22 Agosto Ago 2019 1333 22 agosto 2019

Un casco refrigerante per non perdere i capelli durante la chemioterapia

Si chiama «scalp cooler», è una cuffia ipotermica in silicone da indossare prima, durante e dopo i trattamenti per ridurre la quantità di farmaci che arrivano ai bulbi.

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Cuffia Scalp Cooler Chemioterapia

La perdita dei capelli è uno degli effetti collaterali della lotta contro il tumore che maggiormente affligge le pazienti oncologiche. I capelli sono considerati un simbolo di femminilità e seduzione, per questo la loro perdita rappresenta per la donna un evento inaccettabile, che determina la percezione di un danno considerevole alla propria immagine, con gravi conseguenze sul piano emotivo e psico-sociale. Per le pazienti oncologiche sottoposte a chemioterapia la caduta dei capelli è ancora più drammatica. Ma c'è una buona notizia: per evitarla si sta diffondendo anche in Italia l’uso di caschi refrigeranti da indossare durante la chemio per ridurre la quantità di farmaci che arrivano ai bulbi. Il dottor Paolo Veronesi, direttore del Programma Senologia presso lo IEO di Milano, ci ha spiegato che «i farmaci chemioterapici colpiscono le cellule che si replicano più velocemente: quelle ‘impazzite' del cancro ma anche quelle sane dei bulbi di peli e capelli, senza fare distinzione». Le chiome ricrescono alla conclusione del trattamento e talvolta anche prima, ma questa prospettiva non basta ad alleviare la frustrazione delle pazienti, che può avere ricadute negative sul percorso di guarigione.

COME EVITARE GLI EFFETTI COLLATERALI DEL PERCORSO DI CURA

Attualmente non esistono farmaci in grado di prevenire la caduta dei capelli durante il trattamento chemioterapico, ma i reparti di oncologia di alcuni ospedali italiani hanno adottato dei rimedi fisici che, sebbene ancora sperimentali, stanno dando risultati positivi nel preservare le chiome delle pazienti, rendendo superflua la parrucca. «Il casco refrigerante (scalp cooler) è una cuffia ipotermica in silicone che le pazienti indossano prima, durante e dopo i trattamenti chemioterapici. È collegata a un’apposita apparecchiatura che abbassa la temperatura del cuoio capelluto, mantenendola costante a 4°C su tutta la testa» spiega l’esperto.

IL FREDDO SALVA I BULBI DALL'AGGRESSIONE DEI FARMACI

La cuffia ipodermica funziona in maniera molto semplice: il freddo provoca una la costrizione dei vasi sanguigni periferici, riduce il flusso di sangue ai follicoli e quindi limita l’assorbimento da parte dei bulbi piliferi dei farmaci chemioterapici che ne provocherebbero l’indebolimento. Veronesi riferisce che «secondo i risultati dello studio condotto dall’IEO su 139 donne e pubblicato sul British Journal of Cancer, l’uso della cuffia si è dimostrato utile nel 43% dei casi, evitando alle pazienti il ricorso alla parrucca», ma l’efficacia del rimedio varia da paziente a paziente e dipende anche dal regime chemioterapico utilizzato. Un’altra variabile importante è per quanto tempo si indossa la cuffia: «se si superano i 90 minuti (iniziando 30 minuti prima della somministrazione dei farmaci e proseguendo dopo la conclusione del trattamento) le percentuali di successo aumentano». Gli effetti indesiderati sono pressoché nulli: «La cuffia ipotermica è ben tollerata dai pazienti: solo in rari casi l'applicazione è stata sospesa per la comparsa di disturbi come cefalea o per l'eccessiva sensazione di freddo».

VERSO IL FUTURO

Negli Stati Uniti la cuffia refrigerante è stata dichiarata sicura ed efficace per la prevenzione della caduta dei capelli durante la chemioterapia fin dal 2015, quando la Food and Drug Administration ne ha ufficialmente approvato l'utilizzo, estendendolo nel 2017 non solo per la chemioterapia del tumore al seno, ma per tutti i tumori solidi che utilizzino farmaci che provocano la caduta dei capelli. In Italia, per il momento, il dispositivo è attualmente disponibile solo in pochi centri oncologici, che lo utilizzano esclusivamente sulle donne in chemioterapia contro un tumore al seno al primo o al secondo stadio. «L’auspicio è che in futuro il trattamento possa essere praticato negli ospedali di tutto il Paese e messo a disposizione anche dei pazienti con altre malattie oncologiche» conclude l’esperto.

ANCHE PER USO DOMESTICO

Ispirandosi al dispositivo in uso nei centri oncologici, alcune aziende hanno lanciato sul mercato cuffie refrigeranti per uso domestico, contenenti una speciale sostanza in forma cristallina che si attiva, trasformandosi in gel, quando la cuffia viene immersa in acqua fredda per 10-15 minuti e poi lasciata in congelatore per circa due ore. La durata dell'effetto refrigerante (che varia in media da 75 a 90 minuti) dipende in gran parte dalla temperatura ambientale ed anche dalla temperatura corporea di chi lo indossa. Veronesi precisa però che «non ci sono prove dell’effettiva utilità di queste versionei casalinghe, che non possono in alcun modo eguagliare l’efficacia degli strumenti usati in ospedale né esserne considerati dei validi sostituti».

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