21 Agosto Ago 2019 1800 21 agosto 2019

Percezione del dolore: le donne soffrono di più ma sopportano

Gli studi clinici vengono condotti sugli uomini, ma noi lo sentiamo fino al 40% in più rispetto a loro. Per fattori psicologici, socio-culturali e biologici però tendiamo a cronicizzarlo maggiormente. Sottoponendoci a maggiori rischi.

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Soglia Dolore Uomini Donne

Tradizionalmente considerate in passato «il sesso debole», le donne sono in realtà maggiormente in grado di resistere al dolore fisico rispetto agli uomini: lo sentono di più ma lo sopportano meglio, spesso costringendosi a non soffrire perché non ne hanno il tempo o temendo di alimentare pregiudizi e discriminazioni. Lo svantaggio? Spesso finiscono col trascurare la propria salute e vengono curate con più superficialità.

SESSO DEBOLE A CHI?

Nell’immaginario collettivo, alimentato da decenni di film catastrofisti in cui gli eroi maschi sembrano insensibili alle pallottole e si ricuciono da soli le ferite, gli uomini sono forti, resistenti, stoici. In realtà, secondo la scienza sono proprio le donne ad avere una maggiore predisposizione alla percezione del dolore, che in loro si manifesta con sintomi più gravi, più frequenti e di maggior durata rispetto ai loro compagni.

NOI DONNE SIAMO IPERSENSIBILI

Sebbene la differenza generi nell’ambito del dolore sia ancora poco studiata, i pochi studi scientifici a riguardo sembrano capovolgere lo stereotipo che vuole le donne come soggetti ipersensibili, emotivi e con una bassa soglia di sopportazione del dolore fisico. Il professor Nicola Mercuri, direttore dell’Unità Operativa di Neurologia dell’Università di Tor Vergata (Roma) ha spiegato a LetteraDonna che «le donne percepiscono il dolore fino al 40% in più rispetto agli uomini, a causa di maggiore neurosensibilità e della fluttuazione degli estrogeni che, a partire dalla pubertà, determina la liberazione di sostanze che peggiorano le eventuali infiammazioni in corso ed il dolore ad esse correlato».

IL DOLORE CRONICO CHE SPESSO NON SI DICE

Secondo l’esperto «ci sono fattori psicologici, socio-culturali e biologici per cui le donne presentano anche una maggiore predisposizione a cronicizzare il dolore», con ripercussioni serie che coinvolgono tutti gli aspetti della loro vita: dalla sessualità alle relazioni sociali, dal benessere psicofisico all’efficienza lavorativa. Le patologie caratterizzate da un dolore continuo e debilitante (dalla fibromialgia, all’endometriosi, cistiti ricorrenti, varie forme di cefalea, tra cui la più nota emicrania) colpiscono le donne otto volte più degli uomini: tuttavia, prosegue Mercuri «le donne si lamentano meno e spesso tendono a sottostimare i loro sintomi, se non a tacerli del tutto, anche a costo di compromettere il proprio benessere psicofisico e ad aggravare la propria condizione ritardando la diagnosi e l’inizio del trattamento».

DA DOVE NASCE LO STOICISMO FEMMINILE

Il neurologo spiega che «non esistono test strumentali per misurare il dolore e questo può generare in molte pazienti un senso d’incertezza in merito alle proprie percezioni e il frustrante timore di non essere credute che spinge a ignorare il disagio». Secondo uno studio canadese pubblicato sulla rivista Current Biology, le donne sopportano meglio il dolore perché più predisposte a dimenticarlo e a subirne meno gli effetti stressanti. In realtà c’è anche una componente psicosociale non trascurabile in questo meccanismo: spesso temono di apparire troppo fragili o ipocondriache, di trascurare i loro mille impegni quotidiani o di subire penalizzazioni in ambito lavorativo. Per questo mettono in atto una serie di meccanismi mentali con i quali 'scacciano' il dolore o imparano a conviverci, simulando di stare bene e convincendosi che non ci sia nulla che non va.

I RISCHI FISICI E PSICOLOGICI DEL SOPPORTARE IL DOLORE

Sopportare troppo il dolore non fa bene sotto molti punti di vista. «Innanzitutto perché disattiva la funzione di allarme con cui il dolore, finché acuto, segnala al nostro corpo che c’è qualche problema. Quando il sintomo viene trascurato, diagnosi e inizio della cura vengono rimandati e il dolore può cronicizzarsi, diventando esso stesso la malattia» conclude l’esperto. In secondo luogo, non concedersi neppure il tempo e il diritto di provare dolore, di mostrarsi vulnerabili e di curarsi, significa per le donne continuare a mettere se stesse e la propria salute in secondo piano rispetto alla famiglia, al lavoro, agli impegni quotidiani, alla necessità di mostrarsi forti per non resuscitare arcaici stereotipi sul 'sesso debole'. Significa, paradossalmente, considerarsi inferiori e meno importanti di tutto il resto.

ESISTE ANCHE IL SESSISMO TERAPEUTICO

«Le donne, rispetto agli uomini, non solo reagiscono diversamente al dolore, ma assorbono diversamente anche le sostanze contenute nei farmaci per il suo trattamento. Tuttavia, sebbene esista già il concetto di medicina e farmacologia «di genere», gli studi clinici continuano ad essere prevalentemente condotti sugli uomini mentre le donne ricevono molta meno attenzione». Una sorta di «sessismo diagnostico» e terapeutico che continua a reiterare un’asimmetria nella salute maschile e femminile, causata non tanto (non solo) da ragioni economiche o etniche, quanto dall’asincronia tra la ricerca e la considerazione delle nuove dinamiche sociali in cui la donna deve poter esercitare il proprio 'diritto alla salute' e ripensare il concetto di 'cura', rivolgendolo anche a se stessa.

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