecnologie (forse) ci arriveranno? La rivincita delle donne contro l’insensibilità maschile nei confronti del loro corpo è hi-tech e guarda all'Oriente. Nel 2011 i ricercatori giapponesi del Kanagawa Institute of Technology hanno presentato il «simulatore di gravidanza»: un dispositivo dotato di sensori e collegato a un compressore e a un sistema vibrante, che aumenta di peso e volume e riproduce (a velocità accelerata) le sensazioni fisiche legate ai movimenti del feto. Un paio d’anni dopo, sempre dal Sol Levante è arrivato il «simulatore di travaglio»: un apparecchio munito di elettrodi che vengono applicati sul ventre dei 'papà-volontari' e riproducono i dolori delle contrazioni grazie a scariche elettriche di intensità crescente. Infine, pochi mesi fa l’artista e designer giapponese Hiromi Ozaki (in arte Sputniko) ha presentato la sua Menstruation Machine, in grado di far sperimentare anche agli uomini i disagi del ciclo mestruale attraverso un sistema di elettrodi che simula i dolori al basso ventre e un erogatore che riproduce le perdite di sangue. Ideati come un po’ per gioco un po’ come 'concept artistici', questi strumenti potrebbero rivelarsi una chiave per una migliore comprensione tra i generi e un incentivo al rispetto per le reciproche differenze.

MASCHIO E FEMMINA: BIOLOGIA VS CULTURA

Lo psicologo e sessuologo Giorgio Quaranta ha spiegato a LetteraDonna che «il genere di appartenenza non è solo un fatto biologico ma anche una questione culturale: la percezione del proprio sé interiore, della propria fisicità e di tutto ciò che la riguarda, è inevitabilmente condizionata dai canoni e dagli stereotipi che il contesto sociale riversa su entrambi i sessi». Le donne, in particolare, subiscono da secoli gli effetti delle aspettative e dei tabù a proposito del loro corpo, rappresentato nell’immaginario collettivo ora come oggetto del desiderio da possedere, ora come fonte di infiniti mali da reprimere e dominare.

IL GENDER GAP È FISIOLOGICO?

A lungo gli aspetti di maggiore vulnerabilità dell’essere donna sono stati volutamente ignorati o sottolineati al solo scopo di svilire la figura femminile, rappresentarla come volubile e inaffidabile, e quindi trovare un alibi alla sua discriminazione in diversi contesti. Oggi c’è più sensibilità 'teorica' nei confronti delle specificità di genere e meno timore ad affrontare pubblicamente le questioni femminili, ma l’esperto sottolinea che «sono ancora molte le occasioni in cui le esigenze delle donne restano incomprese e quindi trascurate», dalla ricerca scientifica basata prevalentemente su modelli maschili, fino al linguaggio 'androcentrico' declinato al maschile.

IMMEDESIMARSI NEL CORPO DELL'ALTRO

Secondo Quaranta, «per immedesimarsi davvero nell’altro sesso bisognerebbe riuscire non solo a spogliarsi di tutte le sovrastrutture culturali che configurano il 'sentirsi uomo/donna' ma anche a compiere quelle esperienze per le quali ogni individuo, in quanto maschio o femmina, è 'fisiologicamente programmato'». Se fino a pochi anni fa questa possibilità sembrava del tutto impensabile, i recenti progressi scientifici hanno aperto uno spiraglio in questa direzione, trasformando il corpo in uno strumento 'immediato' di condivisione.

VANTAGGI E LIMITI DELLA 'FEMMINILITÀ SIMULATA'

«Far sperimentare agli uomini le 'vicissitudini' del corpo femminile – sostiene Quaranta - può avvicinarli alle loro compagne/mogli/fidanzate e renderli più consapevoli di quelle reazioni psicoemotive che - viste dall’esterno - apparivano loro incomprensibili». Certo, anche questa esperienza risente di alcune specificità di genere: le donne sentono di più il dolore ma lo sopportano meglio, tendono a cronicizzarlo ma anche a 'sublimarlo' in virtù - per esempio - dell’emozione di diventare madri. Pertanto «quella che la scienza può offrire agli uomini é un’immedesimazione limitata, ma comunque utile per modificare alcuni loro preconcetti sul corpo (e sulla psiche) femminile e contribuire ad accorciare la distanza tra i generi».

QUALI OPPORTUNITÀ CON LA 'LIBERAZIONE' DALL'APPERTENENZA DI GENERE?

Quest’anno, tra le opere presentate al Tribeca Film Festival di New York c’era anche Seahorse, un documentario autobiografico in cui il giornalista inglese Freddy McConnell racconta la sua scelta di sospendere la transizione FtoM per realizzare, in questo 'limbo', il proprio desiderio di maternità. Un’esperienza per molti impensabile (per altri scandalosa), ma che offre un’importante occasione per ripensare ad aspetti fondamentali dell’esistenza umana (l’autodeterminazione, l’istinto materno, il coraggio, la famiglia) rispetto ai quali l’influenza dell’identità sessuale è sopravvalutata. Insomma, la strada per abbattere le gabbie dell’«appartenenza di genere» è ancora lunga, ma arte e scienza si sono già avviate… Ora sta agli uomini cogliere le opportunità offerte.

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