25 Agosto Ago 2019 0800 25 agosto 2019

Tumore all’ovaio, le nuove prospettive con i PARP inibitori

Quelli ereditari colpiscono soprattutto le donne più giovani. E questa nuova classe di farmaci ne inibisce la crescita. Dai vantaggi agli effetti collaterali e al meccanismo d'azione: ci spiega tutto la dottoressa Nicoletta Colombo.

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Esiste una nuova classe di farmaci che agiscono direttamente sul meccanismo di riparazione del DNA inibendo la crescita dei tumori provocati da mutazioni genetiche ereditarie: si chiamano PARP-inibitori, e offrono nuove prospettive per le donne con tumore mammario o ovarico. Potrebbero persino riscrivere la storia del trattamento di questa patologia. Il 14% dei tumori alla mammella ed il 10-15% dei tumori ovarici hanno origine ereditaria, cioè sono causati da mutazioni del DNA presenti fin dalla nascita. In particolare l’alterazione dei geni BRCA1 e BRCA2, che controllano i meccanismi di proliferazione cellulare, può aumentare il rischio di sviluppare tumore ovarico (fino al 25 o al 53% a seconda del tipo di mutazione) o mammario (fino al 77 % per entrambe le mutazioni). La Professoressa Nicoletta Colombo, direttrice del Programma di Ginecologia Oncologica dello IEO di Milano ci ha speigato che «la presenza di queste mutazioni non significa che la paziente ha ereditato la malattia né che sia inevitabilmente destinata a sviluppare un tumore, ma solo che ha una predisposizione genetica a farlo».

LE DONNE E I GIOVANI SONO PIÙ A RISCHIO

I tumori ereditari colpiscono soprattutto le donne più giovani (dai 25 anni per la mammella, dai 40 per l’ovaio), con importanti ricadute su tutti gli aspetti della loro vita, compresi progetti professionali e familiari. «In particolare il carcinoma dell’ovaio è più grave di altre forme di tumore femminile. Ha un’elevata mortalità (pari a circa il 40%) causata non solo da una maggiore aggressività, ma anche dall’assenza di strumenti di screening e diagnosi precoce come quelli disponibili per il tumore dell’utero o della mammella, per una maggiore tendenza delle pazienti a sviluppare farmacoresistenza alla chemioterapia e per il più elevato rischio di recidiva entro 3 anni dalla diagnosi» conclude Colombo.

NUOVI FARMACI CONTRO IL 'GENE JOLIE'

Finora le possibilità per prevenire e curare il tumore ovarico 'ereditario' sono state limitate: chirurgia profilattica per le portatrici sane - come l’attrice Angelina Jolie, che si è sottoposta a mastectomia e ovariectomia preventive -, chirurgia e/o chemioterapia (con carboplatino e taxolo) per quelle con malattia già diagnosticata. L’esperta spiega che «oggi lo scenario è mutato grazie all’introduzione dei PARP-inibitori, una nuova classe di farmaci in grado di bloccare i meccanismi di riparazione del DNA nelle cellule tumorali portandole alla morte».

IL MECCANISMO D'AZIONE

I geni mutati portano alla produzione di proteine che hanno una capacità di riparare i danni al DNA con un’efficienza nettamente inferiore rispetto a quelle prodotte in assenza di mutazione. Riproducendosi le cellule accumulano più mutazioni che possono portare alla trasformazione tumorale. Colombo spiega che «andare a colpire le proteine PARP, deputate alla riparazione del DNA delle cellule neoplastiche dell’ovaio significa condannare a morte il carcinoma per effetto di un sovraccarico di “errori” a livello del DNA».

I VANTAGGI E LE CONTROINDICAZIONI

I PARP-inibitori non possono ancora sostituire le terapie tradizionali, ma usati come mantenimento dopo la chemioterapia di prima linea nelle pazienti con mutazione dei geni BRCA sono in grado di ridurre del 70% il rischio di recidiva e di prolungare di oltre tre anni il tempo libero da malattia. Secondo l’esperta «nonostante alcuni effetti collaterali (spossatezza, nausea, anemia) che potrebbero risultare fastidiosi nell’ambito di una terapia di mantenimento di lunga durata, la qualità di vita non viene alterata in maniera significativa (per esempio non si verifica la perdita dei capelli) e molte pazienti sono in grado di tollerare la somministrazione di tali farmaci per numerosi anni».

IL TEST GENETICO È FONDAMENTALE

«L’esecuzione del test genetico per le mutazioni BRCA al momento della diagnosi assume un ruolo fondamentale per identificare tempestivamente le pazienti che possono beneficiare di questo nuovo tipo di trattamento». In Italia il test si sta diffondendo ed è accessibile ovunque a un costo irrisorio (meno di 70 euro di ticket). Tuttavia a in caso di positività, la gestione economica della sorveglianza attiva del rischio presenta forti disomogeneità da una Regione all’altra. Un altro problema è costituito dalla velocità con il quale si ottengono i risultati. Spiega l’esperta che «l’esito del test è fondamentale anche per impostare la terapia di prima linea, pertanto nelle donne operate sarebbe necessario effettuarlo entro un mese dall’intervento chirurgico e, in ogni caso, avere i risultati il prima possibile per impostare al meglio il trattamento successivo».

L'IMPORTANZA DI GIOCARE D'ANTICIPO

La professoressa specifica che «il test genetico non ha valore diagnostico e non è una tecnica di screening raccomandata per l’intera popolazione. Serve a conoscere se la familiarità alla malattia è associata a mutazioni genetiche ereditarie e dunque a stimare il rischio». Rilevare una mutazione dei geni BRCA permette di cambiare approccio al tumore sia per le donne sane «a rischio», sia per quelle che hanno già sviluppato la malattia: «le prime potranno avvalersi delle migliori tecniche di prevenzione medica o chirurgica, mentre le seconde potranno essere sottoposte a una terapia farmacologica mirata e a un follow up specifico per ridurre la progressione della malattia ed evitare ricadute» conclude l’esperta.

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